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Da docente di musica a insegnante di sostegno: si dimette. “Non sono all'altezza”

La vicenda è accaduta a Treviso: a Giorgio Pavan, insegnante di musica, è stata affidata una ragazza con grave forma di autismo, e dopo una settimana si è dimesso. Chiocca (Coordinamento italiano insegnanti di sostegno): “Tutti i docenti devono essere specializzati, altrimenti l'integrazione è solo una speculazione culturale”

10 novembre 2018

ROMA – Dalla musica al sostegno, il passo è lungo, troppo lungo: così Giorgio Pavan, docente di musica, assegnato come insegnante di sostegno a una ragazza con una grave forma di autismo, ha deciso di dimettersi e ora sta pensando di presentare un esposto all'Ufficio scolastico, contro il dirigente che non lo ha avrebbe messo nelle condizioni di svolgere bene il proprio lavoro. La vicenda, riportata da “Il Gazzettino”, coinvolge un insegnante di violino 39 anni, che già lo scorso anno aveva ricevuto in incarico sul sostegno. Prima della pausa estiva, il dirigente aveva ipotizzato di confermarlo nella stessa classe, ma così non è stato: a Pavan, a metà ottobre, è stata affidata una ragazza con una grave forma di autismo che, secondo il docente, ha bisogno di competenze che a lui mancano. Di qui, la decisione di dimettersi, una settimana dopo l'assegnazione dell'incarico. E l'intenzione di rivolgersi all'Ufficio scolastico, per denunciare quanto accaduto. Il dirigente, intanto, si difende: “Chi sceglie di fare l'insegnante sa che questa è la gavetta da fare – commenta - Se non ci sono insegnanti specializzati nel sostegno, non siamo certo noi dirigenti ad averne la colpa”.
 
La questione degli “Insegnanti di sostegno specializzati” non convince però del tutto chi da anni chiede che tutti i docenti siano formati, a inizio servizio e in itinere, per attuare una piena inclusione scolastica degli studenti disabili. Commenta così Evelina Chiocca, docente di sostegno e componente del direttivo del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno: “La soluzione è formazione obbligatoria, subito, per tutti i docenti: ogni altra ipotesi è solo un palliativo – commenta - Senza entrare nel merito del singolo caso – spiega - la questione non è 'essere adatti a lavorare come docente di sostegno', ma essere adatti a insegnare. Il resto è da attribuirsi alla responsabilità politica e all'incapacità di tutti coloro che si sono avvicendati al ministero dell'Istruzione, ma anche nelle sedi istituzionali governative: sono loro che devono operare una scelta coerente, che può consistere unicamente nello 'specializzare' tutti coloro che accedono all'insegnamento nella scuola italiana. Se non si andrà al più presto verso questa direzione – conclude - sarà meglio dire chiaramente che quella dell'integrazione scolastica è stata una scelta di facciata, che ha garantito molti posti di lavoro e fornito occasioni per seminari, convegni, corsi di formazione e scrittura di articoli, libri, ecc. In due parole, una speculazione culturale”. (cl)

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