Marzo 2017

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La forza del confronto in gruppo nel progetto "Ri... trovarsi"

L’esperienza di un percorso di auto-mutuo aiuto, avviato nel 2014 presso le Sedi Inail di Ragusa e Siracusa, ha permesso di scoprire non solo storie simili, ma anche risorse personali inesplorate

Maria Isca e Franca Mangiapane assistenti sociali delle Sedi Inail di Siracusa e Ragusa

"Ri... trovarsi" è un progetto nato nel 2014 su iniziativa delle assistenti sociali delle Sedi Inail di Siracusa e Ragusa. L’idea di partenza era quella di creare una possibilità di confronto per alcuni infortunati, anche partendo da territori diversi: un percorso di sostegno di gruppo, fatto nel tempo, rappresenta un accompagnamento per persone che si sostengono reciprocamente. Nel gruppo si scoprono infatti non solo storie comuni, ma anche risorse personali inesplorate e competenze acquisite dalla stessa esperienza vissuta. Agli incontri hanno partecipato quattro infortunati per la Sede Inail di Siracusa (di cui tre con il partner) e quattro per la Sede di Ragusa (di cui tre con il partner), per un totale di 14 persone. Si tratta di infortunati gravi ma con patologie diverse: ciò ha migliorato le possibilità di confronto sui disagi vissuti. La presenza di tutti i partecipanti è stata mantenuta nel tempo con una costanza che ha avuto per ciascuno di loro un significato anche di utilità concreta nell’approccio alla vita quotidiana.

Il servizio è stato progettato per differenziarsi nel tempo, adattandosi alle esigenze e alle competenze maturate dal gruppo nel corso dei mesi. Il percorso si è strutturato in tre fasi. La prima, "Re... agiamo", è stata orientata alla costruzione del gruppo, per sviluppare consapevolezza della validità della risorsa per i partecipanti. Si sono alternati incontri di auto-narrazione a carattere esperienziale e incontri tematici, nei quali con l’aiuto di alcuni specialisti si sono trattati i temi della disabilità, del trauma e del reinserimento sociale. I medici legali hanno effettuato interventi sul loro ruolo, esperti di attività sportive e uno psicologo hanno trattato argomenti riguardanti gli aspetti psicologici vissuti dopo il trauma. Le assistenti sociali delle due Sedi hanno avuto il ruolo di facilitatori, oltre che di responsabili.

La seconda fase del percorso, chiamata "Ri... trovarsi", ha rappresentato un’occasione di sviluppo della vita del gruppo e di approfondimento sui temi psicologici che riguardano la condizione di disabilità, il cambiamento dello schema corporeo e dell’immagine sociale. Lo psicologo ha aiutato i partecipanti nella trattazione di argomenti mai comunicati nell’ambito delle coppie. Tali dibattiti hanno contribuito non solo alla riflessione ma anche alla crescita e al miglioramento della capacità di comunicazione del malessere personale.

Il terzo step del percorso è andato avanti fino a dicembre 2016 e ha rappresentato un’evoluzione della vita del gruppo verso una maggiore autonomia, mantenendo le figure dei facilitatori ma con un ruolo più attivo e responsabilizzato da parte dei partecipanti, allo scopo di accompagnarli verso la creazione di un gruppo di auto-mutuo aiuto.

Significativa la testimonianza di Umberto: «Ho incontrato persone sensibili che mi hanno aiutato a riflettere su me stesso; guardandole, cerco di prendere qualcosa da ciascuna e di modificare ciò che di me non piace». Paolo, 44 anni e paraplegico da circa sette, ha partecipato agli incontri insieme alla moglie Marta, che ha raccontato: «Da tempo desideravo incontrare altre compagne che come me avessero avuto l’esperienza dell’infortunio in famiglia. Quando è successo, mi è crollato il mondo addosso: non sapevo come reagire e se lo facevo non era nel modo corretto. C’è stato un momento in cui abbiamo pensato di separarci; Paolo si chiudeva in se stesso e il nostro rapporto diventava sempre più privo di dialogo. Sono stata invitata con lui agli incontri di sostegno e mi sono subito resa conto che stavo sbagliando qualcosa. Ringrazio il gruppo perché mi ha aiutata a vedere con occhi diversi la disabilità».

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