Fattori protettivi dell’autismo: uno sguardo alle bambine

Le bambine con autismo scrutano i volti umani in modo diverso dai maschi e prestano maggiore attenzione alla bocca rispetto agli occhi: avviato uno studio internazionale su 500 bambini con l'utilizzo dell'eye-tracking

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Bambina gioca con le bolle di sapone

10 gennaio 2024

ROMA - L’Istituto Scientifico Eugenio Medea farà parte del network vincitore del bando competitivo Sonatina, promosso dal National Science Center (Polonia) con il progetto Early sex differences in attention to the articulating mouth as a female protective candidate mechanism in Autism Spectrum Disorder (Asd). 

Si studierà come i fratellini di bambini con diagnosi di autismo nel primo anno di vita esplorano il volto umano e, per la prima volta in letteratura, verranno caratterizzati specifici profili nei maschi e nelle femmine con autismo. Il progetto prevede l’utilizzo dell’eye-tracking, uno strumento che consente di misurare dove una persona punta lo sguardo. Studi recenti hanno infatti dimostrato che focalizzare lo sguardo sull’area della bocca piuttosto che sugli occhi di un volto che parla ha un impatto sullo sviluppo linguistico e comunicativo. 

Il progetto è partito il 15 dicembre 2023, ha durata biennale, è coordinato dalla Polish Academy of Science (Varsavia; Dr Itziar Lozano) e vede impegnati oltre al Medea due dei maggiori Centri di ricerca nell’ambito dell’individuazione precoce di autismo: il Birkbeck Institute (Londra; Prof. Emily Jones) e l’Università di Uppsala (Svezia, Prof Terje Falck-Ytter). 

Capire l’autismo femminile 

Le bambine hanno una probabilità quattro volte inferiore di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai bambini e hanno meno probabilità di presentare le difficoltà linguistiche e sensoriali associate al disturbo: tendono infatti a mostrare un vocabolario e un repertorio comunicativo migliore rispetto ai maschi. Uno dei fattori che potrebbe spiegare queste differenze di sesso è che le femmine esplorano i volti umani in modo diverso dai maschi e prestano maggiore attenzione alla regione della bocca durante la comunicazione verbale. Questo particolare modo di guardare i volti potrebbe dare alle femmine un vantaggio rispetto ai maschi per quanto riguarda le loro capacità comunicative e potrebbe essere un fattore protettivo per il successivo sviluppo. 

“Vogliamo indagare le differenze nell’esplorazione dei volti tra maschi e femmine già dai primi mesi di vita e capire se una maggiore attenzione verso l’area della bocca sia anche un fattore protettivo precoce e specifico delle bambine con autismo”, spiega Valentina Riva, referente per il Medea del Network Italiano per il Riconoscimento Precoce dei Disturbi dello Spettro Autistico (NIDA). “La conoscenza delle differenze individuali tra maschi e femmine è cruciale per garantire che le persone con autismo ricevano un supporto personalizzato e adeguato”. 

Lo studio su 500 neonati 

Il campione sarà costituito da 500 neonati con elevata e bassa probabilità di ricevere una diagnosi di autismo: nel primo gruppo saranno inclusi i fratellini di bambini con diagnosi di Asd, che hanno la probabilità di ricevere a loro volta una diagnosi di autismo decisamente superiore rispetto alla popolazione con sviluppo tipico (1:5 rispetto alla popolazione generale in Italia che è di 1:77). 

I dati che verranno raccolti nei primi mesi di vita del bambino permetteranno di analizzare potenziali indicatori di rischio e di protezione delle abilità sociali e sensoriali nell'autismo e di caratterizzare specifici profili nella popolazione delle femmine con autismo. 

Inoltre aiuteranno i clinici a focalizzare l'attenzione su un'abilità chiave che potrebbe richiedere un intervento precoce per prevenire future difficoltà comunicative. 

“Il coinvolgimento in questo studio ci consentirà di collaborare con i più prestigiosi centri di ricerca nell'ambito dell'autismo”, conclude Massimo Molteni, direttore sanitario e responsabile Area Psicopatologia dello Sviluppo del Medea: “E’ anche una conferma dell’importanza e del livello qualitativo delle attività cliniche e di ricerca che stiamo portando avanti come centro Pivot Nida regionale. Poter comparare i nostri dati con quelli internazionali rappresenta un’opportunità unica, che cogliamo con grande piacere e convinzione”. 

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