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Il Giudizio di idoneità alla mansione espresso dal medico competente

Il lavoratore può chiedere al medico competente di accertare la compatibilità della mansione svolta con il proprio stato di salute

12 febbraio 2018

Il lavoratore può chiedere al medico competente di accertare la compatibilità della mansione svolta con il proprio stato di salute.
Con l'approvazione del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81 c.d. Testo Unico sulla Sicurezza del Lavoro il Legislatore ha provveduto a riordinare ed aggiornare la disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
L’art. 41 del Decreto Legislativo n. 81/2008 prevede che il medico competente ha il compito di effettuare la sorveglianza sanitaria che  comprende:
  • visita  medica  preventiva finalizzata  a constatare l'assenza di controindicazioni al lavoro cui il lavoratore è destinato al fine di valutare la sua idoneità alla mansione specifica.
  • visita medica periodica per controllare lo stato di salute dei lavoratori  ed  esprimere  il  giudizio  di  idoneità  alla mansione specifica. La periodicità di tali accertamenti, se non prevista dalla normativa,  viene  stabilita, di norma, in una volta l'anno, ma può assumere cadenza diversa, stabilita dal  medico  competente  in  funzione  della valutazione del rischio. L'organo  di  vigilanza,  con  provvedimento  motivato, può disporre contenuti  e  periodicità  della  sorveglianza  sanitaria differenti rispetto a quelli indicati dal medico competente;
  • visita  medica  su  richiesta  del  lavoratore,  qualora  sia ritenuta  dal  medico competente correlata ai rischi professionali o alle  sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell'attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica;
  • visita  medica  in  occasione  del cambio della mansione per verificare l'idoneità alla mansione specifica;
  • visita medica alla cessazione del rapporto di lavoro nei casi previsti dalla normativa;
  • visita medica preventiva in fase preassuntiva;
  • visita  medica  precedente  alla  ripresa  del  lavoro, dopo un’assenza  per  motivi  di  salute superiore ai sessanta  giorni continuativi, al fine di verificare l'idoneità alla mansione.
Le  visite mediche, a cura e spese del datore di  lavoro,  comprendono  gli  esami  clinici  e biologici e indagini diagnostiche mirati al rischio ritenuti necessari dal medico competente. Nei casi ed alle condizioni previste dall'ordinamento, le visite sono  finalizzate alla verifica di assenza di condizioni di alcol dipendenza  e di assunzione  di  sostanze  psicotrope  e stupefacenti.
Le visite di sorveglianza sanitaria non possono essere fatte per:
  • accertare stato di gravidanza
  • per accertare altri casi previsti dalla normativa vigente (come, ad esempio è stabilito, nell’ipotesi di sieropositività, dall’art. 6 della legge n. 135/1990).
Visite mediche preventive  in fase preassuntiva
Sono previste dall’art. 41- comma 2 – lettera e-bis e sono una delle principali novità introdotte dal D.Lgs. 106/09. Tale accertamento si contraddistingue perché effettuato prima che si instauri il rapporto di lavoro, cioè prima della sottoscrizione del contratto.
Il datore di lavoro deve informare il medico della mansione, della destinazione lavorativa, dei rischi connessi e del tempo di esposizione onde consentire al medico competente di compilare correttamente la cartella sanitaria e di rischio.
Secondo la formulazione del comma 2 bis art. 41Le visite mediche preventive possono essere svolte in fase preassuntiva, su scelta del datore di lavoro, dal medico competente o dai dipartimenti di prevenzione delle ASL.
 
Giudizio espresso dal medico competente
Al termine della visita viene effettuata una valutazione dei rischi e degli eventuali rimedi per tutelare la salute del lavoratore.
Il medico competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica:
a) idoneità;
b) idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioni;
c) inidoneità temporanea, di cui vanno precisati i limiti temporali di validità;
d) inidoneità permanente.
Il  medico  competente esprime il proprio giudizio per iscritto dandone copia al lavoratore e al datore di lavoro. Le prescrizioni e le limitazioni eventualmente espresse vanno rispettate dal datore di lavoro.
 
Ricorso
Il comma 9 dell’art. 41 prevede che avverso i giudizi del medico competente, compresi quelli formulati in fase preassuntiva, è ammesso ricorso, entro trenta giorni  dalla data di comunicazione del giudizio medesimo, all'organo di  vigilanza territorialmente competente che dispone, dopo eventuali ulteriori  accertamenti,  la  conferma,  la  modifica o la revoca del giudizio stesso.
Il ricorso deve essere presentato presso il Dipartimento di Prevenzione della ASL in cui ha sede l’azienda che ha effettuato la visita di idoneità.
Nel caso in cui il lavoratore decida di avviare ricorso si consiglia di richiedere la consulenza ed eventuale assistenza di un legale, anche tramite un ente di patronato.
 
Conservazione del posto di lavoro
L’art. 42 – comma 1 del Decreto Legislativo n. 81/2008 prevede che, il datore di lavoro, nel caso di inidoneità alla mansione specifica, anche in considerazione di quanto disposto dalla legge 12 marzo 1999, n. 68, attua le misure indicate dal medico competente e qualora le stesse prevedano un’inidoneità alla mansione specifica adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, a mansioni inferiori garantendo il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.
Si sottolinea che la locuzione ove possibile sta di fatto a significare che, se l'azienda non dispone di mansioni alternative può anche procedere al licenziamento. Per questo si raccomanda prudenza nel richiedere l'accertamento del medico competente procedendo, eventualmente, con la consulenza ed assistenza delle organizzazioni sindacali o di ente di patronato.

In ultimo è utile ricordare come, diverse sentenze della Corte di Cassazione abbiano affermato che il rapporto di lavoro, per il lavoratore disabile assunto come persona invalida, avviato al lavoro tramite le liste di collocamento obbligatorio, può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la Commissione Medica (di cui all'articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104) accerti la definitiva impossibilità di reinserire il lavoratore con disabilità all'interno dell'azienda. (Cassaz. n. 15269 del 12 settembre 2012 – Cassaz. N. 8450 del 10 aprile 2014 – Cassaz. N. 10576 del 28 aprile 2017). 
In definitiva, il datore di lavoro non può procedere al licenziamento del lavoratore con disabilità sulla scorta del solo giudizio di inidoneità alla mansione specifica espresso dal medico competente, senza attivare la procedura prescritta dalla legge 68/99.
 
Normativa di riferimento
  • Legge 5 giugno 1990, n. 135: “ Programma di interventi urgenti per la prevenzione e la lotta contro l'AIDS;
  • Legge 12 marzo 1999,n. 68: "Norme per il diritto al lavoro dei disabili;
  • Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81: “Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
  • Decreto Legislativo 3 agosto 2009, n. 106: “Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”;
  • Sentenza Corte di Cassazione n. 15269 del 12 settembre 2012;
  • Sentenza Corte di Cassazione, n. 8450 del 10 aprile 2014;
  • Sentenza Corte di Cassazione n. 10576 del 28 aprile 2017.
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Immagine tratta da pixabay.com

di Alessandra Torregiani e Giorgia Di Cristofaro

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