Dicembre 2018

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che la realtà sia più complessa, piena di sfumature, sfaccettature e originalità. Ecco allora che un handicappato non si chiamerà più “diversabile” ma “persona con sindrome di Down”, “persona con deficit motorio”, “persona con deficit del linguaggio”. Ragionare sui termini è sempre importante, perché, quando le parole cambiano, cambia anche la cultura e cambiamo anche noi.

Nel libro si sofferma su come si comunica la disabilità e su come questo influisca nel «realizzare una forma-mondo più inclusiva». Lei come comunica la sua disabilità?

Il mio motto è da sempre “trasformare la sfiga in sfida, cambiando una sola consonante”. La freccia più pungente che ho sempre avuto a disposizione per comunicare la mia disabilità è quella dell’ironia. L’ironia, e la comicità in genere, si basano sul ribaltamento delle regole su cui si fonda un “sistema”: ecco perché sono il mezzo principale per scardinarlo, rimetterlo in discussione, farne emergere i lati più nascosti. Una persona con disabilità per le sue necessità quotidiane è chiamata ad affrontare una realtà le cui regole andrebbero puntualmente ribaltate.

Conclude il suo libro raccontando che più volte si è chiesto: «Perché proprio a me?». Che risposte ha dato a questa domanda nel corso della sua vita?

Devo ammettere che persino ora, in alcune occasioni, mi capita di rifletterci. Perché non posso camminare? Perché non posso avere una vita come gli altri? Penso che non ci sia una risposta. Anzi, penso che spesso educatori e genitori debbano essere in grado di dare delle non-risposte. Le risposte certe si hanno quando si va dal medico. Lui fa la diagnosi e risponde. L’educatore non deve rispondere. Deve aiutare a costruire insieme delle risposte. Credo che questi interrogativi siano un passaggio obbligatorio e fondamentale nel processo di costruzione di un’identità adulta, a prescindere dall’handicap che una persona incontra nella sua vita. Acquisire consapevolezza dei propri limiti e delle proprie risorse rappresenta una sfida che tutti dobbiamo affrontare, indipendentemente dalla disabilità.

Claudio Imprudente in un ritratto di Malì Erotico

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