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In Calabria il “borgo amico delle demenze”: così si cambia la cultura

A Cicala, nella presila catanzarese, la cura è fatta di emozioni e di legami con il territorio. La struttura gestita dalla Ra. Gi. di Elena Sodano si basa su un approccio comunitario. Un esempio di rilievo nazionale promosso anche dalla Federazione Alzheimer Italia

17 settembre 2018

CATANZARO - “Perché da noi le emozioni diventano cura…”. Una frase scritta su una parete colore arancio: un modo di pensare, di agire, di concepire il grande e complesso universo delle demenze. Un modello rappresentato dal centro diurno nato da poco a Cicala, paese di novecento anime nella presila catanzarese. In questa struttura curare con le emozioni significa anche ritrovare per quanto possibile, e in chiave rinnovata, il filo della quotidianità, oltre la malattia. Non a caso “il nostro centro si aggiunge ai soli diciannove centri in Italia” dementia friendly, caratterizzati da un forte legame con la comunità, spiega Elena Sodano, presidente della “Ra. Gi.”, la onlus che gestisce la struttura.
 
La dimensione comunitaria del centro “Antonio Doria” ha fatto guadagnare a Cicala il titolo di “borgo amico delle demenze”. Una caratteristica in linea con i percorsi promossi dalla Federazione Alzheimer Italia che per il 14 settembre organizza a Milano l’incontro dal titolo: “Dalla famiglia alla comunità: l’innovazione al servizio della persona con demenza”. Un incontro cui parteciperà anche Elena Sodano, testimone proprio del modello socio-assistenziale lanciato in questa parte di Calabria rappresentata ora da un nuovo protagonismo sociale. “Stiamo facendo un lavoro immane per cambiare la cultura, quella medica anche delle famiglie, secondo cui demenza vuol dire morte, non vita, non poter fare più nulla”, dice Sodano. “Ci sono ancora degli zoccoli duri, ma faremo in modo di cambiare le cose anche a Catanzaro”, dichiara in occasione della presentazione alla stampa degli “Happy Dementia Days”: un evento in programma dal 24 al 26 settembre nel capoluogo calabrese e poi il 27 settembre a Cicala, tra incontri scientifici, arte, percorsi di condivisione con malati, famiglie e operatori secondo una logica di apertura al territorio.
 
Demenze Centro “Antonio Doria” Calabria
Quello di Cicala è un percorso vissuto giorno dopo giorno. Un cammino umano che gli operatori fanno insieme a Mariella, Elio, Paolino e con tutti gli altri ospiti, a oggi circa una decina, che arrivano anche dai paesi limitrofi come Decollatura, Carlopoli e Panettieri. Si tratta di condividere storie e mondi paralleli, come il piccolo mondo di Amelia, detta Amélie, custodito in una piccola casa nel cuore del borgo.
 
Ci si basa su piccole ma grandi cose: i giochi, le camminate per le viuzze del paese, la tappa al bar della piazza. Di più: Elena ci mostra gli spazi della struttura. C’è ad esempio la stanza degli oggetti di una volta, la stanza dove ascoltare la musica, quella per pregare. E poi le bambole di un tempo, ma anche i tessuti da sentire e su cui lavorare “perché qui i ricordi sono legati ai maglioni fatti in casa”. Insomma: percorsi sensoriali, contatto corporeo, recupero delle emozioni più ancestrali.
 
Centro “Antonio Doria” Calabria 3
Sullo sfondo di tutto c’è il metodo Teci (Terapia espressiva corporea sensoriale integrata). Un metodo sperimentale ideato da Elena Sodano, una laurea in psicologia ed esperta in terapia psicocorporea. “Un pannello fatto di tante tecniche che per circa un anno è stato oggetto di valutazione della Società italiana di geriatria e di gerontologia”, spiega la presidente della Ra. Gi. a proposito di “un metodo e un marchio già registrati”. Un modello che sta suscitando interesse nella comunità scientifica e che Elena Sodano sta diffondendo con pratiche dimostrative in diverse parti d’Italia, come ad esempio Roma, Bologna, Mantova e presto Udine.
 
 “Con Teci - spiega Sodano - c’è contatto corporeo, c’è relazione, c’è la sensazione, la riscoperta della pelle. Oltre che ai pazienti è rivolto agli operatori e al loro benessere”. Nelle relazioni di cura “cambia la comunicazione, c’è uno scambio emotivo, si lavora sul recupero delle sensazioni che sembravano perse”. Inoltre, per stare agli esempi, ci sono i movimenti al suono dei tamburi “per recuperare centralità e libertà corporea”. Dunque una vasta gamma di pratiche che va a integrare il tradizionale approccio farmacologico limitando nella misura in cui è possibile il ricorso ai farmaci e facendo di tutto “per stimolare fino a quando si può ogni singolo neurone”. Il metodo Teci viene praticato anche nel centro “Al. Pa. De.” (Alzheimer, Parkinson e Demenze) nella città di Catanzaro. Una struttura gestista sempre dalla Ra. Gi. dove però non è partita, come nelle intenzioni originarie, l’esperienza del “borgo amico” perché “il Comune non ha predisposto le delibere” per aderire alla manifestazione di interesse della Regione.
 
Insomma: “Cicala ci ha creduto”. Come ci crede Esther Di Benedetto, di Cooperarci, cooperativa sociale con sede a Savona. “Siamo interessati a questi aspetti innovativi”, dice Di Benedetto in visita a Catanzaro e a Cicala e pronta a far conoscere quanto si fa alla Ra. Gi. Ci sono poi le speranze, la fiducia, i bisogni dei famigliari, delle caregiver e dei caregiver spesso a più stretto contatto con i malati. “Quando ho portato mio marito al centro mi sentivo in colpa, sentivo di abbandonarlo”, dice Anna. “Ma poi - aggiunge - ho capito che non era così. Perché con lo staff di Elena la demenza non esiste: ci sono ospiti, carezze, abbracci. Il loro aiuto - racconta la donna, con un passato da funzionaria di banca - serve anche a me, a fare le mie cose, a staccare la spina, a ricominciare dopo le giornate di disperazione”.
 
C’è quindi un grande insieme di umanità. E c’è la speranza che il “borgo amico delle demenze” continui a vivere. “Il progetto di Cicala - spiega Elena Sodano - è stato finanziato con 80mila euro della Regione e con 20 mila euro di cofinanziamento della Ra. Gi. Ma a fine gennaio il progetto scade” e “dovremo andare avanti con le rette delle famiglie”, che è “l’unico” canale di finanziamento al netto dei soldi arrivati per Cicala. Da qui l’appello per una risposta delle istituzioni. Ma con un impegno ben preciso: “Faremo di tutto per smuovere le acque. Non ci fermeremo”.

di Francesco Ciampa

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