Dicembre 2018

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 presenza di un logopedista, un fisioterapista e un dietologo». Tra i suoi testimonial, poi, Insuperabili vanta alcuni grandi nomi della serie A (anche tra gli ex campioni), azzurri e non, come Gigi Buffon, l’allenatore Marcello Lippi, Antonio Candreva, Alejandro “Papu” Gòmez, il capitano della Juventus Giorgio Chiellini e perfino Diego Armando Maradona.

L’idea di dar vita a una scuola di calcio è nata, come spesso succede, da una richiesta: quella di una ragazza con sindrome di Down che non aveva trovato nulla che facesse al suo caso. Da lì alla prima Insuperabili Reset Academy il passo è stato breve. «Poi sono arrivate le prime partite, i primi tornei, perché ogni scuola ha all’interno più squadre in base alla funzionalità dei giocatori, e l’iscrizione ai vari campionati provinciali o regionali organizzati dal Cip (Comitato italiano paralimpico), dalla Fisdir (Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale) e ultimamente anche da quelli targati Quarta, Quinta e Sesta Categoria, con i suoi vari gironi, l’unico torneo nazionale di calcio a sette per atleti con disabilità cognitivo relazionale promosso dalla Figc (Federazione italiana giuoco calcio)», continua Leonardi. «I ragazzi si allenano due o tre volte alla settimana, perché la continuità favorisce il miglioramento, la crescita e la socializzazione. La mamma di Lorenzo, per esempio, è tornata tutta contenta dalle vacanze perché suo figlio, che è autistico, quest’estate aveva fatto amicizia con alcuni bambini in spiaggia proprio giocando a calcio con loro». Infatti tra gli obiettivi della onlus c’è anche l’integrazione al di fuori del campo.

Ma Insuperabili non è solo sport in senso stretto: l’associazione organizza sia i classici centri estivi in città sia diversi campi in varie località italiane, dalle settimane in barca a vela ai ritiri calcistici fino ai camp marittimi e vacanzieri, di cui uno più legato allo sviluppo delle autonomie dei ragazzi.

A Torino, in via Montevideo 6, esiste inoltre Insuperabili Shop, un negozio (anche online) di t-shirt, tute, cappellini, calzini, felpe e pantaloni sportivi con il marchio della onlus, «che ha al suo attivo undici inserimenti lavorativi tra i giovani che giocano a calcio. Così siamo diventati anche un vero brand». In quasi tutte le magliette, sul retro, c’è la scritta: “Ammetto la sconfitta e le mie diverse qualità, non me ne vergogno. Mi vergognerei solo di non combattere e provarci con tutto me stesso”. Una frase che è diventata un vero e proprio slogan.

L’ultimo arrivato, invece, si chiama Insuperabili Lab, ed è un laboratorio che ha aperto i battenti a fine ottobre per offrire alcune attività di tipo ricreativo e non tra cui il fumetto, la computer game therapy e il training ai giochi digitali. «Si tratta di corsi che utilizzano i videogiochi e alcuni software interattivi a scopo didattico, secondo la metodologia proposta dall’associazione Vi.re.dis (Virtual reality for disability) di Calcinate, in provincia di Bergamo», specifica il presidente dell’associazione Davide Leonardi. Una onlus multiforme, dunque, fatta di varie Academy sparse un po’ per tutta la Penisola e di diversi progetti. Ma il fulcro resta pur sempre il calcio, anche se l’importante non è solo fare goal. Quello che conta è divertirsi.

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