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Coronavirus, Gimbe: anticorpi? Vittoria della scienza, ma servono studi

Il parere di Nino Cartabellotta, nei giorni scorsi in occasione del Forum sistema salute a Firenze. Test rapidi "a scuola possono aiutare lo screening”. Bene il vaccino in farmacia, "ma la legge va modificata”

8 ottobre 2020

ROMA - La scoperta da parte dell'università di Washington con la collaborazione dell'ospedale Sacco di Milano di anticorpi super potenti contro il Coronavirus fa sperare nella lotta alla pandemia. Ma il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, invita ad ogni modo alla prudenza. "In generale- spiega nel corso di una conferenza stampa a latere del forum sistema salute, a Firenze- qualsiasi tipo di scoperta fatta in laboratorio e anche negli studi preliminari sull'uomo deve essere confermata da ampie sperimentazioni cliniche, controllate e randomizzate per vedere quali poi sono gli effetti a medio e lungo termine".Quindi, chiarisce, si tratta "sicuramente di una vittoria della scienza che ha bisogno di conferme ulteriori su numeri importanti e con studi rigorosi su larga scala".

“Test rapidi a scuola possono aiutare lo screening”

"I tamponi rapidi che sono stati sdoganati da una nuova circolare del ministero della Salute possono aiutare perché funzionano point of care, cioè una volta prelevato il tampone naso-faringeo con le stese modalità viene processato direttamente sul posto senza necessità di inviare il campione a un laboratorio esterno". È quanto ha spiegato Cartabellotta in occasione del forum sistema salute a Firenze, nei giorni scorsi. In sostanza se i test rapidi rappresentano semplicemente un sistema più rapido di ricerca dello stesso antigene saltando la fase del laboratorio, chiarisce, "questo darebbe un grande vantaggio nelle attività di screening per evitare di mettere in quarantena intere classi. Quindi speriamo che ci sia adeguata fornitura di un tampone rapido per tutte le scuole italiane. Tutti gli altri test come test rapidi non vanno bene".

“A Natale mille in rianimazione, gestibile”

"Se si dovesse mantenere questa crescita lineare dei casi di Coronavirus ci troveremo alla vigilia di natale con un numero di casi ospedalizzati intorno ai 9-10 mila e un migliaio in terapia intensiva. Un numero assolutamente gestibile e per nulla paragonabile allo tsunami di febbraio-marzo". Lo afferma il presidente della fondazione Gimbe. "Al momento- aggiunge- osserviamo quella che si definisce una crescita lineare dei casi attualmente positivi. A fine luglio erano 12 mila, nell'ultima settimana sono diventati circa 50 mila. Di questi il 95% sono ancora in isolamento domiciliare e quindi asintomatici o oligosintomatici, un 5-6% sono ospedalizzati e intorno allo 0,5% in terapia intensiva". Riguardo alle previsioni e alle stime nei prossimi mesi, tuttavia, Cartabellotta precisa che in questa fase sono "molto azzardate" e possono essere riviste al rialzo o al ribasso "da fattori imprevedibili". Il quadro delineato da Gimbe, d'altronde, avverte, "si basa solo sulla attuale velocità di crescita e sui giorni che passano: due variabili note e tenute costanti".

“Bene il vaccino in farmacia, ma la legge va modificata”

La somministrazione del vaccino contro l'influenza direttamente in farmacia "non è fattibile per un fatto squisitamente normativo. Auspicabilmente servirebbe una maggiore collaborazione fra tutte le categorie professionali per rimuovere qualunque tipo di ostacolo organizzativo, se poi questo va a impattare con le normative esistenti bisogna modificare le normative per evitare di ritrovarsi di fronte a situazioni spiacevoli". A spiegarlo è il presidente della fondazione Gimbe. "Sono favorevole- aggiunge- però bisogna vedere se questo è compatibile con la normativa vigente".

“La Toscana non ha vaccini in più per farmacie”

"La Toscana ha acquisito dosi per coprire il 75% della popolazione a rischio, non ha una quantità di dosi in più da distribuire alle farmacie". L'andamento è in netta crescita rispetto agli anni passati, vista anche la duplice utilità quest'anno del vaccino: prevenire le complicanze nelle fasce di popolazione a rischio ed evitare che i sintomi influenzali possano essere scambiati con quelli del Covid finendo per paralizzare il Paese. Tuttavia "le Regioni- spiega Cartabellotta- hanno lasciato solo una percentuale esigua, l'1,5% pari a 250 mila dosi, alle farmacie a fronte di una domanda enorme" soprattutto fra i lavoratori. In Toscana, ma anche nel resto d'Italia, secondo il presidente di Gimbe la disponibilità delle dosi in farmacia dipenderà "da quanto le campagne vaccinali fra le popolazioni a rischio saranno tempestive e con chiamata attiva". I vaccini che eventualmente avanzeranno "potranno essere ceduti, ma- ammonisce- se questo non verrà fatto in maniera tempestiva e soprattutto organizzata, che le farmacie poi ricevano i vaccini a gennaio rischia di essere assolutamente inutile".

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