Ottobre 2018

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CULTURA

TELEVISIONE

Un medico geniale. E autistico

Gli ingredienti per una serie di successo ci sono tutti: ambizioni, lotte di potere, sesso. Ma sono elementi di contorno nelle puntate di The Good Doctor, che Rai1 ha trasmesso il martedì in prima serata l’estate scorsa con un boom di ascolti: cinque milioni di spettatori hanno seguito le prime puntate, attestandosi poi su una media di quattro milioni. Un successo che farebbe gola a tante fiction invernali. Si possono rivedere in streaming gratuito sulla piattaforma RaiPlay i 13 episodi, mai andati in onda prima sulle pay tv o sulle piattaforme on demand, nonostante il successo dello scorso autunno negli Stati Uniti, con una media di dieci milioni di spettatori a episodio.

L’asse portante di questo medical drama è Shaun Murphy (interpretato magistralmente da Freddie Highmore), un giovane aspirante chirurgo che lascia il Wyoming per trasferirsi a San Jose, in California, dove inizia il tirocinio presso il prestigioso dipartimento di chirurgia del St. Bonaventure Hospital. Niente di nuovo sotto il sole, se non fosse che il medico è autistico con la sindrome del savant, che colpisce persone con ritardi cognitivi ma con abilità particolari e sopra la norma in un settore specifico: la chirurgia del corpo umano, in questo caso.

Forse l’insistenza sui flashback, che ripercorrono l’infanzia travagliata di Shaun, risulta ridondante ed eccessivamente emotiva, così i grafici che visualizzano sullo schermo le connessioni scientifiche nella mente del dottore. Però spiazzano i suoi commenti privi di alcuna diplomazia sui comportamenti ambigui o arroganti dei colleghi con cui si confronta, così come il pregiudizio altrui che lo confina a mansioni quasi infermieristiche bypassando le sue straordinarie doti cliniche, diversamente dagli altri chirurghi praticanti del reparto. Tuttavia il personaggio è disegnato a tutto tondo, con squarci sulla sua quotidianità infarcita di solitudine e ordine maniacale, con il cronometro a scandire il tempo della doccia e delle flessioni.

Shaun ha pochi punti di riferimento ben saldi, come il ricordo del fratello minore Steve, morto in un tragico incidente, e la presenza del suo mentore Aaron Glassman (presidente del Consiglio direttivo dell’ospedale, che lo conosce fin da quando, bambino, gli portò invano il suo coniglio perché lo salvasse): a quelli si aggrappa per non affondare e restare sempre e comunque coerente con se stesso, con la sua volontà di salvare vite perché il distacco da chi si ama gli sembra intollerabile per chiunque. Prova empatia a suo modo, non esprime con i gesti i sentimenti, né ama rispondere alle domande. Ma la vita lo immerge suo malgrado nel mondo, fra la gente, e lui nonostante tutto resta a galla. Gli affondi psicologici non tolgono ritmo all’intreccio e gli episodi scorrono velocemente, svelando via via altri aspetti del singolare medico.

Un eroe vincente, dunque, malgrado la fragilità e la diversità; la sua genialità e la sua straordinaria memoria fotografica suscitano diffidenza e invidia fra i colleghi, ammirazione nei pazienti e nei loro familiari. Il dottor Murphy è divisivo, quindi. Ma scommettiamo che fra il pubblico non lo sia. [Laura Badaracchi]

Freddie Highmore, 26 anni, è il protagonista della serie. Per cinque stagioni ha interpretato il giovane Norman Bates in Bates Motel, prequel televisivo di Psycho. Al cinema ha recitato tredicenne in Neverland e nel remake de La fabbrica di cioccolato, a fianco di Johnny Depp. The Good Doctor è il remake di una serie sudcoreana del 2013. A scrivere e produrre la versione statunitense andata in onda sulla Abc, che da settembre sta trasmettendo la seconda stagione, David Shore (il “padre” televisivo di Dr. House) e l’attore coreano Daniel Dae Kim.

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