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Autismo, Oisma: con il Dsm 5 perse in Italia il 18% delle diagnosi

Secondo la presidente dell'associazione Rosaria Ferrara, "utilizzare una definizione troppo stretta di autismo ci fa perdere tutta una serie di persone. Con l'applicazione del Dsm 5 (il manuale statistico e diagnostico per eccellenza) sulla popolazione italiana abbiamo perso il 18% delle diagnosi”

16 gennaio 2018

ROMA - "Utilizzare una definizione troppo stretta di autismo ci fa perdere tutta una serie di persone. Con l'applicazione del Dsm 5 (il manuale statistico e diagnostico per eccellenza) sulla popolazione italiana abbiamo perso il 18% delle diagnosi di autismo". Lo afferma Rosaria Ferrara, ricercatrice dell'Università di Losanna e presidente dell'associazione Oisma (Osservatorio Italiano Studio e Monitoraggio Autismo), intervenendo al convegno 'Autismo: un futuro nell'arte', in corso a Montecitorio.
 
"La ricerca deve essere al servizio della tutela dell'unicità. Cosa accade nell'ambito dell'autismo? Il disturbo ha avuto numerose definizioni- continua Ferrara- basti pensare che la prima versione del Dsm proponeva solo 100 categorie diagnostiche, oggi contiamo 300 patologie. Per dire la complessità si è deciso di utilizzare meno parole. Autismo e Dsm 5 sono quindi una coppia in crisi". Secondo Ferrara "tutto quello che riguarda l'unicità con il Dsm 5 viene spazzato via e va in netta contrapposizione con ogni singolo bambino autistico". Inoltre è "emerso un grande caos sulla sindrome Asperger, sottotipo dell'autismo- ricorda la ricercatrice- dove il ritrovarsi senza diagnosi è significato una perdita di identità".
 
Ferrara ha fondato l'Osservatorio perché "in Italia manca un database centrale sull'autismo, ci sono pochi lavori sulle diagnosi e l'intervento precoce, se ne sa poco della riabilitazione e ancora meno dell'espressione fenotipica dell'autismo nel gene femminile. Da qui nasce la missione dell'Oisma- conclude- un percorso di ricerca condiviso con varie professionalità per garantire i diritti dei soggetti autistici".

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