Tra sostegno e coraggio: la filosofa non vedente Paola che traduce Kant

Nata con una malattia congenita, Paola ha avuto la forza di renderla un elemento non determinante grazie a una vita ricca, piena di progetti e risultati ottenuti. Dopo gli studi alla Scuola Normale di Pisa, lavora all’Istituto Cavazza a Bologna per l’inclusione

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02 aprile 2024

ROMA - Meglio non parlare di “eroismi” o di “drammatizzazioni”. Anche se sei una filosofa non vedente che è stata capace di tradurre Kant: “Non amo le drammatizzazioni e nemmeno gli eroismi. Sono una persona che si è impegnata, certo, e che oggi ha una vita felice e piena”. Paola Gamberini 62 anni, è nata a Ravenna, vive a Bologna. Ha studiato alla Scuola Normale di Pisa, ha scritto importanti saggi di filosofia e ha anche tradotto per Rusconi la ‘Critica della Ragion Pratica’ di Immanuel Kant. Ma Paola Gamberini è anche una persona non vedente dalla nascita, a causa di una malattia congenita che però potrebbe passare in secondo piano, tanto è ricca la sua vita. Intervistata dal Corriere della Sera, ha raccontato l’importanza che ha avuto, per lei, la sua famiglia. Della madre, che “ha sempre fatto di tutto affinché potessi diventare autonoma nel muovermi, compreso il chiamare una grande esperta inglese e farmi frequentare un corso per non vedenti”. E poi ci sono “le compagne di liceo - sottolinea - perché furono loro a spingermi a provare il concorso alla Scuola Normale di Pisa. Provai. Riuscii a superarlo, però all’epoca non c’era l’idea di ‘inclusione’ che c’è oggi”. Per studiare, ha spiegato, ha utilizzato “il vecchio metodo Braille e la macchina per scrivere”. Andare a Pisa non è stato importante solo per lo studio. Qui, infatti, ha conosciuto Luca Bellentani, un violoncellista che poi sarebbe diventato il suo attuale marito, per il quale ha anche cambiato paese: “Siamo andati negli Stati Uniti - racconta - ma io non sono rimasta ferma, ho seguito dei corsi all’Indiana University Bloomington. Sempre filosofia. Anzi, ho dimenticato di dirle che prima ho trascorso un semestre a Tubinga, città d’elezione di una delle più importanti correnti filosofiche”. Ha poi raccontato che con gli anni ha coltivato due ambizioni: “La filosofia da una parte e l’educazione e il sostegno alle persone con disabilità visiva dall’altra. Tornando in Italia, ho trovato il modo di farle convivere” a Bologna, presso l’Istituto dei Ciechi ‘Francesco Cavazza’. Gamberini (dopo un’esperienza in un liceo) si dedica a un ambizioso programma di supporto e formazione che prosegue ancora oggi, ai ragazzi con disabilità visiva viene data la possibilità di essere inseriti nella società grazie a una forte rete territoriale. Resta però un’attenta studiosa di filosofia. E la svolta arriva quando ritrova un docente di filosofia antica, in cattedra a Bologna, che le propone di fare lezioni di filosofia moderna come cultrice della materia.  È proprio grazie a questo incarico all’università che Gamberini accetta l’incarico di tradurre Kant: “Ho accettato solo perché questo testo affronta temi etici molto vicini al mio campo di ricerca. Mi sono mossa attraverso una direzione coordinata: avevo tutto sul computer, dal testo originale al dizionario ad altre traduzioni di riferimento. Grazie a un display in Braille da collegare al pc, a mano a mano leggevo, traducevo, confrontavo”. Nove mesi di lavoro e la soddisfazione di firmare anche l’introduzione e le note. “Ma la mia vera soddisfazione è l’aver contribuito a sviluppare, al ‘Cavazza’, un software che mette a disposizione innumerevoli fonti dal greco antico anche per i non vedenti”. 

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