Marzo 2017

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L’altra faccia della medaglia. Storia di Osanna, campionessa paralimpica in carrozzina divenuta disabile per via di un amore malato

Nel 1977, all’età di 21 anni, Osanna Brugnoli aveva tutta la vita davanti e un passato intenso alle spalle: si era già sposata e separata, era madre di un ba mbino di tre anni e aveva chiuso da poco una carriera di attrice di fotoromanzi. Era intelligente, emancipata e straordinariamente bella, il futuro era a portata di mano. Aveva appena lasciato anche il suo nuovo compagno, ma lui non si era rassegnato alla fine di quella relazione, che lo appagava e al tempo stesso lo ossessionava.

E così il 15 ottobre di quell’anno, nel corso di un’ennesima discussione chiarificatrice sulla strada provinciale che dalla cittadina di Poli porta a Roma, lui compie l’atto estremo: abbandona il manubrio dell’auto lanciata a tutta velocità e pronuncia le sue ultime parole: «O mia o di nessun altro». Il resto è la sala di rianimazione di un ospedale nel quale Osanna trascorrerà un anno intero, l’impossibilità di tornare a camminare, la necessità di inventarsi una nuova vita, l’impegno nello sport paralimpico che tra il 1980 e il 1987 le regala tante medaglie nel tennistavolo e nella scherma in carrozzina. Quaranta anni dopo Osanna vive ancora a Roma, ha un nuovo marito e sette anni fa ha scritto un libro sulla sua vita intitolato In pezzi (Editoriale Fernando Folini). La sua è la storia di una donna divenuta disabile a seguito di una violenza subita. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, la violenza di genere ha una portata devastante: a livello mondiale, infatti, rappresenta la prima causa di morte o invalidità per le donne tra i 15 e i 44 anni, al pari del cancro. Mentre, a livello di salute delle donne, il suo impatto è maggiore rispetto a quello di incidenti stradali e malaria considerati congiuntamente.

Osanna, lei è stata vittima di violenza contro le donne in un’epoca in cui si parlava ancora poco di questo argomento. Ci ha ragionato in seguito?
Come no, ci ho pensato eccome, facendo un’analisi del tutto personale: prima ancora di riflettere su questi fenomeni, che comunque sono pazzeschi, dobbiamo considerare che viviamo in una società che ci nega un po’ tutto. Quindi un uomo che crede di essere innamorato ? dico crede perché una persona che compie degli atti così violenti non è di certo innamorata ? può vivere il rifiuto sentimentale come la goccia che fa traboccare il vaso. Certo, si tratta di una persona malata. Ma torno a ripetere che viviamo in una società essa stessa malata, dove il rifiuto viene vissuto come qualcosa di insopportabile a livello emotivo.

Che cosa prova pensando a quell’uomo con cui ha avuto comunque un rapporto?
Sicuramente è stata una storia importante. Per il resto non c’è molto da dire: ho completamente annullato i miei sentimenti verso di lui ed, essendo morto, non ho mai avuto modo di poter misurare una mia possibile reazione nei suoi confronti.

Le violenze nei confronti delle donne disabili sono almeno il doppio rispetto a quelle verso le donne in generale. La sorprende?
No, la cosa non mi meraviglia, per il semplice fatto che dinanzi a una donna disabile l’uomo di oggi si sente, fisicamente, ancora più forte. Quindi nel momento in cui non riesce a dominarla psicologicamente, cerca di sopperire con la violenza fisica. Se poi si tratta di una disabilità intellettiva, l’innescarsi di un atteggiamento violento può diventare ancora più facile.

Che consiglio darebbe a una donna con disabilità?
Che deve valutare molto bene la persona di cui è innamorata: cioè prima di prendere qualsiasi decisione, che sia un sì o che sia un no, deve metterla alla prova in tutti i modi. È necessario dare più spazio alla razionalità e non sottovalutare nulla, né un tono di voce più alto né una ripicca.

Lei aveva sottovalutato qualcosa?
Avevo sottovalutato certi atteggiamenti di gelosia che a 21 anni ti possono anche gratificare, perché ti fanno sentire importante, ma fondamentalmente l’uomo geloso ti tarpa sempre le ali, vuole annullare la tua personalità per poterti gestire meglio.

Cosa è cambiato nel rapporto con gli uomini dopo l’incidente?
Ho passato ogni cosa ai raggi x e per molto tempo non ho avuto nessuna intenzione di avere una storia vera: al primo sentore di gelosia chiudevo le porte senza possibilità di appello. Poi nel 1992 ho conosciuto il mio attuale marito e ora siamo sposati da 25 anni, ma ci ho messo 15 anni per riuscire nuovamente a fidarmi di un uomo. [A.P.]

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