Rugby per tutti, lo sport per promuovere il benessere e l’inclusione sociale

La Federazione italiana rugby ha promosso il progetto, con il contributo di Sport e Salute, per promuovere il benessere psicofisico delle persone e per favorire processi di inclusione sociale. Coinvolgerà club presenti in tutte le regioni italiane

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Ragazzi giocano a rugby

02 aprile 2024

ROMA - Il rugby per promuovere il benessere psicofisico delle persone e per favorire processi di inclusione sociale. Con questo obiettivo la Federazione Italiana rugby ha promosso il progetto “Rugby per tutti. Sempre attivi”, realizzato grazie al contributo di Sport e Salute. “Rugby per tutti. Sempre attivi” coinvolgerà club presenti in tutte le regioni italiane, in un percorso fatto di formazione, attività sportiva e momenti di confronto, con lo scopo di favorire la pratica gratuita dell’attività per persone che appartengono a categorie fragili e hanno accesso limitato all’ambito sportivo. Il progetto si rivolge a 5 gruppi di persone, individuando altrettante linee di intervento puntando, in particolare, a promuovere l’attività sportiva e l’esercizio fisico in favore degli over65, promuovere l’attività sportiva e l’esercizio fisico in favore dei ceti con disagio socioeconomico, supportare gruppi interessati da crisi umanitarie, flussi migratori e/o i richiedenti asilo, supportare persone con o in recupero da disturbi del disagio sociale e/o psichico e/o comportamentale e/o disabilità, contribuire alla riduzione del Gender Gap. 

Da dove nasce il progetto? - L’idea di “Rugby per tutti. Sempre attivi” nasce proprio da uno sguardo attento al contesto in cui viviamo, rispetto al quale esperienze e dati dimostrano come negli ultimi anni la percentuale di adulti fisicamente attivi sia diminuita, soprattutto a seguito della pandemia, toccando il minimo storico proprio nel 2020. Nonostante il ruolo dello sport a beneficio di tutti sia ampiamente riconosciuto e l’impegno di molte associazioni sportive per aumentare la pratica sportiva sia in crescita, sport e movimento rimangono ancora fuori portata per alcune fasce di popolazione particolarmente svantaggiate. Persone con disabilità, malati cronici, anziani, carcerati, migranti, persone con basso livello di istruzione o in difficoltà economiche vivono ancora oggi con difficoltà l’accesso alla pratica sportiva. Ne deriva che, nonostante l’esercizio fisico possa essere per loro un potente strumento di prevenzione per la salute fisica, ma anche e soprattutto per la salute mentale e psicologica, esso è, nella realtà, ancora un miraggio. Insieme all’importate ruolo nell’ambito della salute, lo sport è anche un importante strumento per incrementare la partecipazione attiva e l’inclusione sociale. La pratica sportiva ha, infatti, il forte potere di attirare le persone e ha la capacità di raggiungere grandi platee. In questo senso, lo sport acquista un ruolo fondamentale per favorire integrazione e inclusione attraverso la sua capacità di coinvolgere, di contaminare e di abbattere i pregiudizi.  

L’importanza di uno sport inclusivo come il rugby - All’interno del panorama sportivo, il rugby occupa un posto particolare, supportato dalla sua vocazione altamente inclusiva e partecipativa. Basti pensare come il rugby sia l’unico sport in cui per avanzare si può passare la palla soltanto all’indietro. Proprio da queste considerazioni, nasce “Rugby per tutti. Sempre attivi” con lo scopo di supportare un più ampio accesso alla pratica sportiva del rugby, favorendo sia un incremento dell’offerta sportiva inclusiva, che un’azione di sensibilizzazione ai benefici della pratica sportiva.   

Gli obiettivi di progetto e i risultati attesi - Il progetto realizzato dalla Fir si propone di raggiungere obiettivi come promuovere l’attività fisica accrescendo la consapevolezza dei suoi benefici; rendere il rugby accessibile a tutti e a tutte, con un occhio di riguardo alla sua diffusione nel Sud Italia; favorire l’invecchiamento attivo contrastando la sedentarietà; supportare gruppi socioeconomici fragili, migranti e/o richiedenti asilo e/o rifugiati per crisi umanitarie, persone con disabilità e/o con disturbi riconducibili al disagio sociale e/o psichico e/o comportamentale; colmare il gender gap nello sport, in particolare nel rugby, contribuendo a contrastare gli stereotipi di genere e ad aumentare le praticanti donne; favorire un cambiamento individuale e collettivo culturale e attraverso percorsi di formazione e  attività di sensibilizzazione; formare i tecnici dei Club su tematiche sociali e inclusive; aumentare il numero di tesserati e di partecipanti alla pratica del rugby. Questi, invece, i risultati attesi: inclusione di circa 975 persone appartenenti a categorie che hanno maggiore difficoltà di accesso allo sport; i referenti di progetto individuati dai Club acquisiscono competenze organizzative con ricadute positive nel Club; tutta la comunità del Club acquisisce nuova consapevolezza sul ruolo del rugby per generare un impatto positivo inclusivo, contrastare le discriminazioni e gli stereotipi di genere; il club diventa uno spazio aperto a tutta la cittadinanza, un polo educativo che offre accoglienza, competenza, formazione e favorisce un cambiamento culturale sul territorio. 

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