Dicembre 2018

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minuti riappare beffardo sfiorando pozzanghere e anziani di ritorno a casa, con la sporta sottobraccio gonfia di focacce e Peroni ghiacciate. In silenzio guardiamo il mare burrascoso, che riporta a terraferma urla invisibili, le voci dei fragili che si danno battaglia attorno a un ovale.

Zebre Gialle, a Treviso la palla ovale è contro lo stigma. L’utilitaria di Massimo “Max” Cavallin, 40 anni, ex pilone dal collo taurino, straborda di materiale sportivo da cui emergono rocambolescamente palloni ovali, calzettoni, due paia di scarpe e nugoli di fasciature. Le ruote stridono sull’asfalto, in un baleno ci lasciamo alle spalle la stazione ferroviaria di Treviso, mentre in cielo decine di passerotti scuri creano coreografie armoniose nella luce bianca di mezzogiorno.

Chiedo a Max, che, oltre a essere un educatore presso la cooperativa sociale Il Girasole, è pure referente del progetto di rugby integrato, come è nata l’avventura delle famigerate Zebre Gialle. «La squadra, composta da dieci giocatori che si allenano ogni settimana a Monigo, nasce nel 2016 nell’ambito delle attività promosse dalla comunità terapeutico-riabilitativa protetta di Monigo, dalla comunità alloggio base “Paese” e dalla comunità alloggio di Olmi proposte ai pazienti accolti in tali strutture. Le Zebre Gialle sbocciano con l’obiettivo di promuovere l’inclusione sociale e le pari opportunità in ambito sportivo, e insieme favorire il benessere delle persone con disagio psichico attraverso lo sport, facilitando l’inclusione, le relazioni, l’autonomia e l’autostima. Ma è anche un’iniziativa che vuole creare nuova cultura in tema di salute mentale e combattere lo stigma che affligge le persone che soffrono dei cosiddetti problemi mentali, come schizofrenia, depressione, psicosi disorganizzata».

La vettura si insinua in una viuzza secondaria di Silea, supera lo stadio del Benetton Treviso visibile quasi all’orizzonte, arenandosi a pochi passi dalla parrocchia di Monigo. «Attualmente il nostro progetto è una realtà corale, in cui ognuno alimenta una rete dal basso. Nei weekend sono frequenti le uscite dei ragazzi per la partecipazione a tornei e partite di rugby al tocco a Treviso e in altre province limitrofe. In più, a breve sarà attiva anche una sezione a Oderzo, in collaborazione con la società I Grifoni Rugby», prosegue Max con dolcezza, parlando degli atleti non come utenti psichiatrici ma come soggetti.

In un’ora circa, alternando esercizi motori e battaglie a colpi di cuscini per ridurre la fobia dell’impatto, l’allenamento pomeridiano comincia e finisce,

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In queste immagini le Zebre Gialle di Treviso, squadra di rugby in cui la palla ovale aiuta a contrastare lo stigma della malattia mentale

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