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Il bullismo, un atteggiamento di prevaricazione che non risparmia i disabili

"Si instaura dove esiste una disparità tra due forze (fisica, morale o psicologica), e nel caso del ragazzo disabile questa differenza c’è". La relazione di Marco Bongi (Apri) al convegno dell’Associazione nazionale dei pedagogisti italiani ritorna su un tema caldo della nostra scuola

6 giugno 2007


TORINO - “Il bullismo è prevaricazione. Si instaura dove c’è una disparità tra due forze (forza fisica, morale o psicologica). E nel caso del disabile questa differenza c’è”. Marco Bongi, presidente dell’Apri (Associazione piemontese retinopatici e ipovedenti) ha portato la sua testimonianza durante il convegno organizzato dall’Anpe (Associazione nazionale dei pedagogisti italiani). Il suo intervento è stato incentrato sul tema “Guardiamoci negli occhi: il bullismo visto dal disabile” .

“Non esistono ancora dati scientifici rispetto al fenomeno del bullismo tra i disabili – ha spiegato Bongi – ma si sa che è di proporzioni alquanto modeste”. Esigue numericamente, ma presenti: “C’è la prevaricazione verso il disabile con un deficit non mentale, ma fisico, sensoriale. In questo caso il danno è più profondo, perché la persona è consapevole del danno psicologico, dei segni che lascerà, anche da adulto. E questi atti acuiscono un elemento già presente nel disabile: la diffidenza”. Le manifestazioni di prevaricazione verso gli ipovedenti sono di diverso tipo, anche a seconda della gravità della disabilità. “Nel caso dell’ipovedente – spiega Bongi – c’è sempre chi mette alla prova le capacità della persona, magari sventolando le dita per vedere se riesce a contarle. Oppure vuole metterlo alla prova, chiedendo se riconosce chi ha davanti, creandogli disagio”.

Altre espressioni di bullismo si verificano spesso: c’è chi, sapendo di non essere visto, omette di salutare chi non può vederlo (e alla lunga questo può incrinare i rapporti personali), c’è chi gioca a nascondere oggetti, a non far trovare libri, matite, fogli. E anche casi più gravi: il furto, il divertirsi ad accompagnare male l’ipovedente, gli atti di violenza gratuita.

Una “provocazione” da parte del presidente dell’Apri: è vero che la maggior parte degli atti di bullismo è da parte di “normali” nei confronti dei disabili, ma è anche vero che in passato, negli anni ’80, negli istituti per disabili si erano verificati episodi di “nonnismo” rispetto ai nuovi arrivati, e anche, in rarissimi casi, si sono avute prevaricazioni da parte di disabili sensoriali nei confronti degli altri”. L’invito, conclude Bongi, è, comunque, a non sopravvalutare il fenomeno. (Rosa Ferrato)

(6 giugno 2007)

di e.proietti

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