Dicembre 2018

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CULTURA

PERSONAGGI

Vi racconto la demenza (senza timore dello stigma)

Antonio Candela
Io sono ancora qui. Il mio viaggio attraverso il mondo oscuro della demenza
Link Edizioni 2018
104 pagine, 11 euro

«Io definisco la mia malattia la ladra: una ladra gentile che un po’ per volta ruba un pezzetto di te. Ma ho trovato un modo per aggirare l’ostacolo attraverso la scrittura, prima annotando tutto su un diario, poi scrivendo un libro per testimoniare che con la demenza si può vivere e che la malattia non è la fine della vita». Antonio Candela parla del suo modo di reagire al morbo di Alzheimer, una forma di demenza che lo colpisce precocemente manifestandosi nel 2012, quando quest’uomo, 58enne di Cosenza, di anni ne ha 52.

Il libro, pubblicato dalla Link Edizioni, si intitola Io sono ancora qui. Il mio viaggio attraverso il mondo oscuro della demenza. Si tratta di un diario di dolore, ma anche di speranza ritrovata, di lotta e di resilienza: una forma di narrazione autobiografica per definire trame di senso legate alla malattia e a un nuovo modo di fronteggiarla.

«Scrivere mi ha aiutato» e ancora adesso «mi aiuta a ricordare tutte le cose da fare», scandisce Antonio. Con questo libro, ma anche con la partecipazione a diverse iniziative pubbliche, «parlo della malattia per motivare gli altri». Un invito a superare le barriere dell’isolamento «perché ancora oggi molte persone vengono segregate in casa per vergogna»: per esempio, ricorda con orgoglio, «alcuni miei parenti avevano preso male il fatto che io ne parlassi pubblicamente. Ma io non ho nulla di cui vergognarmi».

Il libro parte da lontano. In queste pagine c’è la famiglia d’origine costretta a emigrare in Germania, il duro lavoro come muratore in terra tedesca e poi in Calabria, e l’incontro con Gina, la compagna di una vita, sempre accanto al marito condividendo con lui le battaglie di sensibilizzazione in Italia e oltre per frenare il tabù della rassegnazione e dell’indifferenza. E poi i momenti più bui, come quel giorno di primavera del 2012, quando Antonio si ritrova spaesato, confuso, nel bel mezzo di un’autostrada, per la prima volta alle prese con la sua “ladra di ricordi”.

Una malattia per diverso tempo incompresa e scambiata per altro: per due anni la falsa convinzione dei medici che si trattasse di depressione, di ansia, paura di sbagliare, fino a quando non si arriva alla diagnosi corretta, una forma precoce di Alzheimer.

A quel punto Antonio sperimenta due vie. In un primo momento, provato dal cedimento fisico e mentale, «ho pensato di essere morto e che non volevo diventare un vegetale»: si fa dunque largo il pensiero della resa. Poi però qualcosa cambia. L’autore racconta di quando la sua prima nipotina chiede se lui morirà, se la lascerà per sempre. Da qui la molla per andare avanti: «Sono morto e rinato in una notte», scrive rac-

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Antonio Candela(a destra)è stato colpito dall’Alzheimer all’età di soli 52 anni.Scrivere un diario ha rappresentato per lui una forma di lotta e resilienza per fronteggiare la malattia. Ma la scrittura per un malato costituisce anche un antidoto all’isolamento dal resto del mondo: «Molte persone vengono segregate in casa per vergogna».

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