Dicembre 2018

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TEMPO LIBERO/2 Imparare divertendosi

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invece, si concentra soprattutto sulle macchine per fare i gelati, perché in Emilia l’azienda Carpigiani insegna.

Finita la visita guidata, il gruppetto tira fuori lo smartphone o la macchina fotografica digitale, ripercorre le sale del museo e inizia a scattare foto. «Guarda questa che bella», dice Marina. «Non mi distrarre, che mi fai sbagliare l’inquadratura», la bacchetta Chiara. Simona, invece, non è mai contenta dei suoi scatti: «È venuta male, è mossa, la rifaccio». Il grande mulino da seta di legno pieno di rocchetti, l’industria del cibo e i motori sono le cose che hanno catturato maggiormente la loro attenzione e il loro sguardo.

“Vado al museo” è «un progetto che si sviluppa su più fronti: sul terreno delle autonomie, per imparare non solo a muoversi in città ma anche a utilizzare Whatsapp, e su quello del tempo libero in un contesto stimolante come quello della cultura, che spesso si pensa sia preclusa alle persone con disabilità cognitiva e che invece le incuriosisce molto. Inoltre abbraccia anche un laboratorio fotografico, una futura mostra e un cofanetto di cartoline per restituire ai cittadini il percorso intrapreso dai nostri giovani, che in realtà sono adulti», spiega Paola Bartoli, responsabile del progetto. Per realizzare l’esposizione con le foto e le cartoline rielaborate dai “ragazzi”, la Fondazione Dopo di noi Bologna ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma online IdeaGinger con l’obiettivo di raccogliere 2mila euro per sostenere le spese per la stampa, l’allestimento e quant’altro si renderà necessario in corso d’opera.

La onlus è nata nel 2002 da tredici genitori di persone con disabilità che volevano dare una risposta alla loro preoccupazione più grande: «Cosa ne sarà di nostro figlio quando noi non ci saremo più?». Da allora la fondazione ha dato sostegno a oltre 500 famiglie, cercando di risolvere le tante problematiche che il “dopo di noi” chiama in causa: «Dove abiterà da adulto? Chi ne avrà cura? Chi gestirà i risparmi che gli lasceremo?». Privilegiando sempre la collaborazione tra il nucleo familiare, l’ente pubblico e il privato sociale, la Fondazione Dopo di noi Bologna propone attività che si articolano su tre aree principali: abitare fuori casa, percorsi individualizzati di autonomia per i giovani e di sostegno ai genitori, consulenza giuridica.

Il Museo del patrimonio industriale è la terza tappa dopo il Museo internazionale e biblioteca della musica e il Museo per la memoria di Ustica. «Questa visita ha rappresentato una delle grandi sfide della seconda edizione del progetto, in particolare per il forte impatto emotivo dovuto all’allestimento artistico e alla memoria delle vittime che questo luogo custodisce e tramanda», racconta la pedagogista della onlus, Tiziana Roppoli. «Una sfida che abbiamo voluto cogliere e proporre alle persone con disabilità coinvolte. L’accoglienza delle mediatrici che ci hanno guidato ci ha introdotto in maniera delicata nella visita e, più che in altre occasioni, abbiamo potuto consolidare uno degli obiettivi di questo progetto, che vede nell’andare al museo non solo un momento di apprendimento ma anche la partecipazione emotiva a un’esperienza più ampia. I ragazzi

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In alto Elisa, Caterina e Simona (Fondazione Dopo di noi Bologna) al Museo del patrimonio industriale. A fianco Francesca al Museo per la memoria di Ustica; sullo sfondo si vedono i rottami del DC9 abbattuto il 27 giugno 1980 mentre si dirigeva verso l’aeroporto di Palermo. Foto di Eleonora Ondolati

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