Marzo 2017

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nel quartiere di Midan, all’interno di un piccolo appartamento in un condominio. «Oggi funziona soprattutto come luogo di aggregazione per famiglie, fornisce supporto psicologico e funge da punto di raccolta e smistamento degli aiuti alimentari», spiega Vincenzo Pira, vicepresidente di Armadilla. A sostenerlo, oltre alla onlus, ci sono i fondi dell’otto per mille della Chiesa Valdese, la Cooperazione italiana a Beirut, l’Unicef e l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. «Venuti meno i rapporti istituzionali dell’Europa con la Siria, l’Onu ha tutto l’interesse a mantenere i contatti con quelle realtà della società civile che resistono, appoggiate soprattutto dalle ong straniere, nella speranza che in futuro si possano recuperare le condizioni di normalità del Paese. Al momento si riesce solo a gestire l’emergenza e a offrire una formazione a distanza a operatori, medici e fisiatri che hanno a che fare con la disabilità», continua Pira. Come? «Su Skype o portandoli per esempio a Bologna ? ospiti di Fondazione Asphi, Istituto ortopedico Rizzoli, Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio e Rehabilition Institute Montecatone di Imola ? e in Libano».

Poi c’è la Sarc (Syrian arab red crescent), la Croce rossa siriana, che si occupa di primo soccorso, di evacuare le persone malate e disabili dalle zone più colpite dagli attacchi e di portare assistenza là dove ce n’è bisogno. A darle man forte dal nostro Paese ci pensa Terre des hommes Italia, attraverso una serie di progetti a favore di persone vulnerabili, tra cui quelle con bisogni speciali, finanziati nello specifico dal governo olandese. Le iniziative a sostegno di disabili o amputati hanno portato a «supportare l’attività di riabilitazione del centro della Sarc a Homs, protesi comprese, a costituire un’unità medica mobile per portare a domicilio fisioterapia e ausili, ad aiutare le famiglie a gestire la disabilità anche dal punto di vista psicologico», spiega Deborah Daboit, coordinatrice regionale di Terre des hommes per Siria, Giordania e Iraq. «Lo stesso progetto sarà replicato anche nelle periferie di Aleppo, con l’aggiunta di voucher alimentari di prima necessità distribuiti grazie alle risorse economiche dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e in partnership con la ong locale Al Shaheed, specializzata in interventi con persone disabili».

Un’altra realtà che lavora a stretto contatto con la sofferenza, gomito a gomito con chi è rimasto ferito o traumatizzato negli scontri o sotto i crolli e non pensa ci sia una via d’uscita da questo conflitto che vede contrapposti i militari del governo di Bashar al Assad, i ribelli dell’Esercito siriano libero, le forze jihadiste di Isis e Al Nusra (gruppo affiliato ad Al Qaeda), i curdi.

A fianco, il centro "Le Sénevé" di Homs (foto di Anton Carmel). Nella pagina seguente, il team medico della Sarc di Aleppo mentre distribuisce carrozzine a Jibrin (foto di Abdul Samea Homsi).

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