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Inclusione scolastica, approvato il decreto. Sarà “rivoluzione”?

Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il decreto inclusione: cambiano le modalità per assegnazione delle ore di sostegno, saranno personalizzati sussidi, strumenti, metodologie. Bussetti: “Orgoglioso del lavoro fatto insieme alle associazioni e all'Osservatorio”

1 agosto 2019

ROMA – Compie l'ultimo, decisivo passo la riforma dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità, contenuta nel decreto attuativo della Buona Scuola (66/17) da lungo tempo in gestazione e profondamente rivisto, dopo lo stop del Miur nel dicembre scorso, a pochi giorni dalla prevista entrata in vigore. Dopo l'esame e l'approvazione preliminare, a maggio, delle disposizioni correttive e integrative, ieri il Consiglio dei ministri ha definitivamente approvato (con lievi modifiche al testo) il decreto, con cui dovrebbe compiersi quella che il sottosegretario Giuliano ha definito una “rivoluzione copernicana”.
 
“Un nuovo approccio verso l’inclusione e un passo avanti decisivo per allineare l’Italia, già all’avanguardia nei servizi per gli studenti con disabilità, alla nuova visione internazionale dell’integrazione – si legge nella nota del ministero dell'Istruzione che annuncia la notizia. A partire dall’assegnazione delle ore di sostegno, che verrà decisa d’intesa con le famiglie, sussidi, strumenti, metodologie di studio non saranno più elaborati in modo 'standard', in base al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente”.
Si dice particolarmente orgoglioso il ministro Marco Bussetti: “Un obiettivo che ho fortemente voluto fin dall’inizio del mio mandato e che è stato raggiunto tramite il confronto costante con le Associazioni del settore e con l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Anche su questo tema così importante – continua - possiamo presentare alle famiglie i risultati del nostro impegno concreto. Ogni studente deve essere protagonista del proprio percorso di crescita. I ragazzi che hanno bisogno di maggiore assistenza, da oggi potranno beneficiare di percorsi elaborati appositamente per loro, su base individuale. Uno strumento che potrà migliorare ulteriormente l’importantissimo lavoro svolto dai nostri docenti”.
 
Partecipazione ai processi d'inclusione. La prima novità riguarda il coinvolgimento dell'intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione. Viene rivista infatti la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica: saranno sempre presenti, oltre a un medico legale che presiede la Commissione, un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Anche i genitori e, dove possibile, se maggiorenni, gli stessi alunni con disabilità, potranno partecipare al processo di attribuzione delle misure di sostegno. “Le ore di sostegno le decide chi sta accanto allo studente e addirittura si decidono insieme a lui quando maggiorenne – spiegava Giuliano a maggio, dopo l'approvazione delle disposizioni correttive e integrative del decreto - A definirle, infatti, è come in passato quello che si chiamava GLHO, che ha il compito di redigere il Piano educativo individualizzato dell’alunno. Questo Piano, messo a punto da chi conosce sia le peculiarità dello studente sia le caratteristiche del contesto in cui apprende e vive la sua socialità, dovrà definire non solo le ore di sostegno, ma anche tutte le misure utili a rendere quanto più efficace possibile la partecipazione degli alunni con disabilità alle attività della classe e della scuola. Siamo dunque orgogliosi di dire – conclude Giuliano - che da oggi cambia lo sguardo con cui guardiamo alla disabilità a scuola e nel Paese e dunque la cultura dell’inclusione fa un importante balzo in avanti”.
 
Gruppi d'inclusione territoriale. Nascono i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT), formati su base provinciale, ovvero nuclei di docenti esperti che supporteranno le scuole nella redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) e nell’uso dei sostegni previsti nel Piano per l’Inclusione. I GIT avranno anche il compito di verificare la congruità della richiesta complessiva dei posti di sostegno che il dirigente scolastico invierà all’Ufficio Scolastico Regionale.
 
Gruppo di lavoro operativo per l'inclusione. A livello scolastico opererà il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori dell’alunno con disabilità, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con l’alunno stesso, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione avrà il compito di redigere il Piano Educativo Individualizzato, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno. “Una delle nostre priorità è stata quella di intervenire sui Gruppi per l’Inclusione Territoriale – aveva spiegato il sottosegretario Giuliano a maggio, dopo l'approvazione preliminare del provvedimento - Il testo originario prevedeva che fossero questi ad autorizzare le ore di sostegno richieste da ogni scuola, sulla base della documentazione e lontano dall’istituto e dalla classe in cui l’alunno trascorre buona parte della sua vita scolastica. Noi abbiamo voluto fare un’operazione diversa: abbiamo creato dei gruppi di docenti esperti nell’inclusione, a disposizione delle scuole per supportarle in tutti i passaggi e per svolgere attività di formazione e miglioramento dei processi di inclusione”.
 
Una rivoluzione? Ci vuole altro. Mentre il ministro Bussetti e il sottosegretario Giuliano confermano la loro soddisfazione per questa “rivoluzione copernicana”, che anche il premier Conte ha definito “un cambio di passo nella scuola italiana, in nome di un principio di civiltà”, restano caute le associazioni, Fish in testa: “Sull'inclusione scolastica si compie un bel passo avanti – commenta il presidente Vincenzo Falabella - ma la 'rivoluzione copernicana' avverrà solo quando ci sarà la separazione delle carriere, garantendo anche la continuità didattica”. Pur riconoscendo dunque gli aspetti positivi della riforma, (primi fra tutti la valutazione dinamica della disabilità, la classificazione funzionale e la costruzione partecipata del Pei), Fish indica due perplessità: prima fra tutte, “la formulazione dell'art. 6, secondo cui l'organico dei docenti per il sostegno non può essere aumentato per adeguamento a situazioni di fatto. Questo – osserva Falabella - stride con quanto previsto dalla sentenza 80/2010”. La seconda perplessità consiste nel fatto che “il dirigente scolastico, nel richiedere le ore di sostegno, non fa specifico riferimento al Pei”. Ci sono poi altri due grandi cambiamenti da fare, “prima che si possa parlare di rivoluzione copernicana – continua Falabella -. Innanzitutto, occorre intervenire affinché l'inclusione avvenga attraverso l'insegnante curricolare. Per fare questo, serve un'assunzione di responsabilità politica, che porti alla separazione delle carriere. Il ministero ha più volte detto che saranno formati 40 mila nuovi docenti di sostegno. Il problema però non è la mancanza degli insegnanti di sostegno, ma il fatto che, dopo qualche anno, questi passino sulla cattedra comune. E' un fenomeno che dobbiamo arginare, procedendo appunto verso la separazione delle carriere. Questa sì che sarebbe la vera rivoluzione copernicana”. Un ultimo limite di questa riforma è che “non preveda un investimento economico. Senza risorse – osserva Falabella – non si fanno rivoluzioni”. (cl)

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