Dicembre 2018

Visualizza la pagina 38 di SuperAbile Inail di Dicembre 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

  - CONTINUA DA PAGINA 38

liberi. Per Pancalli, che ne ha firmato l’introduzione, «una preziosa guida per trovare ciò che tutti cerchiamo per una vita: il centro e la radice di noi stessi. E la felicità, come risultato massimale».

Una felicità sempre possibile e comunque perseguibile, anche quando la vita prende una direzione diversa da quella immaginata, imponendo perfino ai sogni una drastica battuta d’arresto. Patrizia, per esempio, amava correre a cavallo e prima dell’incidente sognava «di diventare una cavallerizza con il mio amato Falco Nero», racconta. «Dopo, anche solo osservare un cavallo da lontano mi faceva soffrire. Allora, forse per rivincita, mi avvicinai al tennistavolo, perché mi permetteva di competere con gli atleti normodotati». Patrizia Saccà però è anche una campionessa paralimpica e con molti trofei in casa: «Pechino è stato il mio grande sogno, arrivarci è stato importante quasi quanto un oro. Ho vinto 18 titoli italiani, poi dopo 25 anni ho sentito il bisogno di lasciar andare tutto questo, ormeggi e ancore, per continuare a navigare più libera. L’agonismo era una piccola battaglia con me stessa: ho imparato più dalle sconfitte che dalle vittorie, ed è stato un insegnamento radicale di cultura, indipendenza, socialità e benessere, ma soprattutto di umiltà. Come dico sempre ai miei allievi, è quando si accetta una sconfitta che si può cominciare a vincere».

Lo yoga è entrato nella vita di Patrizia Saccà per caso. «Trovai un volantino in un negozio di alimenti biologici: pensai che quella disciplina potesse aiutarmi a controllare le emozioni. Era il 1991 e l’anno dopo partecipavo alle Paralimpiadi di Barcellona. Mi presentai e il maestro mi accettò: mi sedevo a terra, facendomi aiutare, e facevo gli esercizi che il mio corpo mi permetteva; per il resto cercavo di inventare».

Fu così che lo yoga e la meditazione entrarono decisamente nella sua vita, con tutta la loro potenzialità, anche riabilitativa: «Se già il tennistavolo mi aiutava ad affinare l’attenzione e mi permetteva di utilizzare il mio nuovo corpo, adattandosi al mio trauma» dice, «lo yoga, con la meditazione e la consapevolezza di movimento e respiro, mi portava a una percezione sensoriale profonda per radicarmi nel presente. E in questo qui e ora, c’è apertura. Questa scoperta fondamentale, la devo alla scuola Csen, al dottor Luigi Torchio e all’insegnante Aurora Losapio, che mi hanno accettata da subito con la mia sedia e con molto entusiasmo».

Una strada così illuminante, Patrizia Saccà ha voluto indicarla anche agli altri, soprattutto a coloro che si trovano in condizioni simili alla sua. Il libro accompagna il lettore nell’apprendimento e nella pratica del Saluto al sole e dei dodici asana: tutti movimenti che possono essere eseguiti seduti sulla carrozzina, seguendo le semplici istruzioni che, con l’aiuto delle illustrazioni, Patrizia fornisce. «Il mio vuole essere un seme, da cui magari nascerà una quercia. L’obiettivo è che le federazioni di yoga includano nelle ore di studio per futuri docenti anche insegnamenti sulle disabilità motorie e creino un pro-

  - CONTINUA A PAGINA 40

A fianco la copertina del volume Yoga a raggi liberi. Nella pagina precedente Patrizia Saccà (foto di Marren Ollmann) in alcune posizioni di yoga.Sopra alcuni esercizi all’aperto in un parco e a pag. 40 con alcuni bambini all’interno di una scuola materna.

39