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Oltre 250mila ragazzi con Dsa in Italia. Un decalogo dell’istituto Serafico di Assisi

In vista del rientro a scuola, dal Serafico alcune “chiavi” per aiutare genitori e insegnanti a riconoscere questo tipo di disturbi e intervenire in modo tempestivo. Il disturbo più diffuso è la dislessia (42,5%), a seguire la disortografia (20,8%), la discalculia (19,3%) e la disgrafia (17,4%)

11 settembre 2018

ROMA – In Italia tre alunni su cento soffrono di quelli che vengono chiamati “disturbi specifici dell’apprendimento”, Dsa. Si tratta di 254.614 alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado, un numero sempre crescente tanto che nel corso di un anno la loro presenza si è incrementata passando dal 2,5 al 2,9%, con un picco del 5,4% nella scuola secondaria di primo grado, contro il 4,03% della secondaria di II grado e l’1,95% della primaria. Il disturbo mediamente più diffuso - i dati statistici del Miur sono relativi all’anno scolastico 2016/2017 - è la dislessia (42,5%), a seguire la disortografia (20,8%), la discalculia (19,3%) e la disgrafia (17,4%).
 
I sentimenti più comuni che, più forti all’inizio dell’anno scolastico, accompagnano i bambini che trovano difficoltà a leggere, scrivere e calcolare, sono legati alla paura di non riuscire come i propri compagni e di essere considerati non all’altezza delle aspettative di genitori ed insegnanti. Per promuovere una maggiore e corretta conoscenza di questo fenomeno, l’Istituto Serafico di Assisi lancia un decalogo di informazioni e consigli utili, redatto con il supporto degli specialisti del Centro di ricerca InVita, che vuole fornire gli strumenti necessari a genitori ed insegnanti per riconoscere i primi segnali e poter così intervenire in modo idoneo e tempestivo. “Una tipica manifestazione dei Dsa si ha inoltre quando all’iniziale preoccupazione per l'inizio dell'attività didattica va a sostituirsi gradualmente una profonda tendenza ad evitare l'impegno scolastico, tanto da essere giudicati come svogliati, disinteressati, disattenti e oppositivi - spiega Gianni Lanfaloni, psicologo clinico dell’Istituto Serafico di Assisi -. Questo tipo di atteggiamento viene comunemente frainteso e spesso sfocia in una forte conflittualità tra genitori e figli che non facilita la gestione del problema. Abbiamo quindi ritenuto opportuno redigere un decalogo agile che affronti ogni aspetto dei DSA e che aiuti le famiglie, così come il corpo docente, a dare il giusto supporto ai propri figli ed alunni, favorendone il successo scolastico e promuovendo lo sviluppo delle loro potenzialità, senza mai farli sentire inadeguati”.
Di seguito i punti cardine del decalogo del Serafico, “le 10 cose che genitori e insegnanti dovrebbero sapere sui Dsa”, per orientarsi su un tema di cui si parla molto ma sul quale continua ad esserci poca chiarezza.
 
Cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?
Sebbene siano definiti “disturbi”, di fatto non hanno le caratteristiche tipiche di una malattia. Hanno un’origine neurobiologica e dipendono dalle peculiari modalità di funzionamento delle rete neurali coinvolte nei processi delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Non pregiudicano quindi le capacità cognitive e non sono causati né da deficit di intelligenza o sensoriali, né da problemi ambientali o psicologici, ma possono essere considerati come caratteristiche specifiche dell’individuo, così come ad esempio l’orecchio musicale o il senso dell’orientamento.
 
Quali sono i Dsa?
Sulla base del tipo di difficoltà specifica che comportano, i Dsa si dividono in: dislessia, disturbo specifico della lettura che si caratterizza per la difficoltà nell’effettuare una lettura accurata e fluente in termini di velocità e correttezza; tale difficoltà può avere ripercussioni sulla comprensione del testo scritto; disortografia, disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nell’apprendere ed automatizzare le regole di conversione fonema-grafema e la corretta forma ortografica delle parole; disgrafia, disturbo specifico della componente esecutivo-grafica della scrittura, di natura motoria, inerente la difficoltà ad imparare a scrivere in modo fluido, armonico e leggibile a causa di un deficit nei processi di realizzazione grafica; discalculia, disturbo specifico delle abilità di calcolo, con difficoltà importanti nell’automatizzazione dei processi di calcolo sia mentale che scritto, nell’acquisizione e recupero dei fatti numerici (come le tabelline, gli “amici del dieci”, etc.) e, in generale, nel comprendere e operare con i numeri.
 
Come si riconoscono i Dsa?
I Dsa possono presentarsi da soli, associati tra loro, oppure con altri tipi di disturbo, come la difficoltà di coordinazione motoria e/o associati a disturbi dell'attenzione o del linguaggio. Per quanto riguarda i segnali legati alle abilità di lettura, generalmente un bambino/ragazzo con Dsa manifesta delle difficoltà nella conversione grafema/fonema all'inizio della prima elementare, che si trasforma successivamente in una lettura lenta e frammentaria, con molte omissioni, inversioni, sostituzioni di fonema, invenzione di parole, scarsa comprensione del significato delle singole parole e poi dell’intero testo scritto. Per le abilità di scrittura, i primi segnali sono dati da una scarsa autonomia nella trascrizione delle parole, con la presenza di molti errori di tipo fonologico, come ad esempio lo scambio di lettere, inversioni, omissioni e, in seguito, lo scarso controllo delle regole ortografiche, la separazione adeguata delle parole, l’uso dell'apostrofo, il controllo delle omofone non omografe, oppure delle regole fonetiche (errori nell'uso delle doppie o degli accenti). Per la grafia, invece, i segnali sono dati dalle gravi difficoltà nel passare dallo stampato maiuscolo al corsivo, dall'incapacità a restare nel rigo, dall'imprecisione del tratto, dalla postura scorretta, dall'affaticamento, dalla lentezza, dalla leggibilità o meno. Per le abilità aritmetiche alcuni segnali sono dati dalle difficoltà che si manifestano inizialmente nel conteggio da 1 a 20, seguite da quelle nel conteggio all'indietro, nell'apprendimento mnemonico delle tabelline, nel calcolo a mente entro la prima e la seconda decina, nella comprensione del valore posizionale delle cifre.
 
Quando è possibile fare una diagnosi e perché è importante richiederla?
Effettuare una valutazione specialistica permette innanzitutto di capire se effettivamente si tratti di un Disturbo specifico dell’apprendimento o di verificare la presenza di eventuali rischi che permettano di sviluppare un Dsa. La diagnosi può essere fatta solo alla fine della seconda elementare per la letto-scrittura e alla fine della terza elementare per le abilità aritmetiche. Tuttavia, se si hanno dei sospetti, non è da escludere la possibilità di effettuare una valutazione specialistica prima dei tempi indicati, perché la presenza di una condizione di rischio più o meno grave, soprattutto se vi è un pregresso ritardo/disturbo del linguaggio o se ci sono persone con Dsa nel nucleo familiare, richiede un intervento di recupero quanto più precoce possibile, al fine di ridurre le difficoltà contingenti e diminuire la possibilità stessa di sviluppare un Dsa.
 
A chi bisogna rivolgersi per una diagnosi?
In presenza di segnali è consigliato consultare una struttura sanitaria specializzata nei disturbi del neuro-sviluppo e richiedere una valutazione specialistica che verrà fatta mediante specifici test. Ci si può rivolgere ai centri per l'età evolutiva dell'Asl o a centri privati accreditati dal Sistema sanitario nazionale per questo tipo di attività e abilitati alla diagnosi e alla sua eventuale certificazione.

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