Ottobre 2018

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CAMBIARE ORIZZONE di Andrea Canevaro

Reti sociali e resilienza

I conflitti inutili sono quelli distruttivi, vissuti con l’unico scopo dell’uscirne con la vittoria e la distruzione di chi viene considerato nemico. I conflitti utili seguono la logica della possibilità dell’innalzamento del livello, attraverso il confronto e anche lo scontro di visioni diverse. È la logica dell’idrovora: una pompa idrovora ha il compito di innalzare il livello dell’acqua per permetterne un utilizzo funzionale al percorso canalizzato. Per l’essere umano questo è possibile grazie alle reti sociali.

Le reti sociali sono particolari per gli esseri umani, che possono costruire relazioni con circa 150 individui, anche lontani nel tempo e nello spazio. Un processo di disumanizzazione è un terreno scivoloso in cui ci si può trovare quasi senza volerlo.

Il processo di umanizzazione è un impegno di costruzione di cittadinanza attiva. Primo Levi testimonia la disumanizzazione in uno stadio tragicamente avanzato. Lorenzo Milani può essere indicato per il processo in fieri per raggiungere qualcosa che però non si finisce mai di costruire, come deve essere la cittadinanza attiva.

Un essere umano con un’autonomia ridotta ha bisogno della rete sociale umana. Deve mantenere e alimentare la rete che va oltre il tempo presente e lo spazio della contiguità. Un poeta vissuto in altra epoca, con una sua poesia che accompagna la nostra vita, può far parte della nostra rete sociale. Per riprendere una sua forma, un materiale compresso (stress) ha bisogno di spazio. Per un individuo umano lo spazio è fisico ma soprattutto mentale.

Le reti sociali si collegano alla resilienza: la capacità di trovare delle forze in sé per poter aggirare gli ostacoli; oppure resistere per diventare capaci di andare oltre l’ostacolo. E questo tipo di resistenza è accompagnato dalla possibilità di vivere il triangolo fondante la stessa resilienza. Il triangolo è formato dai legami di appartenenza, da leggi simboliche basate su intrecci di diritti e doveri e dal senso di una prospettiva per la realizzazione di un progetto significativo.

bellezza

Quando Miss Italia esce dagli schemi e si classifica terza: il successo di Chiara Bordi

Chiara Bordi, 18 anni e una protesi alla gamba sinistra a causa di un incidente in motorino nel 2013, è arrivata in finale al concorso Miss Italia 2018, classificandosi al terzo posto e conquistando anche il titolo di Miss Ethos Profumerie. Capelli neri, occhi marroni, alta un metro e 75, vive a Tarquinia (Viterbo), frequenta l’ultimo anno del liceo classico, fa arrampicata, subacquea, canottaggio e windsurf, suona la chitarra. «Sono felicissima perché non avrei mai pensato di poter sfilare a questo concorso di bellezza – ha dichiarato –. Il mio obiettivo principale era quello di trasmettere coraggio a chi si trova nelle mie stesse condizioni, oltre che portare un messaggio ai giovani affinché difendano la propria vita, concedendole sempre una nuova opportunità».

Ma Chiara – che insultata da una donna sui social aveva risposto: «A me mancherà pure un piede, ma a lei mancano cervello e cuore» – non è la prima né l’unica miss con disabilità. Benedetta Cariati, 22enne di Firenze, laureanda in lingue all’Università inglese di Warwick, al primo casting regionale di quest’anno si era presentata con le stampelle per via della paralisi alle gambe; purtroppo non ha superato la selezione. Prima di loro ci aveva provato, riuscendo nel suo intento di arrivare in finale, anche la marchigiana Rossella Fiorani, nata con due falangi della mano sinistra fuse tra loro, proclamata lo scorso anno Miss Italia Coraggio.

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