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Emilia Romagna, in crescita gli studenti disabili, ma finiti gli studi “scompaiono”

L’analisi di Stefano Versari dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna alla terza Conferenza per l’inclusione lavorativa delle persone disabili. “Grande attenzione sociale e investimento economico per la scuola che si riduce quando si affacciano al lavoro”

19 giugno 2018

BOLOGNA - Sono 16.544 gli studenti con disabilità certificata iscritti nelle scuole statali dell’Emilia-Romagna nell’anno 2016-2017 (erano 13.098 nel 2012-2013), pari al 3% del totale (548.859 studenti). I docenti di sostegno sono 8.663 (il rapporto studenti-insegnanti è di 1,9 studenti per ogni docente). “C’è una grande attenzione sociale e un notevole investimento economico per il percorso scolastico degli alunni con disabilità”, ha spiegato Stefano Versari, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna intervenendo alla terza Conferenza regionale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità in corso a Bologna. Versari ha calcolato che si spendono circa 450 milioni di euro per l’inclusione scolastica, di cui 360 milioni il sostegno. “Un impegno che crolla una volta terminato il percorso scolastico - ha proseguito - Finiti gli studi, questi ragazzi scompaiono, spesso sono confinati a casa con ridotte opportunità di inserimento sociale”. Basta pensare che solo il 10% dei ragazzi con sindrome dello spettro autistico con più di 20 anni lavora cos’ come il 31,4% di quelli con sindrome di Down over24. “Per l’85% delle persone con disabilità, la fonte di reddito principale è la pensione”.
 
Come intervenire? “Dato che l’investimento per il percorso scolastico è alto, possiamo pensare a come preparare questi ragazzi per il lavoro - ha spiegato Versari - Ad esempio con i test utilizzati dai docenti dei Centri territoriali di supporto per capire quali competenze o abilità di vita possono sviluppare gli studenti con autismo o ritardo mentale”. Altra grande opportunità, secondo Versari, è l’alternanza scuola-lavoro, “ma serve un collegamento con il mondo del lavoro che consenta di veicolare le competenze acquisite dai ragazzi”. (lp)

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