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Disabilità e sport: per lui ogni missione è possibile. La storia di Michele Oberburger

Ha 14 anni. E’ autistico. E’ un campione di Trial e grazie alle sue vittorie sportive batte la malattia e le paure altrui

6 luglio 2018

Questo è Michele Oberburger, classe 2004. Quando sale sulla sua moto per lui non esistono differenze tra il suo mondo e quello degli altri, i “normali”. Nel suo caso lo sport ha funzionato davvero come strumento di inclusione umana e sociale. Michele – divenuto testimonial dei Vigili del Fuoco di Trento, che gli hanno regalato una maglietta speciale che lui indossa sempre quando gareggia e vince – ci insegna molte cose, soprattutto che per lui, come per i suoi amici Vigili del Fuoco, ogni missione è possibile.

Li chiamano i “Bambini della Luna”, sono i bambini autistici, oggi diversi milioni nel mondo (1 bambino ogni 155 nati vivi sviluppa disturbi dello spettro autistico) e il 2 aprile di ogni anno è la loro “Giornata Mondiale”. Quella definizione è certo dolce e poetica, li hanno soprannominati così perché il loro mondo è lontano. Sognano, osservano, assimilano informazioni importanti, ma sono quasi impossibili da raggiungere. In Italia sono quasi 400.000, a combattere contro questo disturbo che nei casi più gravi può davvero rendere impossibile qualsiasi integrazione sociale, compresa quella con i propri cari. Una situazione che diventa ancora più difficile da affrontare se si pensa che la maggior parte di loro sono bambini e che si aggrava quando questi bambini diventano adulti.

Come detto spesso è difficile che il mondo del bambino autistico entri in comunicazione con quello reale e viceversa, ma a volte succede e quando accade c’è sempre un qualcosa che ha propiziato l’incontro. Nel caso di cui vogliamo riferire tutto si deve allo sport e alla passione per le motociclette del protagonista di questa storia. Lui si chiama Michele Oberburger, è un ragazzino 14enne di Roverè della Luna (Trento) e la sua passione sono appunto le motociclette da Trial, perché Michele, nonostante la sua giovanissima età, è già un campione di questa specialità sportiva.

La storia di Michele e della sua passione per le moto.

A mamma Alessandra e a papà Roberto, all’inizio, sembrava una ‘mission impossibile’, ma il loro Michele ce l’ha fatta e, nel 2016, ha eseguito la visita medica sportiva, ottenendo l’idoneità e la licenza della Federazione Motociclistica Italiana per gareggiare in sella alla sua moto nelle gare di Trial, una specialità del motociclismo e del ciclismo sportivi Così è cominciata la sua storia di campione in erba. Da allora, Michele, ha cominciato a gareggiare, nel 2017, ha vinto il percorso nero Master Beta. Quest’anno il campioncino di Roveré della Luna ha finito la Terza media e continuerà la sua attività sportiva, sempre più ricca di soddisfazioni. Soprattutto ora che è diventato il testimonial ufficiale dei Vigili del Fuoco di Trento.

In pista Michele scende anche, e soprattutto, con il sostegno costante dei suoi primi tifosi, la Mamma e il Papà, che dice: "All'inizio ero contrario, ma poi ho visto l’entusiasmo di Michele che mi ha contagiato e che ha migliorato anche la sua salute, sia a livello fisico che psicologico.”. “Ringrazio i Vigili del Fuoco e le istituzioni per l’aiuto ed il sostegno che ho ricevuto che ha portato anche ad una sponsorizzazione da parte di Trentino Sviluppo”. 

L’attività sportiva ha permesso a Michele di acquistare concentrazione, capacità di fare due cose allo stesso tempo (come frenare e accelerare) e poi di sviluppare la sua attenzione, quella che occorre per guidare la moto, attenzione che, nello stesso tempo, riduce i comportamenti problematici legati alla patologia come, ad esempio l’aggressività o l’evitare di svolgere il compito assegnato. L’attività sportiva dunque – come dimostra ampiamente anche questa storia - può essere un ottimo strumento riabilitativo.

Quella di Michele è certamente una bella storia e come tutte le storie (belle o brutte) ci insegna qualcosa. Ci insegna che molto (se non proprio tutto) è possibile, anche quando si ha, come Michele ha, una patologia grave. Ci insegna che lo sport unisce e non divide. Ci insegna che anche i “diversi”, come spesso sono considerati i disabili, possono essere e fare, diventando, per tutti noi, un punto di riferimento, qualcuno da emulare, insomma un modello positivo da seguire. La storia di Michele Oberburger ci insegna, soprattutto, che il confine tra la “diversità” e la “normalità” è labile e spesso indistinto e indistinguibile.

Quando l’avremo capito saremo sulla buona strada per diventare, a nostra volta positivamente “diversi” e per sperare (e credere fortemente) di essere per noi e per il mondo, nel quale siamo capitati forse per caso, una risorsa e non un impiccio, come spesso sono considerati quelli come Michele.

Fonti:
Le informazioni riportate sono tratte – salvo diversa indicazione – dal Sito web di Trento Today.



Immagine tratta da pixabay.com

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