Marzo 2017

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VISTI DA VICINO Oltre il conflitto

La Siria che non scappa

Dal centro diurno "Le Sénevé" a Homs all’associazione Zam di Damasco fino all’assistenza alle persone con bisogni speciali realizzata dalla Sarc, ecco le realtà a sostegno della disabilità che continuano a operare - nonostante la guerra - grazie anche agli aiuti italiani

Michela Trigari

«A nche se viviamo in una città insicura, distrutta al 60% dalla guerra, dove manca l’essenziale per mantenere una vita dignitosa e ogni bambino o persona che lavora qui ha visto la morte di un familiare, parenti diventare profughi o ha dovuto cambiare casa, noi siamo ancora aperti come segno di speranza e di pace». Il centro diurno "Le Sénevé", a Homs, è una di quelle piccole realtà che resistono nonostante i combattimenti. Espressione di quella società civile che in Siria non si arrende, sostenuta spesso da ong italiane, e che continua ad aiutare le persone disabili a dispetto dell’assedio e della distruzione di un Paese. Anche perché chi ha una disabilità fa fatica a scappare. Ricostruito nella città vecchia poco dopo essere stato colpito da un bombardamento nel 2012 ? un anno dopo l’inizio della guerra ?, continua a occuparsi di 90 bambini, ragazzi e giovani con sindrome di Down, autismo e altre disabilità di tipo cognitivo e relazionale nelle sue tre sedi nei quartieri di Bustan Al Diwan, Al-Armen e Al Mahatta. E lo fa con il sorriso sulle labbra. La sua pagina Facebook, infatti, mostra momenti felici: corsi di teatro, musica e pittura, lavoretti manuali, sport, ma anche scuola e laboratori per l’autonomia.

Come fa ad andare avanti lo racconta suor Samia Jriej, delle Sorelle dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, direttrice del centro: «Il nostro obiettivo in questa situazione di violenza è quello di garantire un ambiente di gioia e fiducia, soprattutto perché, con le difficoltà e le circostanze attuali, i genitori (perso il lavoro) non riescono a soddisfare i bisogni dei loro figli. Il centro è un rifugio, un modo di proteggerli: è un luogo dove i ragazzi si sentono amati, dove possono esprimere le loro capacità e fare progressi. E anche se può mancare l’energia elettrica e il riscaldamento, i bambini continuano a venire qui ogni giorno. La maggior parte di loro arriva da ambienti poveri: noi li accogliamo gratuitamente, offriamo i pasti e a volte distribuiamo anche ceste alimentari» da portare a casa. A sostenere dall’Italia "Le Sénevé" è l’associazione Aiutiamo la Siria di Roma: «Il nostro contributo è modesto: raccogliamo fondi che poi mandiamo a destinazione e che in questo caso vengono spesi per materiale didattico, giochi, arredamento, magliette», dice Francesco Giovannelli, presidente della onlus.

Al Centro di riabilitazione Zam di Damasco, invece, adesso ci sono solo dei materassi, qualche gioco e un po’ di pennarelli. Prima della guerra, grazie all’associazione di donne siriane Zahret el Madaen, alla Fondazione italiana Charlemagne, Fondazione Mariani di Milano (che si occupa di neuropsichiatria infantile) e cooperativa sociale Armadilla di Roma, era abbastanza all’avanguardia in materia di fisioterapia per bambini disabili. Poi la vecchia sede ? che si trovava nella zona di Hajar al Aswad e aveva pareti rosa, lettini, giocattoli e attrezzi vari ? è stata abbandonata per motivi di sicurezza e trasferita

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