Dicembre 2018

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Visite guidate, laboratorio di fotografia e in futuro una mostra con gli scatti realizzati dalle persone con sindrome di Down o altre disabilità cognitive che fanno parte della Fondazione Dopo di noi Bologna. Un progetto che unisce hobby, cultura e apprendimento. E che cattura interesse e attenzione come pochi altri hanno saputo fare

Appuntamento al Museo del patrimonio industriale alle 15:30. Axel arriva in macchina, accompagnato da un’educatrice. Paolo invece è venuto da solo in autobus. Anche gli altri hanno preso i mezzi pubblici, ma con loro c’erano un paio di volontari e la mamma di Francesca, che poi se ne è andata. «Si può usare il flash?», chiede Elisa prima di entrare. Poi comincia la visita guidata (ad hoc). Fuori è umido e il cielo è grigio. La giornata ideale per starsene chiusi da qualche parte. Loro sono un gruppo di una decina di persone con sindrome di Down o lievi disabilità intellettivo relazionali che trascorrono un sabato pomeriggio di metà ottobre all’insegna della cultura. Fanno parte del progetto “Vado al museo”, realizzato dalla Fondazione Dopo di noi onlus in collaborazione con l’Istituzione Bologna Musei e lo Spazio Labo’.

La guida inizia a spiegare e Matteo, Francesca e gli altri ascoltano interessati e curiosi la storia di Bologna quand’era città d’acqua e della seta, con il porto e i sui canali navigabili che, a partire dal Duecento, arrivavano fino a Venezia. Prendono in mano e osservano da vicino i bozzoli dei bachi da seta, scoprono che si nutrono di gelsi, toccano i veli che in epoca rinascimentale ornavano i copricapo delle nobildonne, rispondono alle domande su mulini, fili e rocchetti, telai e tessitrici, imparano cosa sono le chiuse e i sostegni per risalire i canali. Ma i secoli passano e i setifici chiudono. Meno male che arriva il Novecento e che all’ombra delle Due Torri inizia a fiorire l’industria alimentare, quella motoristica e del packaging.

«Cos’è il packaging?», chiede ancora Elisa. Come esempio la guida le mostra la macchina per impacchettare l’idrolitina. A Caterina piace molto il congegno ideato dalla ditta Zamboni & Troncon per fare i tortellini e i tortelloni (datato 1911, ne produceva circa 5mila all’ora sostituendo il lavoro di venti massaie), mentre Axel è affascinato da una Maserati rossa e da una Moto Morini rossa pure quella. Poi entrambi sono catturati da un pannello con la storia dei fratelli Ducati. Matteo,

A lato alcuni ragazzi all’interno del Museo della musica di Bologna. Sopra Axel al Museo del patrimonio industriale. Foto di Eleonora Ondolati

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