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“Per uscire dalla pandemia, conviene a tutti il rispetto dei diritti delle persone con disabilità”

Nel Piano “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, consegnato al governo dal gruppo di lavoro guidato da Vittorio Colao, un’attenzione specifica alle persone con disabilità fra diritti, inclusione, sostegno

9 giugno 2020

ROMA – Anche la disabilità figura nel lungo documento dalle forti implicazioni sociali prodotto dal comitato di esperti (task force) guidato da Vittorio Colao, che ieri ha consegnato alla Presidenza del Consiglio un testo di 53 pagine, con altre 121 pagine di schede di lavoro frutto di un ulteriore approfondimento su 102 singole proposte tematiche. L’intero lavoro, intitolato “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, per ogni iniziativa proposta presenta un contesto generale e suggerisce azioni specifiche da compiere, specificando il tipo di finanziamento previsto (pubblico, principalmente privato, no funding) e le tempistiche (attuare subito, finalizzare, strutturare).

Tre assi di rafforzamento e sei ambiti di intervento

Nella visione dell’Italia del futuro adottata dal Comitato ci sono tre specifici “assi di rafforzamento” per la trasformazione del Paese: il primo è la digitalizzazione e innovazione di processi, prodotti e servizi, pubblici e privati, e di organizzazione della vita collettiva; il secondo è la rivoluzione verde, per proteggere e migliorare il capitale naturale di cui è ricco il Paese, accrescere la qualità della vita di tutti e generare importanti ricadute economiche positive nel rispetto dei limiti ambientali. Il terzo riguarda parità di genere e inclusione, per consentire alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità, a chi appartiene a classi sociali e territori più svantaggiati e a tutte le minoranze di contribuire appieno allo sviluppo della vita economica e sociale, nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione. La parità di genere è fondamentale per la crescita e deve diventare, per la prima volta, una priorità del Paese. Altrettanto cruciale è una drastica riduzione delle disuguaglianze economiche, territoriali e generazionali, che sono cresciute negli ultimi anni e che costituiscono un grave problema, oltre che di equità, anche di freno allo sviluppo economico e sociale del Paese. Il documento elenca quindi sei principali ambiti di intervento: Impresa e lavoro; Infrastrutture e ambiente; Turismo, Arte e Cultura; Pubblica Amministrazione; Istruzione, Ricerca e Competenze; Individui e Famiglie.

Le persone con disabilità

L’Italia – si legge nel documento - sarà più sostenibile ed equa se saprà rafforzare le infrastrutture materiali e immateriali chiave, privilegiando senza compromessi gli aspetti di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Sarà più equa se saprà assicurare la valorizzazione delle donne, l’equità intergenerazionale e l’inclusione nella società delle persone con disabilità e di tutte le minoranze, orientando la Scuola a formare le nuove generazioni al pieno rispetto dei valori costituzionali, primo fra tutti l’uguaglianza di opportunità e di diritti.
 
Nelle righe dedicate all’istruzione e inclusione, si legge che “dobbiamo assicurare alle persone con disabilità pieno accesso a tutte le attività economiche e sociali. Lo si deve fare innanzitutto perché sono diritti costituzionali, ma anche perché solo così si potranno utilizzare al meglio le competenze e le capacità di tutti, adeguandole alle necessità di un Paese all’avanguardia e riducendo le attuali disuguaglianze, incompatibili con un futuro solido e prospero per l’Italia”.
 
Il documento afferma che è importante puntare su “parità di genere e inclusione”, per “consentire alle donne, ai giovani, alle persone con disabilità, a chi appartiene a classi sociali e territori più svantaggiati e a tutte le minoranze di contribuire appieno allo sviluppo della vita economica e sociale, nel rispetto del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione”.
 
Il documento tratta poi di miglioramento delle capacità di inclusione dei sistemi di istruzione al fine di aumentarne l’equità e di contrastare le disuguaglianze di classe, di genere, etniche e territoriali. In tale ambito – si legge nel testo - il Comitato propone: la creazione di un fondo speciale di “diritto alle competenze” per gli studenti universitari (ad esempio, misure di sostegno economico per le famiglie a reddito medio-basso e l’introduzione di un bando unico nazionale con vincolo di erogazione anticipata delle borse), l’introduzione di un programma sperimentale di orientamento per ogni fase dell’istruzione superiore, e l’introduzione di cambiamenti per rafforzare l’inclusione di studenti con disabilità”. Il tema dell’inclusione degli studenti con disabilità è spiegato più nel dettaglio con questi obiettivi: “Rafforzare i processi e gli strumenti di inclusione degli studenti con disabilità con soluzioni immediate per garantire l’accessibilità delle piattaforme comunicative ed i relativi contenuti, i sostegni educativi in presenza, le dotazioni strumentali per le famiglie che ne siano prive”.
 
Si parla poi degli interventi a sostegno delle persone fragili e rese vulnerabili dalle crisi, per dire che “occorre adottare un approccio basato sulla domiciliarità dell’assistenza, per mantenere i legami territoriali e proteggere maggiormente le comunità”. Il Comitato raccomanda il “rafforzamento dei servizi territoriali per la salute mentale, la costruzione di un’alternativa al ricovero in RSA e RSD tramite progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati e di vita indipendente per persone con disabilità, minori, anziani, persone con disagio psichico, e la sistematizzazione delle politiche del lavoro per le persone con disabilità”. E dove si affronta il tema dei progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati, si legge: “Potenziare i progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati e di vita indipendente sostenuti da Budget di Salute, quale risposta ai bisogni di cura e di emancipazione delle persone fragili e rese vulnerabili (anziani, minori, persone con disabilità) attraverso investimenti produttivi di salute e di sviluppo locale”. Spazio anche alle politiche del lavoro per le persone con disabilità: “Sistematizzare politiche del lavoro per le persone con disabilità, attraverso la proposta di misure ad hoc e di azioni di inclusione: istituzione di un albo nazionale tutor per il sostegno al lavoro delle persone con disabilità, sistematizzazione degli istituti legislativi già esistenti, istituzione di un report periodico unico sui lavoratori con e senza disabilità, etc”.
 
La disabilità trova spazio anche dove si parla di servizio civile: “Estendere il Servizio Civile, ampliandone il numero di partecipanti ed orientandolo maggiormente ad attività e servizi per ridurre il digital divide dei bambini e delle famiglie più povere e fornire assistenza alle persone anziane e alle persone con disabilità, quale strumento fondamentale di qualificazione del capitale umano giovanile e azione rigenerativa sul territorio”.
 
Il Comitato precisa che, dopo la fase di lockdown e le riaperture che stiamo vivendo in queste settimane, nel malaugurato caso di una ripresa del contagio le “eventuali “richiusure” mirate debbono esser tempestivamente e chiaramente spiegate per mantenere la fiducia nel sistema e contenere possibili percezioni peggiorative. La comunicazione deve infine avvenire in formati che consentano l’accesso e la fruibilità a tutte le persone, incluse quelle con disabilità”. E in ogni caso, nella fase di ripartenza, è comunque necessario cercare di alleviare le difficoltà delle persone e delle comunità dovute al prolungato lockdown, tenendo conto anche delle ”specifiche esigenze delle persone con disabilità”.
 
Il documento Colao dedica alla disabilità anche uno specifico approfondimento, nel quale viene ricordata la parabola dell’approvazione e ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e messi in risalto i principi che sono alla base di quel documento, con riferimento esplicito ai principi di mainstreaming, accessibilità universale, superamento di diseguaglianze e discriminazioni. Perché “per costruire un‘Italia capace di uscire dalla pandemia, superando le criticità e migliorando le politiche, in modo da non lasciare indietro nessuno, rispettare i diritti delle persone con disabilità è una convenienza per tutti”. Ecco allora che “in ogni azione proposta (dal Piano Colao) vanno incluse le persone con disabilità che devono beneficiare dei diritti alla salute, all’educazione, al lavoro, alla mobilità, al turismo, al tempo libero, al sostegno alla partecipazione”. “In questa direzione – si legge ancora - il welfare italiano deve trasformarsi in un welfare di inclusione, capace di garantire i sostegni appropriati per la cittadinanza, la qualità della vita e la partecipazione. Ogni intervento deve garantire l’accessibilità e la fruibilità a tutti per consentire alle persone con disabilità di vivere nella maniera indipendente appropriata e di partecipare pienamente a tutti gli aspetti della vita, su base di uguaglianza con gli altri, come prevedono le legislazioni europee e italiane”.

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