Marzo 2017

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L’INCHIESTA Otto marzo

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bisce», ha ricordato Paola. Tra le paure c’era anche quella che Emanuela non fosse creduta. La ragazza si è dovuta, infatti, sottoporre a una perizia da parte di una psicologa nominata dal Tribunale per stabilire che la sua testimonianza fosse attendibile, e solo dopo è stato celebrato il processo. In seguito l’uomo è stato condannato, e madre e figlia hanno fondato insieme un’associazione di volontariato nel quartiere romano della Magliana dove, tra le altre cose, hanno creato una casa editrice di libri per bambini portata avanti da ragazzi disabili.

Le cose sono state più complicate per Marta, oggi 32enne con disabilità intellettiva, che non ha trovato ascolto per anni. In seguito all’abbandono di un marito violento nei confronti della moglie e dei figli, sua madre si è trasferita a casa di un amico dove la famiglia è rimasta per molti anni. «Quando mamma stava fuori per lavoro, Giorgio si approfittava di me ? ricorda Marta ?. Ho raccontato questa situazione alla mia psicologa, ma non mi ha creduto per tanto tempo».

Ci sono voluti 20 anni perché la psicologa chiamasse il Centro antiviolenza di Differenza donna per capire quale fosse la procedura per capire se una ragazza con disabilità intellettiva dicesse o meno la verità. Il Centro le ha consigliato di inoltrare la segnalazione al Tribunale, ha fatto entrare Marta in una struttura di riabilitazione e l’ha sostenuta con supporto legale e psicologico. Oggi che quell’uomo è in carcere, lei si sente libera. «Sono felice di essere stata finalmente creduta, dopo tantissimo tempo ? dice ?. Da cinque anni sto facendo un percorso di uscita dalla violenza con le operatrici di Differenza donna. Il mio desiderio più grande? Avere una famiglia».

Purtroppo il caso di Marta è tutt’altro che isolato. «Questo è il dramma che vive la maggior parte delle donne con disabilità intellettive o malattie psichiatriche ? avverte Rosalba Taddeini ?. Si minimizzano le violenze che hanno subito, lasciandole esposte a ulteriori abusi. Si tende a credere che abbiano una sessualità incontrollata o un’incontrollata fantasia e, di conseguenza, si ignorano o banalizzano le loro richieste di aiuto».

A Brescia dal 2014 l’associazione Marcoli, dedicata alle problematiche della sordità in età evolutiva, organizza ogni anno un corso per donne sorde, che ha come scopo il rafforzamento dell’identità. «Negli anni mi è capitato di ascoltare molti racconti sulle scuole chiuse per sordi negli anni Cinquanta e Sessanta, dove qualche educatore utilizzava forme eccessive di coercizione nei confronti delle allieve ? sottolinea la psicoterapeuta Marisa Bonomi, in rappresentanza del comitato scientifico dell’associazione ?. E come psicologa scolastica ho seguito personalmente la storia di due fratelli sordi appartenenti a una famiglia di delinquenti: la madre udente era stata abusata dal proprio padre, a cui aveva poi permesso di maltrattare i nipoti, fino all’avvio alla prostituzione della figlia minorenne. Alla fi

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