Ottobre 2018

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LIBRI

La passione per il singolo paziente. E molto altro

Oliver Sacks
Il fiume della coscienza
Adelphi 2018
214 pagine, 19 euro

Spulciando fra le pagine del volume Il fiume della coscienza – raccolta di scritti appena tradotta da Adelphi e rimasta sulla scrivania di Oliver Sacks fino a due settimane prima della morte nell’agosto del 2015 –, le sorprese non sono poche. Chi si aspetta di trovare nei saggi postumi testi monotematici sulla neurologia sbaglia: spaziando fra botanica e anatomia animale, filosofia e psicologia, cinema e musica – senza dimenticare la passione letteraria per Borges e altri –, il celebre medico e scrittore spentosi a 82 anni affronta nodi cruciali della vita umana a cui la scienza ha tentato di dare risposta: l’origine della vita, il significato dell’evoluzione, la natura della coscienza. «Sacks si muoveva con disinvoltura in ognuna di quelle discipline; non si limitava a comprendere le neuroscienze o la medicina, ma provava un grandissimo entusiasmo per i temi, le idee e i problemi di tutte le scienze. Quella sua competenza, quella sua passione, così a tutto campo, sono le fonti d’ispirazione di questo libro, in cui egli esamina non soltanto la natura dell’esperienza umana, ma di tutte le forme viventi (comprese quelle vegetali)», annotano i curatori del volume nelle pagine introduttive.

Proprio questa visione ampia dell’essere vivente (e del paziente specifico che aveva di fronte) permette al neurologo di affrontare evoluzione e botanica, chimica e medicina, neuroscienze e arti, anatomia animale e storia della scienza, filosofia e psicologia, facendo «appello ai suoi grandi eroi scientifici e creativi – su tutti, Darwin, Freud e William James –. Come Darwin, Sacks era un acuto osservatore e traeva un gran piacere nel raccogliere esempi, molti dei quali provenienti dalla sua fitta corrispondenza con pazienti e colleghi. Come Freud, si sentiva spinto a comprendere il comportamento umano nelle sue manifestazioni più enigmatiche. E come James, perfino quando il tema che sta trattando è teorico – per esempio nel caso delle riflessioni sul tempo, sulla memoria e sulla creatività –, Sacks rimane sempre concentrato sulla specificità dell’esperienza».

Ecco quindi l’analisi dei pazienti che hanno disturbi nel movimento e nella sua tempistica, come quelli affetti da Parkinson: «Il vocabolario del parkinsonismo è esso stesso formulato in termini di velocità. I neurologi hanno una gamma di tecnicismi per denotarlo: se il movimento è rallentato, parlano di bradicinesia; se si arresta, di acinesia; se è eccessivamente rapido, di tachicinesia. Allo stesso modo si può incorrere in bradifrenia o tachifrenia, ovvero in un rallentamento o in un’accelerazione del pensiero». Sacks ha osservato decine di malati per determinare se i farmaci che somministrava consentissero un’accelerazione anche lieve del rallentamento cronico a cui li condannava la patologia. Di contro, altri pazienti possiedono doti fulminee nei gesti e nella parlantina: «Accelerazioni impressionanti possono aver luogo anche nella sindrome di Tourette, una condizione caratterizzata da compulsioni, tic, movimenti involontari e produzione – pure involontaria – di rumori».

Affascina lo stile di osservazione del paziente, del suo mondo interiore unico: l’autore sembra essere incantato di fronte a ogni persona, pur sempre mantenendo il rigore dello scienziato e del medico. Che si approcciava alla mente umana, però, a mò di grande esploratore e non di dottore impeccabile. [L.B.]

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