Dicembre 2018

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contando la forza di vivere ancora grazie all’amore dei suoi nipoti, dei figli, della moglie, con la fede in Dio ritrovata e rafforzata.

Scatta quindi la decisione di non arrendersi, di informarsi, di non fermarsi: ore e ore davanti al computer per entrare in contatto con ricercatori e centri specializzati di tutto il mondo; il continuo confronto con altre persone malate e con i loro familiari, con medici, operatori, con intellettuali in prima linea rispetto al grande tema medico, umano e sociale delle demenze.

In questo nuovo percorso anche l’incontro con un ricercatore, mai identificato nel libro, che suggerisce un percorso terapeutico basato sia sui tradizionali farmaci da protocollo sia sull’uso della dopamina: «Non si parla di guarigione, ma di rallentare la malattia», precisa Antonio sostenendo che adesso la qualità della sua vita è migliorata. Insomma: almeno per il momento nessuna terapia risolutiva, ma la speranza che le cose possano cambiare. Una speranza che manifesta citando inoltre un recente studio condotto su 170 persone dai ricercatori della Fondazione Santa Lucia Irccs in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma. Una ricerca – fa sapere la stessa Fondazione – che avalla l’ipotesi terapeutica dell’efficacia della dopamina «per contrastare i deficit cognitivi e di comportamento dell’Alzheimer». «Una novità di paradigma», avvertono sempre dall’istituto», che va considerata con prudenza, ma che si fa progressivamente largo in ambito scientifico e offre nuova energia alla ricerca».

Ma al netto delle nuove frontiere della medicina, in questa storia non ci sono verità scientifiche conclamate né possono esserci: Antonio Candela non parla da addetto ai lavori, ma da uomo che racconta se stesso. E la sua storia rivela la sola verità umana di chi lotta per esserci ancora, di chi si sente vivo malgrado tutto.

In questa vicenda c’è poi la certezza di una rete fatta di solidarietà, di nuove amicizie, di rapporti forti al pari dei legami “di sangue”. E ci sono due amici speciali: Michele Farina e Flavio Pagano, giornalisti impegnati a raccontare l’Alzheimer con la forza della scrittura, anime ideatrici dell’Alzheimer Fest di Levico Terme (Trento). Una festa, ma anche una realtà associativa, con il coinvolgimento dello stesso Antonio Candela nel ruolo di socio fondatore: una rassegna fatta di musica, teatro, incontri, di riflessioni e di leggerezza, con i “sani” e i “malati” insieme, oltre i muri della separatezza. Un evento, giunto a settembre di quest’anno alla seconda edizione, che promuove una visione diversa della malattia intesa non come la fine di tutto, ma come l’inizio di una nuova stagione di vita.

Oltre all’Alzheimer Fest, ci sono altre “piazze” che hanno dato spazio a questa storia: Firenze e Lugano, per esempio. Ma anche Catanzaro, dove Antonio ha preso parte agli Happy Dementia Days promossi dalla Ra.Gi. onlus: un’altra grande festa aperta alla cittadinanza e ispirata al motto “libertà e normalità”, nonostante la malattia. [Francesco Ciampa]

Vecchioni e Guccini insieme per cantare l’energia di Alex Zanardi

«Se non potrò correre e nemmeno camminare, imparerò a volare»: due big della musica italiana uniscono le voci per cantare, senza nominarla espressamente, la forza paralimpica che fa volare, quando camminare e correre non si può più.

Ti insegnerò a volare, il nuovo singolo di Roberto Vecchioni, celebra la capacità di essere sempre grati alla vita, anche quando «il mare spazza via i remi del coraggio». Torna a cantare, per l’occasione, Francesco Guccini, che da anni ha messo a riposo penna e voce. Non c’è il nome di Alex Zanardi nella canzone, ma è lui, con la sua storia di sport e di passione, a ispirare il testo. Il brano fa parte del nuovo album di Vecchioni, L’infinito, prodotto da Danilo Mancuso per Dme e distribuito da Artist First. [C.L.]

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