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Assistenza anziani, Perché il pubblico dovrebbe interessarsi della silver economy

Due i motivi secondo Elisabetta Notarnicola, autrice del Rapporto dell'Osservatorio Long term care dell'Università Bocconi: “Perché oggi copre solo il 50% dei bisogni assistenziali degli over65 e perché la loro vita non è solo assistenza, ma c'è molto altro”

26 giugno 2019

BOLOGNA – La popolazione over65 è in costante crescita. Tra il 2010 e il 2017 è l'unica fascia di età in aumento: calano invece bambini e giovani adulti. Cresce anche il numero dei pazienti cronici, di cui circa la metà è pluripatologico. Un terzo delle persone anziane vive da sola. Nello stesso periodo sono aumentate le coppie sole, quelle senza figli, gli over59 che vivono da soli e i monogenitori, mentre sono diminuite le coppie con figli. Per quanto riguarda l'assistenza, nel 2015 gli anziani non autosufficienti erano circa 2,8 milioni, di cui 297 mila in struttura e gli altri a casa loro ma con limitazioni funzionali nella vita quotidiana. Tra servizi residenziali, diurni e domiciliari, dei bisogni di quei 2,8 milioni di anziani non autosufficienti, nel 2015 il pubblico ne copriva circa il 31% ovvero uno su tre. “Se vi si aggiungono le reti sociali, non presenti ovunque, si arriva al 50%, questo vuol dire che la metà delle persone che ha bisogno di assistenza non è nemmeno nel radar del servizio pubblico” spiega Elisabetta Notarnicola che ha curato il Rapporto dell'Osservatorio Long term care di Cergas Università Bocconi. Questo è uno dei motivi per cui, secondo Notarnicola, il pubblico dovrebbe occuparsi di silver economy. “Perché con quello che fa oggi non ce la fa – dice – L'offerta del servizio pubblico è ferma, non ci sono risorse aggiuntive e l'unica cosa che fa è cercare di mantenere l'esistente meglio che può”. Tra i soggetti che intervengono nell'assistenza, anche se sono quelli più piccoli in termini quantitativi, sono i Comuni che dovrebbero interessarsi alla silver economy, “perché sono quelli più vicini alle persone e quelli che stanno cercando soluzioni alternative”.
 
Cosa succede alle persone che non sono in quel 50% che trova risposta ai propri bisogni nel servizio pubblico? “Le famiglie si arrangiano, basta pensare che sono circa 8 milioni i caregiver familiari in Italia, molti dei quali sono a loro volta anziani, soprattutto donne, spesso schiacciate tra la cura degli anziani e quella dei figli”, dice Notarnicola. In minima parte si rivolgono ai servizi privati oppure arrivano al pronto soccorso, “un over85 su 4 va almeno una volta all'anno al pronto soccorso, il 75% ci va due volte – spiega Notarnicola – Si tratta di ricoveri nei reparti di medicina, sempre per le stesse patologie che non avrebbero bisogno di ospedale ma che se non presidiate possono portare a una crisi e quindi al bisogno di pronto soccorso”. Altre famiglie prendono una badante: sono circa un milione in Italia, di cui il 40% regolari. “Sono tantissime, basta pensare che i dipendenti del Servizio sanitario nazionale, tra amministrativi, medici e infermieri, sono circa 800 mila – continua la ricercatrice – e sono più numerose in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto dove il pubblico è forte, ma le relazioni sociali cambiano più velocemente”. E poi ci sono le famiglie che non fanno nulla.
 
C'è un altro motivo per cui il pubblico dovrebbe occuparsi di silver economy. Ed è il fatto che la popolazione anziana non va considerata solo in termini di assistenza e le politiche che la riguardano in termini di costo. “Il Comune dovrebbe fare servizi alla persona – spiega Notarnicola – e usare la silver economy è uno strumento che allarga ciò che si può fare: coprire una quota maggiore di bisogni assistenziali, ma arrivare anche a bisogni di altro tipo”. L'idea è di andare oltre il mondo sanitario e sociale e pensare a casa, turismo, trasporto, gestione del patrimonio, stili di vita, consumi, nutrizione, educazione, tecnologie. “La silver economy può essere un ponte tra passato e futuro, tra giovani e vecchi, tra pubblico e privato – conclude Notarnicola – e può consentire di passare da prestazioni a servizi che danno un senso compiuto ai bisogni delle persone”. (lp)

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