Gennaio 2017

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RITRATTI

Le mie gambe perse in guerra. E ritrovate

Non un ennesimo esemplare del romanzo bellico tornato in auge , ma il racconto dell’immaginario firmato da un ex soldato in Iraq e Afghanistan. Né memoir né diario, dunque: Anatomia di un soldato (tradotto in Italia da Sur) è narrativa fiction in 45 capitoli (da non leggere necessariamente in ordine cronologico) in cui la voce narrante è un oggetto. Si passa da un laccio emostatico a uno zaino, dai funghi che provocano infezioni all’esplosione che descrive drammaticamente se stessa, dalla sega che amputa una gamba alla protesi che la rimpiazza nel protagonista Tom Barnes, capitano dell’esercito britannico in missione.
In Italia a dicembre per la presentazione del suo libro, il 33enne londinese Harry Parker (biamputato nel 2009, figlio di un generale inglese che è stato vicecomandante delle forze Nato in Afghanistan) spiega perché ha deciso di moltiplicare i punti di vista: «Non volevo raccontare la mia esperienza diretta: ho messo un filtro tra me e le emozioni, gli oggetti, che creano distanza ma al tempo stesso hanno una forte potenza emotiva. Ognuno di loro doveva raccontare un segmento di storia, dal fiocco di neve alla borsetta della madre del soldato. La frammentazione rispecchia la mia sensazione della guerra vissuta in prima persona, un’esperienza disumanizzante e frastornante».
Alter ego dell’autore, Tom salta in aria su un ordigno improvvisato e subisce l’amputazione delle gambe. «La guarigione è resa possibile da sofisticate protesi e cure accurate, quindi la sua storia è di speranza, a lieto fine, mentre i ragazzi afgani feriti finiscono male. Se volevo mettere un messaggio politico in questo libro, era esattamente questo», dice Parker, sottolineando così le profonde differenze nell’acquisire una disabilità e nell’accesso alle terapie per chi vive nel cosiddetto Sud del mondo rispetto agli "occidentali". Lo ribadisce indossando bermuda in pieno inverno, che lasciano scoperte le sue protesi in titanio: segno che non ha problemi a mostrarle e che è riconciliato con la sua storia personale. «Cerco di non provare rabbia, d’altra parte io ho deciso di fare il soldato e la mia scelta implicava la possibilità di essere ferito: non potevo considerarlo ingiusto più di tanto», confessa.
Nelle pagine non mancano ironia e comicità nelle scene che si svolgono in ospedale, come le gare fra i reduci amputati in carrozzina per decretare «chi è messo peggio». E torna a casa cambiato non solo fisicamente. Cruciale anche il ruolo dei caregiver: «Ho una famiglia molto affettuosa che mi ha aiutato a riprendermi e mi è stata molto vicina, così come sono stati preziosi i vincoli di cameratismo con i miei compagni. Ci tenevo molto che queste comunità di affetti fossero ampiamente rappresentate nel libro». [Laura Badaracchi]

Harry Parker
Anatomia di un soldato
Sur 2016
350 pagine, 17,50 euro

In alto, particolare della copertina del volume nella versione inglese originale, tradotta in Italia da Martina Testa per le edizioni Sur

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