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Inclusione scolastica: quella effettiva non riguarda solo il docente di sostegno

I principi espressi nello schema di decreto attuativo della legge sulla “Buona scuola” dedicato all’inclusione scolastica: “L'inclusione scolastica oggi è individuata quale architrave dell'identità culturale, educativa e progettuale delle scuole”

18 gennaio 2017

ROMA – “L'inclusione scolastica, perché sia effettiva, interessa tutte le componenti scolastiche, e non solo il docente di sostegno, ovvero dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, studenti e famiglie nonché tutti gli operatori istituzionali deputati al perseguimento degli obiettivi di inclusione. Questi vivono l'esperienza scolastica inclusiva in termini di "supporto" all'alunno e allo studente con disabilità, qualificandola quale "impegno fondamentale" per tutte le risorse umane e professionali che operano nelle scuole”. Queste parole si leggono nella relazione introduttiva dello “schema di decreto legislativo recante norme per la promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità” trasmesso dal governo alla Camera dei deputati: si tratta di uno dei decreti attuativi della legge 107/16, quella della cosiddetta “Buona Scuola”.
 
La relazione illustrativa spiega che il primo articolo del decreto “definisce, in linea generale, il quadro epistemologico e culturale, all'interno del quale, si attua l'inclusione scolastica degli alunni e degli studenti con disabilità certifica ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104”. “Il concetto di "scuola inclusiva" – vi si legge - ha, infatti, avuto un'evoluzione storico-culturale che, a partire dalla legge 30 marzo 1971 n. 118 che propose un nuovo modello di scolarizzazione degli alunni disabili nelle classi comuni anziché nelle classi "speciali", ha interessato il sistema scuola nel suo complesso. L'inclusione scolastica, inizialmente denominata "integrazione". nasce, originariamente, per garantire il diritto di istruzione e successo formativo dei minori disabili ma, rappresenta, oggi, un valore fondamentale e fondante l'identità stessa delle singole istituzioni scolastiche, siano esse statali o paritarie, valido per tutti gli alunni e studenti. Lo sviluppo delle politiche scolastiche sono in linea con le evoluzioni culturali a livello mondiale: di recente approvazione e ratifica, nel 2001, da parte dell'Assemblea Mondiale della Sanità, il più alto ente decisionale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (International Classification of Functioning, Disability and Health - ICF)”.
 
“Tale classificazione – si legge sempre nella relazione - è, al contempo, della salute e della disabilità: l'enfasi è spostata dallo stato di malattia delle persone, causa della disabilità, allo stato di salute delle stesse, partendo dal presupposto che chiunque, nella vita, può avere una condizione di salute che in ambiente sfavorevole diventa disabilità. L'inclusione scolastica, oggi, è individuata quale architrave dell'identità culturale, educativa e progettuale delle scuole caratterizzandone nel profondo la mission educativa, attraverso un coinvolgimento diretto e cooperativo di tutte le componenti scolastiche. Essa, pertanto, è sviluppata e valorizzata nell'ambito dei documenti fondamentali della vita della scuola, quali il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF) che caratterizza l'identità culturale ed educativa delle singole istituzioni scolastiche. A fronte alla nuova visione di scuola inclusiva, in cui il successo formativo riguarda tutti gli alunni e gli studenti, nessuno escluso, il decreto interviene a rinnovare, ed adeguare, le strategie specifiche messe in atto per gli alunni e studenti con disabilità di cui alla legge 104 del 1992.
 
Nel 2006 è stata approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York la prima Convenzione Internazionale sui Diritti delle Persone con Disabilità ratificata in Italia con la legge 3 marzo 2009, n. 18 che all'art. 7, comma l dispone: "Gli Stati Parti adottano ogni misura necessaria a garantire il pieno godimento di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali da parte dei minori con disabilità, su base di uguaglianza con gli altri minori", L'Intesa Stato-Regioni, ai sensi dell'art. 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, sottoscritta nel 2008, sancisce, inoltre, alcuni impegni atti a stabilire "(...) modalità e criteri per ricondurre la complessa materia dell'integrazione scolastica dell'alunno con disabilità ali 'interno di un progetto complessivo idoneo a ridefinire principi e criteri su cui fondare gli interventi di sostegno e assistenza, di coordinamento e funzionalità dei movimenti accertativi e di integrazione delle azioni di tutti i soggetti istituzionali coinvolti: Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero della Salute, Regioni, Aziende Sanitarie, Province, Comuni, Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, Istituzioni scolastiche autonome". I soggetti istituzionali coinvolti si sono impegnati a realizzare gli interventi descritti nell'intesa.
 
Tutti gli atti citati – spiega sempre la relazione illustrativa - vanno nella direzione di superare, necessariamente, la vecchia concezioni di "presa in carico" da parte dei docenti degli alunni e degli studenti con disabilità di cui alla legge n. 104 del 1992, ribadendo che l'inclusione scolastica, perché sia effettiva, interessa tutte le componenti scolastiche, e non solo il docente di sostegno, ovvero dirigenti scolastici,~ docenti, personale ATA, studenti e famiglie nonché tutti gli operatori istituzionali deputati al perseguimento degli obiettivi di inclusione e che vivono l'esperienza scolastica inclusiva in termini di "supporto" all'alunno e allo studente con disabilità, qualificandola quale "impegno fondamentale" per tutte le risorse umane e professionali che operano nelle scuole.

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