Ottobre 2018

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CINEMA/2

John, alcol dipendente e tetraplegico

Non è un eroe, tantomeno un santo: è diventato tetraplegico perché “se l’è cercata”, con una vita dissipata, annegata in litri di alcol e quasi finita contro un palo, nell’auto guidata dall’amico più ubriaco di lui. Il protagonista di Don’t worry, ultima pellicola del regista Gus Van Sant, uscita in sala a inizio settembre, è John Callahan (interpretato da Joaquín Phoenix), realmente nato e vissuto in Oregon, morto nel 2010.

Le biografie lo presentano come “vignettista”, ma solo molto tardi scoprì questo talento e iniziò a esercitarlo, nonostante la rigidità delle mani e di tutto il corpo. Prima dovette passare attraverso la sensazione di essere morto anche se vivo: una sensazione che si sentiva addosso, prima ancora dell’incidente, imputandola al fatto di essere stato rifiutato dalla madre alla nascita e adottato da una famiglia che lo aveva fatto sempre sentire estraneo. Era “l’alibi” per bere sempre di più: perché per diventare alcolizzato, serve un alibi che ciascuno trova.

Ma se l’alcolismo e il percorso per superarlo sono al centro dell’intreccio, la disabilità è la nuova dipendenza che Van Sant mostra in tutto il suo carnale spessore, senza però suscitare mai nello spettatore commiserazione. Sarà che se l’è cercata, sarà che per buona parte del film lo vediamo bere senza misura, ma di fatto Callahan non commuove né impietosisce. Eppure le scene drammatiche non mancano: basti pensare all’immagine delle sue mani che vorrebbero raggiungere la bottiglia di vodka nella credenza, ma non ci riescono. Ed è da lì, dalla piena e improvvisa consapevolezza della propria dipendenza fisica, che di fatto inizia il percorso verso l’indipendenza esistenziale.

Si potrebbe dire che la disabilità abbia salvato John dall’alcolismo, ma sarebbe una lettura forzata. Perché quella di Callahan è una storia vera e non una favola in cui la disabilità è la fata buona e l’alcol il mostro malvagio. Ci si può forse limitare a dire che il protagonista, perdendo la propria indipendenza motoria, ha preso di petto la dipendenza a cui si era condannato fino a quel momento. [C.L.]

Diretto dallo statunitense Gus Van Sant, Don’t worry racconta la storia vera dell’artista John Callahan, interpretato da Joaquín Phoenix. Già scelto dal regista nel ‘95 nel film Da morire, dieci anni dopo l’attore fu ricoverato per alcolismo in una clinica di riabilitazione.

 

Percorso accessibile al Museo della radio e televisione di Torino

Itinerari accessibili per garantire a tutti una completa fruibilità delle opere custodite nel Museo della radio e della televisione a Torino, targato Rai, che contiene preziose testimonianze sulla storia e sull’evoluzione dei mezzi di comunicazione di massa del secolo scorso. Con un sistema di audio o video descrizione attivabile da smartphone e tablet grazie a un’apposita app, sono fruibili anche a persone cieche e sorde le 14 teche del polo espositivo; alcuni oggetti, reali o stampati in 3D, sono stati collocati al di fuori delle vetrine per l’esplorazione tattile. «Per i non udenti su ogni vetrina è presente un tablet con un avatar che utilizza la Lingua dei segni, mentre per i non vedenti è disponibile un Qr code che permette di scaricare le descrizioni della vetrina e seguire un percorso guidato», ha spiegato Guido Rossi, direttore del Centro di produzione Rai di Torino. Previsti sei percorsi, fra cui quello per chi ha un impianto cocleare o acustico, che permette di collegarli via Bluetooth allo smartphone e ricevere le informazioni al proprio apparecchio. [L.B.]

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