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I Down cucinano la salama da sugo?

E' un tipico piatto della tradizione ferrarese, la stessa città che è stata teatro della vicenda della mamma che ha ritirato la bimba dall'asilo perché in esso vi lavora un'assistente con sindrome di Down. La salama da sugo non sempre è facile da digerire, così come alcune parole che sono state spese sul tema

24 ottobre 2015

BOLOGNA - Chissà cosa penserebbe la nobile famiglia degli Estensi del fatto che ha scosso la loro meravigliosa città di Ferrara alcune settimane fa?

La cronaca ci racconta di una mamma che ha deciso di non iscrivere la propria figlia in un asilo nido perché vi lavora un'assistente con la sindrome di down, addetta alle pulizie e al cambio pannolini. La notizia ha suscitato immediatamente notevole interesse sui media.

Camilla Ghedini, addetta stampa dell' Ordine dei medici, ha postato sul suo profilo un'intervista a Giuseppe Sarti, il direttore della Città del Ragazzo, luogo di formazione per ragazzi inoccupati e per disabili che così afferma: "Se incontrassi quella mamma cosa le direi? Non esprimerei nessun giudizio, solo il consiglio di migliorare la conoscenza di un tema su cui c'è molta disinformazione. Spero che quanto è successo in quell'asilo sia solo frutto di un errore e che quindi la bimba di quella signora possa crescere in un ambiente inclusivo che dà il giusto valore all'integrazione".

Massimo Masotti, Vicepresidente dell' Ordine dei Medici, di parere opposto, così commenta: "Bellissima intervista, per carità, ma anche io i miei nipoti me li sarei riportati a casa [...] I Down vanno bene in cucina, a fare giardinaggio... ma a cambiare bambini di pochi mesi proprio no: questa è platealità e cialtroneria". Dopo questa frase Masotti si è dovuto dimettere dalla sua carica. Ma le sue considerazioni rimangono e mi fanno pensare.

L'inclusione nasce e si sviluppa soprattutto grazie a delle piccole azioni, a quelli che a me piace chiamare "microgesti di fiducia". Quando vengo a conoscenza di certe notizie, specie se avvengono a pochi chilometri da casa mia, devo fare un'amara riflessione su quanto al giorno d'oggi, dopo trent'anni di battaglie, ancora c'è chi fa molta fatica a dare fiducia e responsabilità a persone con disabilità. Senza per altro dare una valutazione sull'operato oggettivo ma su temi astratti, teorie, pregiudizi.

Mi chiedevo se dopo tanti anni che giro l'Italia per parlare di integrazione, inclusione e ruolo attivo ci fosse ancora bisogno di affrontare certi argomenti. Trent'anni, fra l'altro, dalla normativa sull'educazione inclusiva. Purtroppo, pur vedendo in tanti contesti i passi avanti fatti, in questi casi mi rendo conto che oggi più che mai, in una società che va a mille all'ora senza guardare in faccia a nessuno, c'è un grande bisogno di affrontare certi temi per evitare di fomentare quella che Papa Francesco chiama la "cultura dello scarto".

È inutile fomentare la polemica, ma da questa notizia deduciamo che il tragitto dell'inclusione è ancora lungo, stretto e pieno di insidie che portano ad incappare in questo tipo di situazioni, anche con persone che ricoprono importanti ruoli istituzionali e che in virtù della loro posizione dovrebbero agevolare questo processo.

Che dire? La salama da sugo, tipico piatto della tradizione ferrarese, sarà anche buona, ma non è sempre facile da digerire, così come le parole di qualcuno.

E voi avete mai digerito la salama da sugo?

Scrivete a claudio@accaparlante.it o sulla mia pagina Facebook. (Claudio Imprudente)

(26 ottobre 2015)

di d.marsicano

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