Ottobre 2018

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RUBRICHE Diritti

Donne vittime di violenza. Ecco le tutele previste

Secondo l’Istat, chi è in cattive condizioni di salute e chi ha limitazioni gravi è maggiormente esposta a rischio di stupro. Ma le forme di protezione valgono per tutte, a prescindere dall’esistenza o meno di un’invalidità

Giorgia Di Cristofaro

La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso. Con l’indagine del 2014, pubblicata nel 2015, l’Istat ha stimato che 6 milioni 788 mila donne tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre (31,5%), hanno subìto violenza fisica o sessuale. Maggiormente esposte alla violenza di genere sono le donne con disabilità: «Ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi)». Tuttavia non ci sono politiche specifiche sul fenomeno.

L’art. 24 del decreto legge n. 80 del 15 giugno 2015 prevede che le lavoratrici dipendenti del settore pubblico, privato e autonome, inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere debitamente certificati dai servizi sociali del Comune di residenza o dai centri antiviolenza o dalle case rifugio (art. 5-bis decreto legge 14 agosto 2013 n. 93, convertito con modificazioni dalla legge 15 ottobre 2013 n. 119), hanno diritto ad astenersi dal lavoro per motivi connessi al suddetto percorso di protezione per un periodo massimo di tre mesi (90 giorni). Per le lavoratrici titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa è invece prevista la sospensione del rapporto contrattuale. I recenti rinnovi contrattuali relativi al triennio 2016-2018, firmati da Aran e organizzazioni sindacali, hanno recepito queste agevolazioni. I rinnovi riguardano i dipendenti pubblici appartenenti alle funzioni centrali, il nuovo comparto nel quale sono confluiti i precedenti comparti di ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici, Agid, Cnel ed Enac, oltre ai lavoratori di Funzioni locali, Istruzione e ricerca, Sanità.

La norma e i conseguenti contratti prevedono che, salvo casi di oggettiva impossibilità, la lavoratrice è tenuta a preavvisare il datore di lavoro o il committente con un termine non inferiore a sette giorni. La richiesta deve essere presentata in forma scritta al datore di lavoro e correlata dalla certificazione attestante l’inserimento nei percorsi di protezione, con l’indicazione dell’inizio e della fine del periodo di congedo richiesto. Durante questo periodo la lavoratrice ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento; il periodo è coperto da contribuzione figurativa.

L’indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. Il periodo è computato, a tutti gli effetti, ai fini dell’anzianità di servizio, non riduce le ferie ed è utile ai fini della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto.

La lavoratrice può scegliere di fruire del congedo su base oraria o giornaliera. La fruizione su base oraria avviene in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del mese immediatamente precedente a quello in cui ha inizio il congedo. Si ha inoltre diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, verticale oppure orizzontale. Il rapporto di lavoro a tempo parziale deve essere nuovamente trasformato, a richiesta della lavoratrice, in rapporto di lavoro a tempo pieno. Inoltre, solo nei contratti in cui è esplicitato, la lavoratrice può presentare domanda di trasferimento ad altra amministrazione pubblica ubicata in un Comune diverso da quello di residenza, previa comunicazione all’amministrazione di appartenenza. Entro 15 giorni dalla comunicazione l’amministrazione di appartenenza, nel rispetto delle norme in materia di riservatezza, dispone il trasferimento presso l’amministrazione indicata dalla dipendente, ove vi siano posti vacanti corrispondenti al suo livello di inquadramento giuridico.

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