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Reggio Emilia, più di mille ragazzi fanno sport con un compagno disabile

Sono 61 i giovani atleti con disabilità inseriti in una società sportiva sul territorio grazie al progetto All inclusive sport, 28 si allenano con un tutor, gli altri senza ma integrati con allenatore e compagni di squadra. Ferrarini: “Il prossimo obiettivo è sensibilizzare le scuole”

15 aprile 2019

REGGIO EMILIA – Sono più di mille i ragazzi reggiani che, ogni settimana, si allenano con un compagno disabile, che a volte diventa un amico. Sono, infatti, 61 i giovani atleti con disabilità inseriti in 47 società sportive su tutto il territorio provinciale attraverso il progetto All inclusive sport nato nel 2014 e coordinato da DarVoce, il Centro servizi per il volontariato di Reggio Emilia. Di questi, 28 praticano sport accompagnati da un tutor (20 quelli coinvolti), tutti gli altri senza, ma integrati con l'allenatore e i compagni di squadra. “Uno dei grandi interrogativi di questo progetto era la sua sostenibilità economica perché gli educatori hanno un costo e facciamo in modo che ce ne sia uno per ogni ragazzo – racconta Cristina Ferrarini di DarVoce – Uno dei risultati, ottenuti prima di quanto pensassimo, però è che molte società hanno rinunciato al tutor per gli atleti disabili: alcune hanno mandato i loro allenatori ai nostri corsi, altre hanno semplicemente imparato dai tutor a gestire i ragazzi”. Un risultato importante anche per gli atleti, disabili e non. “Per i ragazzi è una svolta in termini di autonomia, perché si sentono uguali a tutti gli altri – spiega Ferrarini –, lo è anche per i compagni di squadra, perché sono obbligati a mettersi in gioco. E anche per noi che, con lo stesso numero di tutor, facciamo pùi inserimenti”.
 
Il prossimo passo è la scuola. “Sono tantissime le richieste che ci sono arrivate per il corso di formazione per i tutor, più di 90 per 40 posti, e prevediamo di rifarlo prima della fine dell'anno – dice Ferrarini – Le richieste arrivano non solo da persone o società sportive, ma anche da cooperative sociali e scuole. L'ambito scolastico è quello su cui vogliamo puntare”. Ferrarini spiega, infatti, che “la presenza dell'insegnante di motoria, ad esempio nella primaria, non è obbligatoria ma è una libera scelta dell'istituto” quindi l'inclusione sportiva degli alunni disabili è difficile. “Questo tra l'altro ci permette di applicare il concetto di inclusione oltre la disabilità, ad esempio a ragazzi con bisogni educativi speciali, disturbi specifici dell'apprendimento ma anche a tutti quelli, e sono un numero molto alto, che si vergognano di fare sport a scuola perché sono timidi, sovrappeso o marginalizzati”. A settembre è in programma un corso per gli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori della Bassa e della Pianura Reggiana su come si può fare attività sportiva inclusiva a scuola, mentre il 23 maggio nel liceo Moro di Reggio Emilia ci sarà un evento formativo a cui parteciperà Francesco Messori, il capitano della Nazionale di calcio per amputati. “Faremo una lezione sulle discipline sportive inclusive e poi in palestra i ragazzi potranno cimentarsi con sport come sitting volley, baskin, torball o jav'ball – racconta Ferrarini – L'abbiamo già sperimentato il 3 dicembre in occasione della Giornata della disabilità e abbiamo visto che tutti si sono messi in gioco perché si trattava di discipline mai provate prima e in cui tutti erano alle prime armi”.
 
Il sostegno delle aziende. L'attività di All inclusive sport richiede il coinvolgimento di personale specializzato, i cui costi sono affrontabili grazie al contributo del tessuto economico del territorio. “Abbiamo infatti fatto una scelta – spiega Ferrarini –: le famiglie pagano solo l'iscrizione alla società sportive, mentre noi gestiamo la spesa per i tutor. Si tratta di un grande impegno”. Ma sono diverse le realtà che sostengono il progetto come, ad esempio, il gruppo bancario Crédit Agricole Italia che, con il suo contributo, consente a 10 ragazzi con disabilità di praticare sport insieme ai coetanei, affiancati da esperti e dai loro compagni di squadra. Oltre ai tutor formati, ci sono 3 super tutor esperti che orientano, coordinano e supervisionano tutti gli inserimenti: Michela Compiani, terapista occupazionale della Medicina dello sport per gli atleti disabili sopra i 12 anni, Tristano Redeghieri per gli atleti disabili sotto gli 11 anni ed Eleonora Gussetti che si occupa della zona appenninica, con base all'Onda della Pietra di Castelnovo Monti.
 
Basket, rugby, flag football, scherma, pattinaggio, nuoto, calcio, pilates, pallavolo, equitazione, ciclismo, judo, aikido. Sono 14 gli sport praticati dai giovani atleti con disabilità, il 99% è minorenne con un'altra percentuale di adolescenti. “Si tratta in prevalenza di ragazzi con disabilità cognitive o comportamentali, con problemi emotivi o di gestione della rabbia, con autismo o con sindrome di Down, che possono avere maggiori difficoltà a socializzare o che sono più difficili da gestire all'interno di un gruppo”, conclude Ferrarini. DarVoce sta progettando la festa di fine anno in cui verranno premiate le società sportive inclusive. (lp)

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