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Contro lo stigma e il pregiudizio, c’è una strada che porta al “lavoro per tutti”

Il convegno di SuperAbile Inail in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità approfondisce il tema dell’inclusione lavorativa e delle sfide in campo per renderlo efficace ed effettivo: costruzione di una rete nazionale, personalizzazione dei servizi, disponibilità di dati e statistiche, lotta allo stigma e al pregiudizio

29 novembre 2017

ROMA – Lo stigma dell’improduttività e il pregiudizio che ne consegue, la carenza di dati strutturali sul fenomeno che non aiuta l’adozione di politiche attive di inclusione, la scommessa sempre attuale di rimuovere le barriere anche usando strumenti nuovi e innovativi. E’ un quadro complesso quello dell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, un fenomeno che è stato inquadrato sotto vari punti di vista nel corso del convegno “Un lavoro per tutti” organizzato a Roma da SuperAbile Inail in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità che si celebra in tutto il mondo il 3 dicembre. All’Auditorium Inail a Roma il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, il presidente e il direttore generale dell’INAIL, esperti del settore hanno tracciato il quadro della situazione e indicato la strada per gli interventi del prossimo futuro.

DE FELICE. In apertura il presidente dell’Inail Massimo De Felice ha messo in risalto anzitutto la necessità di chiarire il concetto dell’accomodamento ragionevole, “per non cedere ad alterazione arbitrarie”: è cioè utile, secondo De Felice, “costruire un protocollo di giudizio e di coordinamento delle azioni per mantenere l’omogeneità”. Ma per il presidente dell’Inail è anche fondamentale “costruire una strumentazione per gestire le situazioni di reinserimento”: bisogna cioè lavorare “con molta precisione tecnica sulla costruzione delle basi di dati per tenere sotto controllo le azioni politiche che vengono condotte”. Secondo De Felice “si parla molto della banca dati del collocamento mirato, ma al di là del parlarne bisogna lavorare con nuove metodologie di strumentazione dei dati, perché è l’impostazione tecnica originaria che assicura la riuscita dell’attività”.

BARBIERI. La relazione di Pietro Barbieri, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è iniziata mettendo in evidenza l’assenza di altri eventi istituzionali celebrativi del 3 dicembre (probabilmente “anche per evitare strumentalizzazioni in chiave elettorale”). Barbieri ha ricordato il  tema della discriminazione fondata sul pregiudizio “per cui siamo ragazzi per sempre, gente a cui puoi dare sempre del ‘tu’”. “C’è un elemento strisciante che ci vede nelle condizioni di essere discriminati”, ha affermato Barbieri, secondo il quale mancano, anche nei lavori istituzionali più recenti, delle vere analisi che mettano in evidenza le ragioni che portano alla discriminazione delle persone con disabilità (analisi che invece esistono per altre gruppi sociali, come i migranti). Barbieri ha fatto notare come dalla Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge 68/99 manchi sempre il tasso di disoccupazione e come “i disabili non facciano parte del gruppo sul quale viene calcolato l’indicatore di disoccupazione comunicato periodicamente dall’Istat”. Se dunque “già la nostra Costituzione aveva intuito il problema della discriminazione basata sulla disabilità, il problema è che per 50 anni non abbiamo avuto una normazione conseguente e la comunità sociale non è stata in grado di affrontare il tema del pregiudizio: non c’è stata alcuna capacità di lungimiranza”.  “Il filo del pregiudizio – ha specificato Barbieri – si gioca essenzialmente sullo stigma di improduttività, che cioè le persone disabili non sono in grado di produrre tanto quanto gli altri”. In questo contesto, la legge 68/99 ha le buone basi dell’idea del collocamento mirato e della quota d’obbligo, ma “occorre misurarsi con gli strumenti pubblici che abbiamo nel nostro paese, e dunque abbiamo bisogno che il collocamento mirato faccia mediazione lavorativa, che svolga un ruolo di soggetto attivo nella intermediazione fra domanda e offerta, leggendo il bisogno dell’azienda e facendo matching con la persona con disabilità adatta a ricoprire quel compito”. Per Barbieri infine occorre tenere conto della tecnologizzazione del lavoro, che rischia di diventare un fattore escludente.
 
FERRANTE. Anche Alfredo Ferrante, presidente del Comitato sui diritti delle persone con disabilità del Consiglio d’Europa, punta l’attenzione sulla bontà del dettato costituzionale (art. 1 e art.3) e sul paradosso della persona con disabilità che “è attore economico, è elettore, è contribuente, è anche lavoratore” ma spesso non riesce a vedere garantito questo suo diritto al lavoro. Ferrante sottolinea che il tema di una società pienamente inclusiva per tutti resta ancora, in molti Stati e non solo in Italia, “un problema da risolvere e una sfida che deve restare in modo trasversale e senza distinzioni di colore politico nell’agenda di tutti i governi come in quella delle organizzazioni internazionali”. Lo Stato italiano “non può prescindere dalla collaborazione con le regioni, cui spetta la programmazione degli interventi in materia di politiche sociali, e con gli enti locali, cui spetta l’erogazione dei servizi”.
 
DEL CONTE. Il presidente dell’ANPAL, l’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro, Maurizio Del Conte, ha messo invece in evidenza “la necessità di modificare gli strumenti regolatori e di servizio in funzione della diversità della persona”: occorre cioè cambiare paradigma, perché quello attuale è un sistema di tutele e di servizi costruito attorno ad una figura tipica di lavoratore. In pratica un modello monodimensionale, che di fatto però tende ad accentuare la debolezza nel lavoro delle persone con disabilità, proprio perché esse non corrispondono al modello tipico di riferimento utilizzato. Il medesimo ragionamento vale anche riguardo alla flessibilità dei contratti di lavoro e in particolare “lo smart working, il lavoro agile, ha un potenziale inclusivo rispetto alla disabilità straordinario perché non riguarda solo la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, ma permette di rendere un modello di lavoro compatibile con situazioni differenti di partenza della persona”. Per Del Conte peraltro è “inutile pensare ad un collocamento mirato se chi prende la mira non è stato addestrato adeguatamente”, e per questo l’ANPAL sta costruendo un “piano di trasmissione delle competenze ai centri per l’impiego perché siano capaci di affrontare questa sfida sul campo e di creare una rete di servizi che possa dare queste risposte”. Fondamentale dunque “uscire dalla logica protezionistica del contrasto alla discriminazione per dedicarci ad una logica inclusiva del rendere la discriminazione impossibile e irrealizzabile”. L’Agenzia dunque intende mettere in campo un’azione di sistema (e non un’azione spot) per costruire misure “attorno alla persona e non attorno al contratto o al posto di lavoro”. Con una precisazione: occorre avere a disposizione dei dati su quella persona (e su tutte le persone) perché “questo è l’unico modo per costruire un servizio efficiente”.
 
PUTTI. Il Direttore Vicario della Direzione centrale Prestazioni Socio-Sanitarie di Inail, Stefano Putti, ha illustrato nel dettaglio il tema della tutela globale integrata e degli interventi dell’INAIL per il reinserimento e l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro, così come attribuite all’Istituto dalla legge 190/2014. L’Inail ha infatti realizzato un modello di servizi attraverso il quale la persona con disabilità da lavoro diventa destinataria non solo di prestazioni economiche che indennizzano il danno biologico, ma di una più articolata gamma di interventi personalizzati volti a favorire il massimo recupero delle funzioni lese e la piena integrazione in ambito sociale e lavorativo. Il lavoratore che ha subito un infortunio o contratto una malattia professionale viene accompagnato  nella fase del reinserimento lavorativo attraverso progetti personalizzati mirati alla conservazione del posto di lavoro o alla ricerca di una nuova occupazione, evitando che, a seguito dell’evento lesivo, possa essere esposto al rischio di esclusione dal mondo del lavoro. Tali progetti consentono nel concreto tre tipologie di intervento, per la cui realizzazione l’Inail rimborsa i costi sostenuti dal datore di lavoro, fino ad un massimo di 150 mila euro: si tratta di interventi di superamento e abbattimento delle barriere architettoniche nei luoghi di lavoro, di interventi di adeguamento e adattamento delle postazioni di lavoro e infine di interventi di formazione.
 
MUSELLA. Di impresa sociale e di riforma del terzo settore ha parlato Marco Musella, professore ordinario di Economia Politica e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università “Federico II” di Napoli, e presidente di Iris Network. La riforma, ha spiegato Musella, riconosce con più coraggio rispetto al passato la possibilità di utilizzare lo strumento dell’impresa per favorire il raggiungimento di obiettivi di utilità sociale e di inclusione e dà quindi più strumenti all’impresa sociale di inserimento lavorativa come impresa che realizza la propria missione attraverso il reinserimento lavorativo di persone disabili, che si caratterizza quindi non tanto per ciò che produce ma in ragione di come lo produce, della particolare tecnica che sceglie di utilizzare per poter integrare dei lavoratori cosiddetti “speciali” tra i propri fattori della produzione. Importante in questo senso la valutazione dell’impatto sociale, intesa anche come misure che consentano di valutare gli effetti che l’attività di impresa genera nei lavoratori con disabilità, sul loro benessere fisico e psicologico e sul benessere anche di famiglie e parenti. E, insiste Musella, “andrebbero considerati anche gli effetti che questo sistema di imprese genera sul modo in cui la comunità, locale e nazionale,vive la diversità”.
 
BOBBA. Il sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, Luigi Bobba, ha illustrato le novità contenute nella legge di riforma del terzo settore, in particolare il fatto che il legislatore ha disciplinato un “perimetro preciso e ben individuato nel quale possono esplicarsi le attività di interesse generale, e quindi anche quelle che hanno come finalità l’inclusione lavorativa”. Fra le modalità tramite cui si possono perseguire le finalità di interesse generale – spiega Bobba - c’è l’azione volontaria, quella mutualistica, ma anche l’imprenditorialità sociale: i prossimi anni saranno dunque importanti per verificare se la nuova legislazione sull’impresa sociale avrà portato ad un allargamento dei confini della stessa in termini di soggetti coinvolti, di imprese capaci di assumere, di valore sociale (e non solo produttivo) realizzato. Per il sottosegretario al Lavoro “ci sono le opportunità e gli strumenti perché il ‘lavoro per tutti’ non rimanga solo un elemento retorico: si è messo in moto qualcosa, che come tutti i processi richiede energia perché il cambiamento non accade semplicemente aspettando che accada. Ci sono gli strumenti, abbiamo chiaro l’obiettivo: dobbiamo – ha concluso Bobba – percorrere questa strada e percorrerla assieme”.
 
LUCIBELLO. Nella conclusione dei lavori, il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, ha affermato la necessità di proseguire “con nuovi metodi” nell’affrontare le questioni e le problematiche sollevate dalla disabilità. Una impostazione che vale sotto tutti i punti di vista e che viene perseguita anche dall’Inail con il suo impegno a tutto campo nel favorire la pratica sportiva come strumento di riabilitazione, la ricerca di nuove soluzioni tecniche in tutti i campi per favorire e facilitare la vita quotidiana, la messa a punto di migliori strumenti di assistenza, il ruolo di diffusione svolto da SuperAbile. Ma Lucibello illustra anche una “nota dolente”, quella relativa proprio alle competenze che l’Istituto ha assunto sul versante del reinserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro. “Come Inail abbiamo fatto tutto, ci siamo dati strumenti ineccepibili sul piano giuridico, ma che all’atto pratico si rivelano di fatto inefficaci, perché abbiamo stanziato 20 milioni di euro e alla fine di questo 2017 ci troveremo a non aver speso un solo euro. Va fatta una riflessione non banale, allora, che ci porti a compiere davvero un lavoro di squadra: il sistema di politiche attive oggi si regge su competenze molto diversificate, con un’Agenzia nazionale, l’Anpal, che è ancora una speranza, visto che manca una rete nazionale di servizi per le politiche del lavoro e manca un luogo di incontro in cui tutti i soggetti si incontrano per trovare delle soluzioni comuni ai problemi, nell’ambito delle proprie risorse e con obiettivi condivisi. E’ necessario dunque mettere in campo un sistema che intercetti l’imprenditore per aprire la strada al reinserimento lavorativo dei suoi dipendenti: un tavolo con le regioni e con l’Anpal che, partendo dall’esperienza dell’Inail e con la convinzione che ciò che va bene per il disabile da lavoro può essere poi un punto di riferimento per tutti, individui quelle realtà regionali in cui l’esperienza Inail possa fungere da esperienza modello e possa realizzarsi una sperimentazione pratica di questo modello. Tutto ciò con la regia corale garantita dal ministero del Lavoro, dall’Anpal, da un intero sistema paese che – ha concluso Lucibello – ha bisogno di buone leggi che producano risultati concreti e non di leggi che al più trovino spazio solamente in qualche rivista di settore, non incidendo però nella realtà”.
 
Nel corso del convegno “Un lavoro per tutti” sono state presentate anche le esperienze della Fondazione Boccadamo (che ha avviato un corso di formazione in arte orafa per persone disabili) e della onlus “Come un albero”, che si occupa di inserimento lavorativo e sociale di persone con disabilità intellettiva. Si è infine tenuta la cerimonia di premiazione della prima edizione del Concorso “Scatto inSuperAbile”, che ha visto la consegna dei riconoscimenti a quattro autori che con le loro fotografie hanno saputo illustrare la disabilità in campo lavorativo e più in generale in tutte le sue forme.

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  • MRCDNL62P44F844O
    Buongiorno, cortesemente vorrei sapere se i materiali e le relazioni del convegno Un lavoro per tutti, sarnno disponibili per la consultazione. Grazie Daniela Mercorelli direttivo Fish Umbria onlus



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