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Scuole paritarie, il problema del sostegno: lo Stato rimborsa solo una parte

Lo Stato copre solo una quota limitata di ore di sostegno, le altre sono a carico della scuola. E i genitori talvolta si sentono chiedere un contributo. Nocera (Fish): "Solo le primarie parificate hanno il docente pagato dallo Stato"

insegnante di sostegno

ROMA - L'iscrizione di un alunno con disabilità ad una scuola privata paritaria non può mai essere negata, ma il problema principale in questo campo è il sostegno: la presenza di un insegnante aggiuntivo infatti, in alcuni casi, può essere assicurato solamente per un limitato numero di ore, oltre le quali, per un genitore, l'alternativa di mettere le mani al portafoglio diventa molto concreta. Questione di fondi e di finanziamenti. A spiegare la situazione sul campo è Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap) e responsabile dell'area normativo-giuridica dell'Osservatorio scolastico sull'integrazione dell'Aipd (Associazione italiana persone down).

"Le scuole private paritarie - spiega Nocera - sono obbligate ad accettare l'iscrizione degli alunni con disabilità, pena la perdita della parità ottenuta: da questo punto di vista mai possono rifiutare l'iscrizione". Il problema sorge però con l'insegnante di sostegno, che le scuole non sono tenute a pagare. Nella scuola primaria, infatti, se la scuola paritaria è anche parificata (cioè se ha anche stipulato una convenzione con il ministero) è proprio il ministero (attraverso l'Ufficio scolastico regionale) a intervenire nel pagamento di quanto dovuto al docente di sostegno e l'unica differenza rispetto alla scuola pubblica è che quest'ultima ha l'obbligo di seguire la graduatoria dei docenti, mentre la scuola privata può nominare un insegnante prescindendo dalla essa. Se invece l'istituto di scuola primaria è paritario ma non anche parificato, e in ogni caso quando si parla di scuola dell'infanzia e di scuola secondaria di primo e secondo grado, l'insegnante di sostegno non viene pagato dallo Stato e dunque è possibile che venga chiesto ai genitori di "saldare" il conto.

In questi casi infatti le norme prevedono che venga erogato alle scuole un contributo pubblico annuale per coprire le spese del sostegno, ma gli importi di tali contributi specifici sono talmente bassi da essere insufficienti al bisogno. "Per la scuola dell'infanzia - spiega Nocera - il finanziamento del ministero è stato di 5 milioni di euro, che ripartito per i circa 5500 alunni disabili che la frequentano equivale ad un contributo annuo di circa 900 euro per alunno". "Per la scuola primaria paritaria non parificata - continua il vicepresidente Fish - il contributo ammonta a circa 1500 euro annui ad alunno e per la secondaria a circa 2200 euro annui": cifre chiaramente insufficienti a garantire un sostegno continuato durante tutto l'anno. "Ecco allora - conclude Nocera - che in questi casi succede che la scuola avvisi i genitori dei ragazzi con disabilità che potrà coprire il sostegno solamente fino all'equivalente del contributo ricevuto". Più di qualcuno dunque si sente dire: "Oltre quel tetto, se ti paghi l'insegnante, io te lo dò". Ma prima di arrivare a questo, dovrebbero quanto meno essere percorse tutte le possibili strade alternative. (ska)

(25 febbraio 2010)

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bambine leggono insieme un libroInchiesta sull'inclusione scolastica degli studenti con disabilità nelle scuole private paritarie: molti non li accettano, consigliando ai genitori di rivolgersi alle scuole pubbliche. E dove vengono iscritti, ai genitori spesso tocca pagare di tasca loro l'insegnante di sostegno. Ecco cosa prevede la normativa e quello che succede sul territorio...