Marzo 2017

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classificato primo al girone comunale dei campionati studenteschi organizzati dal Cus. Subito dopo ha vinto alle competizioni provinciali e regionali: e così, il 31 maggio, è andato a Roma per il Golden Gala».

A quel punto, Cerutti e Comitini sanno di trovarsi di fronte a un potenziale campione: per questo, vogliono assicurarsi che qualcuno continui a seguirlo anche una volta finite le medie. La prima a farsi avanti è l’Asdh Novara, una società che ha una sezione per atleti disabili: lo tesserano nel 2013, permettendogli di continuare a gareggiare; ma resta il problema di individuare qualcuno che lo alleni a Torino, perché Comitini, che ha continuato a prepararlo anche dopo la scuola, sta per trasferirsi a Palermo. La scelta ricade allora su Manuele Lambiase, 13 anni di esperienza con la Nazionale paralimpica di sci. «Inizialmente ero titubante ? ricorda ?, perché sapevo che ogni minuto passato ad allenarlo avrei dovuto sottrarlo al mio lavoro. Ma dopo l’estate, di ritorno dalla Somalia, mi chiama al telefono: "Ci alleniamo, Manu?", mi dice. Mi ha conquistato così, con la dolcezza». Farhan a quel punto ha un tempo medio di 22 secondi nei cento metri: è il settembre del 2015, e Lambiase comincia a sottoporlo ad allenamenti intensivi, per migliorarne forza e tono muscolare. «Ogni giorno ? continua ? usciva da scuola alle 15.30, e dopo mezz’ora eravamo al Ruffini o in palestra da me. A febbraio già viaggiava sui 20 secondi. E un mese dopo, al Gran prix d’atletica, ha sfiorato il tempo di qualificazione per le Paralimpiadi».

La qualificazione arriva in giugno, a Savona, con 100 metri percorsi in 18 secondi e 83 decimi. Ed è a quel punto che in Somalia devono creare un Comitato paralimpico ex novo; perché nessun atleta disabile aveva mai partecipato prima ai Giochi. Servono, inoltre, 6mila euro per comprare una carrozzina adatta: perché da due anni Farhan gareggia e vince pur non avendo un modello da competizione. Per aiutarlo, si mobilita l’intero quartiere di San Salvario: in una sola serata, a un aperitivo organizzato dalla professoressa Cerutti, ne vengono raccolti 1.500; mentre ai restanti penserà un’associazione di genitori e insegnanti del "Manzoni", con una raccolta fondi a cui hanno partecipato aziende, privati cittadini ed enti benefici.

Così il 7 settembre 2016 Farhan sfila all’Olimpico di Rio come portabandiera per la Somalia. Il suo Paese è in visibilio, e poco importa che alla fine il ragazzo non salga sul podio: il suo tempo è di 18 secondi e 49, contro i 17’’40 della medaglia d’oro. Non troppo da recuperare, per un atleta che è riuscito a guadagnare quasi quattro secondi in meno di un anno. «Continuo ad allenarmi tutti i giorni, due volte al giorno ? ha spiegato Farhan ?. È una carriera molto dura, richiede sacrifici, ma alla fine i risultati arrivano».

Il 16 novembre scorso Hadafo ha incontrato il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud, che ha voluto ringraziarlo personalmente per il lavoro finora svolto. Nel frattempo, ha iniziato a collaborare con il Disability empowerment network, organizzazione che da anni cerca di migliorare le condizioni di vita delle persone disabili all’interno del Paese. «Vorrei aprire molte porte in Somalia ? ha confidato ?. È stato un onore correre per il mio Paese, portarne la bandiera. È una cosa importante per me».

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