Dalle app alla Lis nei musei, l’inclusività corre con l’associazione “Ruote a spasso”

Dalle app alla Lis nei musei, l’inclusività corre con l’associazione “Ruote a spasso”

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13 giugno 2024

Roma- Tutto nasce da un camper. E dalla voglia di viaggiare di Roberta Pirone e Massimo Fiori, fondatori e protagonisti di 'Ruote a spasso', l'associazione nata come progetto di turismo inclusivo "in cui oggi credono sempre più persone". 'Never give up' è il loro motto. "Rappresenta tenacia e fiducia, insieme a positività e coraggio", dicono. Le stesse 
parole con cui Massimo ha convinto Roberta a comprare quel camper e visitare luoghi inaspettati. 
"La mia carrozzina non è mai stata un problema, anzi", dice lei. In giro per l'Italia e il mondo si sono misurati con la bellezza, certo, ma anche con le barriere architettoniche che talvolta sbarrano la strada alle persone con disabilità. "Così abbiamo deciso di raccontare le nostre esperienze. Prima in rete, poi creando ‘Ruote a spasso’, con cui "vogliamo migliorare l'accessibilità dei luoghi pubblici, ma anche privati. Basta una  rampa da un centimetro per risolvere un problema a una persona con disabilità. La nostra associazione non vuole criticare o lamentarsi, ma vedere il bicchiere mezzo pieno per cancellare il senso di isolamento e frustrazione delle persone che pensano di  non poter uscire di casa. Nel 2021 e 2022 le persone con disabilità media e grave nel 60 per cento dei casi non erano soddisfatte della qualità del loro tempo libero. Perché vivono  reclusi. Il turismo inclusivo serve anche perché è un mercato importante". Oggi Ruote a spasso è arrivata a Montecitorio, dove ha promosso insieme ad altre realtà il convegno 'Il turismo inclusivo come fattore di crescita'. Sì, perché prima di tutto un  turismo più inclusivo porterebbe vantaggi a tutti. Ai viaggiatori, certo, ma anche agli operatori. "Basti pensare che il mercato europeo per l'accessibilità è stimato in 133 milioni 
di turisti, con un movimento economico di 80 miliardi di euro. Sono cifre su cui riflettere", fa notare la deputata Simonetta Matone prima di ascoltare le esperienze delle realtà impegnate sul tema. E sono tante e attivissime. Oggi, per esempio, grazie a  Ruote a spasso esiste una mappa, in forma di app, che disegna  l'usabilità e l'accessibilità di oltre 80 location, su e giù per più di 20mila chilometri percorsi. "Una specie di Gambero rosso o Guida Michelin del Turismo inclusivo", dicono Roberta e  Massimo.  
E poi ci sono gli animatori di Radici, società cooperativa sociale che organizza una serie di attività, tutte rivolte a una maggiore fruizione della cultura e delle esperienze turistiche. Tra degustazioni al buio e cene silenziose, percorsi culturali accessibili e inclusivi coadiuvati  dall'impiego di sussidi didattici, come disegni in rilievo e video in Lis, Radici è convinta che "il contatto diretto con il patrimonio culturale significa vincere un tabù", racconta Giorgio  Guardi. Accanto a lui Valentina racconta quanto sia importante per un non vedente toccare una scultura. Giovanissima, una laurea in lingue e letterature straniere a Milano e ora un master a Roma Tre, anche lei ama viaggiare. "È fantastico avere guide  competenti, diventano i nostri occhi. Permetterci di toccare una scultura o un bassorilievo ci dà la possibilità di accedere all'arte. Roma non è una città semplice, ma c'è tanto da poter fare". 
Come una visita al Parco dell'Appia antica, dove il direttore Simone Quilici punta su percorsi inclusivi all'interno dei 4.500 ettari del sito. "Abbiano sfruttato un finanziamento arrivato con il progetto Appia Regina viarum che ci consente di rendere accessibile un tratto extraurbano di circa 4 chilometri, dove stiamo facendo una operazione di piena fruibilità recuperando il sedime stradale. E poi ci sono gli interventi alla Villa dei Quintili, dove realizzeremo dall'accesso su via Appia nuova una serie di rampe, un percorso sinuoso che garantirà l'accessibilità con una pendenza congrua. L'area monumentale della Villa- ha detto- verrà dotata di un sistema di passerelle rimovibili che garantiranno l'accesso a tutti gli ambienti. Verrà dotata di mappe tattili con il racconto dei principali monumenti". 

Ma cosa manca? "C'è ancora tanto da fare", dice infine Claudia Sonego, cofondatrice e guida turistica per l'accessibilità di Disway tour. "Alle istituzioni chiediamo che si creino delle reti professionali di operatori turistici con una maggiore attenzione e preparazione per l'accoglienza delle persone con disabilità. Una rete che si traduca in informazioni corrette, puntuali e facilmente recuperabili. Una città aumenta la propria attrattività se sa comunicare i servizi. Crediamo poi che sia necessario incoraggiare la domanda creando servizi turistici adatti, come il trasporto, e promuovere la formazione degli operatori, dalle guide ai tassisti, perché spesso- dice infine- non si sa come relazionarsi a persone con disabilità".

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