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Morti sul lavoro. Amianto, a processo 11 ex dirigenti della Pirelli. L'Inail parte civile

Il gup di Milano decide il rinvio a giudizio per i dirigenti degli stabilimenti Pirelli: l'accusa è di omicidio colposo aggravato e lesioni nei confronti di 24 operai morti per mesoteliomi o altre patologie correlate. Si dovrà stabilire se furono esposti all'amianto e se furono omesse le norme di sicurezza. I fatti risalgono agli anni ottanta

stabilimento Pirelli

MILANO - Il processo si farà: il gup di Milano, Luigi Varanelli, ha rinviato a giudizio 11 ex dirigenti della Pirelli, in servizio tra il 1979 e il 1988 negli stabilimenti di viale Sarca e via Ripamonti, accusati di omicidio colposo aggravato e lesioni nei confronti di 24 operai, morti o gravemente malati per mesotelioma e forme tumorali legati all'amianto. I giudici dovranno stabilire se i responsabili dell'azienda abbiamo omesso le norme di sicurezza che avrebbero permesso di tutelare la salute dei lavoratori.

Anche l'Inail parte civile nel processo. Andranno a processo, con l'aggravante anche di aver violato normative di sicurezza sul lavoro, i componenti del cda e gli amministratori che si sono succeduti dal '79 all'88. Fu Ennio Marciano, un operaio morto nel 2002, il primo a presentare una denuncia in Procura, dopo essersi ammalato. La figlia Giusy è avvocato di parte civile nel procedimento, assieme ad altri legali che rappresentano le famiglie dei dipendenti deceduti o malati, la Regione Lombardia, l'Inail e l'Asl di Milano. Il processo inizierà il 19 dicembre davanti ai giudici della sesta sezione penale del Tribunale di Milano.

L'accusa: "Esposizioni massicce e ripetute all'amianto". La decisione del gup arriva dopo una lunga inchiesta, passata anche per un'iniziale domanda di archiviazione da parte della Procura a cui si erano opposte le famiglie delle vittime. Alla fine, però, il giudice ha ritenuto che ci siano gli elementi necessari per disporre un processo accogliendo, così, la richiesta del pm Maurizio Ascione. Le vittime - secondo la ricostruzione del pubblico ministero, che ha disposto consulenze scientifiche - avrebbero subito esposizioni "massicce e ripetute" all'amianto che hanno causato le malattie e le morti. Negli stabilimenti sarebbero mancati adeguati sistemi di aspirazione o protezione individuale e non sarebbe stato installato alcun sistema di "raccoglimento polveri". Sempre secondo la ricostruzione del pm, l'amianto era "presente in varie forme nel talco, negli scambiatori di calore, nelle postazioni di lavoro, nei locali di servizio" e veniva utilizzato anche per le mescole delle gomme e per "le tubazioni" dei serbatoi.

L'azienda: "Mai utilizzato amianto nella produzione di pneumatici". Da parte sua la Pirelli spiega, in una nota, di aver "sempre agito cercando di tutelare al meglio la salute e la sicurezza dei propri dipendenti con le misure adeguate alle conoscenze tecniche a disposizione nel corso degli anni". La società chiarisce, inoltre, che non è mai stato "utilizzato amianto quale componente nella produzione degli pneumatici", anche se "all'epoca l'uso dell'amianto negli edifici era pratica comune nelle tecniche di costruzione". (da Inail.it)

(27 settembre 2011)