Dicembre 2018

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si sono dimostrati ancora una volta attenti interlocutori, non solo come osservatori, ma perfino come fotografi». Le prossime tappe del progetto, che termina a febbraio, saranno il Mambo (il Museo d’arte moderna di Bologna) e il Museo civico archeologico. «Entro marzo vorremmo avere le cartoline già stampate e conoscere le date della mostra», prosegue Paola Bartoli.

Durante il laboratorio di fotografia, invece, si lavora sulla post produzione, si acquisiscono capacità, competenze e strumenti. «Prima di tutto il gruppo ha imparato le nozioni di base: cosa sono un’inquadratura, una panoramica e un dettaglio di un’immagine, ha capito come e quando utilizzare lo zoom, che bisogna stare attenti alla luce e restare il più fermi possibile mentre si scatta», dice Eleonora Ondolati di Spazio Labo’. «Quando poi ci ritroviamo per elaborare le foto, interveniamo sul colore, magari virando tutto al rosso oppure al bianco e nero, realizziamo collage o altre attività creative, e cerchiamo una loro visione e una loro interpretazione di quello che hanno visto al museo: cosa più li ha colpiti, quali immagini, quali frasi, quali parole. Così i ragazzi hanno cominciato a considerare la fotografia non solo come un hobby, ma anche come un potente mezzo con cui scoprire particolari nascosti, un linguaggio per esprimere se stessi, una forma d’arte». E hanno iniziato a capire che i luoghi della cultura bolognese non sono poi così noiosi: possono essere un passatempo domenicale, possono servire a imparare cose nuove, ci si può tornare magari con i propri genitori e si possono andare a visitare mostre o esposizioni anche nelle altre città e perfino all’estero. Divertendosi pure parecchio. [M.T.]

Un’insolita guida a fumetti a cinque musei universitari

La prima edizione del progetto “Vado al museo” si è tenuta nel 2016. Protagonisti erano stati il Sistema museale di ateneo Alma Mater Studiorium dell’Università di Bologna, con il suo Museo di zoologia, l’Orto botanico ed erbario, il Museo di mineralogia “Luigi Bombicci”, il Museo geologico “Giovanni Cappellini” e il Museo di Palazzo Poggi, insieme all’associazione culturale Mirada.

Il risultato? Un’insolita guida illustrata, ovvero un quaderno di appunti e disegni realizzati dai giovani della Fondazione Dopo di noi Bologna sotto la supervisione del fumettista Andrea Zoli, che ha realizzato anche alcune strisce contenute nel libricino. Un’elaborazione creativa delle esperienze vissute e delle cose viste durante le visite guidate, condensate nella loro personale visione dei musei e in una pluralità di narrazioni a colori che hanno restituito il senso del progetto. Alla scoperta di collezioni e reperti custoditi nei luoghi del sapere, a dimostrazione del fatto che la cultura appartiene davvero a tutti e tutti possono e devono fruirne. Anche se ciascuno a modo proprio: «Hai visto che il vulcano ha ruttato la lava?». «Sì, e guarda quel rinoceronte: è molto appuntito».

Ma a volte andare al museo fa venire in mente barzellette, tanto vale scrivere anche quelle: «Uno scheletro bussa alla porta dello studio del medico; il dottore apre la porta, vede le scheletro e gli dice: “Dovevi venire prima!”».[M.T.]

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