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In Accessibilità


I P.E.B.A. anche con i cittadini

Il monitoraggio, la programmazione e la realizzazione degli interventi per il superamento delle barriere architettoniche passa dai P.E.B.A. Interessati anche i cittadini.

7 agosto 2019

I P.E.B.A. - Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche - sono lo strumento per la pianificazione degli interventi di accessibilità. Previsti nelle norme vigenti inerenti sia l’accessibilità che il più ampio tema dei diritti delle persone con disabilità. I piani sono stati introdotti nel 1986 relativamente agli edifici pubblici (Legge 41/86, art. 32) poi estesi nel 1992 agli spazi urbani (Legge 104/92, art. 24); nel 1996 con il D.P.R. 503/96 artt. 3-4 vengono definiti anche quali sono i percorsi accessibili.
 
L’obbligatorietà della redazione del P.E.B.A, da parte delle amministrazioni competenti, è stabilita entro un anno dalla adozione dalla Legge 41/86, riferita agli edifici pubblici; i tempi previsti per l’attuazione risultano in molte circostanze, ampiamente disattesi, quando addirittura non sia, in molte città ancora oggi, mancante la progettazione del P.E.B.A. stesso.
La realizzazione del piano ingloba, con le diverse estensioni della norma, gli edifici e gli spazi aperti oltre a interessare altri molteplici aspetti; riguarda sia le barriere fisiche che quelle senso-percettive; consente di operare con continuità tra monitoraggio, programmazione e realizzazione degli interventi, anche rispetto ai costi delle opere, con  una più corretta programmazione finanziaria, volendo superare un approccio episodico e frammentato dei progetti. Il piano attua, alla stregua di ogni altro strumento di pianificazione, attraverso un approccio metodologico e programmatico il miglioramento dei livelli di accessibilità.
 
Oltre la normativa di settore, il P.E.B.A. è diventato in alcune realtà - ricordiamo il Piano della Accessibilità di sei Comuni della Provincia di Pistoia - un elemento di raccordo tra gli aspetti prettamente progettuali e quelli più estesi della sostenibilità e dell’inclusione delle persone. Questa evoluzione ha consentito di adottare soluzioni per una migliore la vivibilità, conciliando la fruizione degli edifici, delle aree all’aperto, con la loro destinazione e il loro utilizzo. Uno strumento di “approccio costruttivo” alle criticità rilevate; strumento di completamento di più organici progetti di pianificazione nei quali impegnare più interlocutori e più ampi territori.
Inoltre, sono particolarmente rilevanti le esperienze di Milano e Venezia. Il Comune di Milano con l’adozione del piano è diventato un esempio di buona pratica. Il suo P.E.B.A. è stato un requisito rilevante nella valutazione per l’assegnazione alla città del European Union Access City Award nel 2016. Per il Comune di Venezia la definizione del piano non solo è stata una sfida, per l’indubbia complessità del contesto, ma anche, una possibilità per innalzare la qualità di fruizione della città nel suo insieme.
Non di minore rilievo sono le esperienze dei comuni che hanno scelto di predisporre il loro piano anche sulla base delle segnalazioni pervenute dai cittadini, con la compilazione di un questionario specifico e con tavoli di confronto estesi al tema della riqualificazione urbana in genere, in un processo di coinvolgimento virtuoso dei fruitori/destinatari dei futuri interventi.
Per incentivare l’adozione e ribadire l’importanza dei P.E.B.A. due passaggi rilevanti sono quelli indicati dall’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con Disabilità (previsto dalla Convenzione ONU sui diritti delle Persone con Disabilità, ai sensi dell’art.3, comma 5, della Legge 18/2009, con la quale l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU) - nel primo e nel secondo “Programma d’Azione Biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità”.

Nel primo Programma d’Azione (adottato con il D.P.R. del 4 ottobre 2013) nella linea di intervento - Promozione e attuazione dei principi di accessibilità e mobilità - viene esplicitamente indicato di: rafforzare l'efficacia di strumenti programmatori di rimozione delle barriere in edifici e spazi pubblici esistenti, fissare obiettivi temporali certi per l'ottenimento dei risultati; rilanciare gli strumenti di pianificazione per l'adeguamento e l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici e spazi pubblici inserendo come elemento prioritario il tema dell'accessibilità nel quadro più generale del rinnovamento/restauro del patrimonio edilizio del paese.
 
Il secondo Programma d’Azione (adottato con D.P.R. del 12 ottobre 2017), nel perseguire una nuova strategia della accessibilità, fa emergere, come necessaria, la revisione e l’aggiornamento complessivo della normativa vigente in materia, per adeguarla ai principi della Progettazione Universale, in attuazione della Convenzione ONU. L’intento, relativamente ai P.E.B.A., è rivedere l'impianto normativo e regolamentare l'accessibilità di spazi ed edifici pubblici esistenti al fine di definire i criteri e le modalità, stabilire procedure, tempi di adozione e approntare un sistema sanzionatorio per i casi di inosservanza.
A prescindere dal nome e dal nuovo impianto normativo, che viene auspicato, anche per i P.E.B.A, appare evidente che non sono superati; risultano strumenti necessari, utili a sancire il diritto imprescindibile alla accessibilità per tutti i cittadini.
 
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Immagine tratta da pixabay.com
 

di Giuseppina Carella

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