Marzo 2017

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CINEMA

Il ragazzo autistico e gli eroi di Disney

Quando conosci una persona con autismo «conosci una persona con autismo», diceva l’attivista Stephen Shore. Parafrasando questa celebre affermazione si potrebbe dire, allo stesso modo, che ogni famiglia con un figlio autistico è diversa dall’altra e troverà le proprie irripetibili strategie di accudimento e resistenza. Life, animated , film del regista statunitense Roger Ross Williams, candidato come miglior documentario all’Oscar, racconta proprio la vicenda della famiglia Suskind e del lungo e tortuoso percorso accanto al figlio Owen, oggi 23enne autistico alle prime esperienze di autonomia protetta: andare a vivere da solo, trovare un lavoro, gestire la relazione con una ragazza che poi lo lascerà.

La storia è tratta dal bestseller di Ron Suskind, giornalista e premio Pulitzer nel 1995, oltre che padre di Owen: Life, animated: a story of sidekicks, heroes, and autism , in italiano Vita, animata: una storia di aiutanti, eroi e autismo . Il percorso descritto dal libro (e poi dal film) è quello classico: un bambino, apparentemente come gli altri, all’età di tre anni smette di parlare e la sua vita cambia improvvisamente. Le capacità motorie regrediscono, perde le competenze sociali, smette di dormire. La famiglia, disperata, vive questa trasformazione come un rapimento. La diagnosi di autismo non migliora le cose. Ma i Suskind non mollano: hanno strumenti intellettuali e materiali. E così restano in osservazione, condividendo con Owen l’unica cosa che è possibile fare insieme a lui: vedere (e rivedere all’infinito) i film di animazione della Disney, che il piccolo non si stanca mai di guardare. Fino a che un giorno accade l’impensabile: dinanzi all’immagine di suo fratello maggiore che piange alle fine della sua festa di compleanno, Owen fa un commento: usando le stesse parole del film Peter Pan , afferma che il primogenito si rifiuta di crescere. Da quel giorno la sua famiglia usa i film della Disney come strumento di comunicazione con Owen. E questo dialogo acquista via via maggiore profondità, perché il ragazzo usa personaggi e storie come mezzo per comprendere le proprie emozioni e il mondo intorno a lui. È solo il primo passo di un percorso verso l’età adulta, non facile né indolore. Ma il film ha il merito di farci vedere l’autismo (dovremmo dire un autismo) dall’interno. E di farci riflettere sugli altri e su noi stessi, perché come si domanda a un certo punto il padre Ron: chi ha il diritto di stabilire quale sia un’esistenza ricca di significato e quale no? [A.P.]

Nella foto Owen Suskind, protagonista del documentario statunitense Life, animated , attualmente in lizza per il premio Oscar

Un musical in lingua dei segni (francese)

L’ultimo lavoro del cantante David Lion è un musical in lingua dei segni francese (Lsf). Lo spettacolo si chiama Le son de nos mains ( Il suono delle nostre mani ), coinvolge un coro di 60 voci e ballerini con e senza disabilità e sarà montato nel corso di quest’anno. Prevede inoltre la realizzazione di un dvd e di un tour nazionale.

Ma l’incontro tra Lion e la cultura sorda nasce molti anni fa, quando un amico lo invitò a Bordeaux per suonare alla recita di Natale del figlio con problemi uditivi.

L’esperienza fu talmente forte che, poco dopo, l’artista compose e incise Le silence est d’or , registrando il video della canzone (nella foto) in lingua dei segni grazie all’aiuto di un gruppo di professionisti e interpreti sordi.

«Molti non udenti adorano la musica, la percepiscono come ritmo e vibrazioni. Le difficoltà, invece, riguardano le parole», ha commentato l’autore.

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