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Anziani, “trasformare la longevità da problema a opportunità”

L'analisi dell'assessore al Welfare del Comune di Bologna Giuliano Barigazzi al seminario sulle prospettive per la salute della popolazione anziana. Nel 2042 una persona su tre sarà over65 e sarà così fino al 2065. Il demografo Bovini: “Occasione per lavorare a medio e lungo termine”

27 giugno 2019

BOLOGNA – “Dobbiamo smettere di parlare di anziani come un problema e delle politiche che li riguardano solo come un costo. La sfida è trasformare la longevità da problema a opportunità”. Lo ha detto Giuliano Barigazzi, assessore a Sanità e Welfare del Comune di Bologna, in apertura del seminario “Prospettive per la salute della popolazione anziana” che si è tenuto oggi a Bologna. “Se un terzo della popolazione sarà stabilmente anziana, dobbiamo iniziare ad affrontare questo tema con un ventaglio di politiche che non siano solamente sanitarie – Usciamo da una discussione fatta solo in termini di problemi e costi e iniziamo a pensare in termini di silver economy”. L'assessore ha annunciato l'avvio, da settembre, di una serie di tavoli tematici per elaborare proposte da sperimentare a Bologna: “L'obiettivo è un nuovo paradigma delle politiche per gli anziani”.
 
La sfida della longevità va affrontata oggi, anzi siamo già in ritardo”. Lo ha detto Gianluigi Bovini, statistico e demografo che ha lavorato per l'area programmazione del Comune di Bologna. La speranza di vita nel 1977 era 70 anni per gli uomini e 77 per le donne, nel 2017 era rispettivamente 81 e 85, mentre nel 2065 sarà 86 e 90. Per quanto riguarda la consistenza della popolazione anziana, nel 1982 gli over64 erano il 7,5% ovvero uno su otto, oggi sono il 13,5% cioè uno su quattro e nel 2042 saranno il 19,5%, uno su tre. “Tra poco più di vent'anni gli anziani saranno un terzo della popolazione e sarà così fino al 2065 – ha precisato Bovini che è autore di “2032: idee per la longevità”, libro pubblicato da Auser Emilia-Romagna e Spi-Cgil – Un'occasione per lavorare sulla longevità a medio e lungo termine”.
 
Le reti familiari, la condizione abitativa, le disuguaglianze tra generazioni, il rischio non autosufficienza, le tecnologie. Sono i cinque temi messi sul piatto da Bovini per parlare di longevità in termini di opportunità. “Oggi molti anziani vivono da soli ma hanno una rete familiare – ha detto – Queste però sono in forte mutazione: un quarto delle persone che hanno meno di cinquant'anni oggi non ha figli, ciò significa che un quarto della futura popolazione anziana non avrà una rete familiare di sostegno. È un tema radicale da prendere in considerazione”. Il restante 75% ha un figlio solo, “e in futuro ci saranno meno probabilità di avere una presenza di prossimità visto che il mercato del lavoro non è precario solo in termini temporali ma anche spaziali – continua Bovini – La domanda quindi che ci dobbiamo porre è: come possiamo adattare un modello di welfare basato in gran parte sulle reti familiari a una realtà in cui le reti familiari stanno scomparendo?”.
 
Oggi la stragrande maggioranza delle persone anziane ha una casa di proprietà. Ma come sono queste case? “I dati ci dicono che il 70% dei palazzi con più di quattro piani non hanno l'ascensore – dice Bovini – Ecco allora una prima occasione di silver economy: riqualificare le abitazioni creando occasioni di lavoro e favorendo la mobilità delle persone anziane”. Per quanto riguarda le diseguaglianze tra generazioni, “possiamo dire che la condizione socio-economica degli anziani è migliorata, mentre è peggiorata quella dei giovani. Il flusso di aiuti si è invertito e quindi è molto più probabile che oggi siano i genitori ad aiutare i figli che non il contrario”. Altra questione il rischio non autosufficienza, “in Emilia-Romagna abbiamo un fondo regionale molto consistente, circa 500 milioni di euro, ma visti gli scenari demografici futuri non basterà e dovremo pensare a forme di assistenza mutualistica e collettiva per integrarlo”.
 
Le tecnologie ci aiuteranno a vivere meglio? “Nella Città metropolitana di Bologna ci saranno circa 330 mila anziani su un milione di abitanti, di cui il 70% vive fuori città in luoghi non serviti dal trasporto pubblico. Come faranno a spostarsi quando a 80 anni non avranno più la patente? - si domanda Bovini – C'è un enorme tema che riguarda la mobilità assistita e a cui la tecnologia può dare un forte contributo”. (lp)

di Laura Pasotti

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