Ottobre 2018

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ti» per poco più di sette mesi, lui e la tavola. Poi Alessandro ha deciso di ricominciare: ha telefonato a Vanina Puteri, che con il marito gestisce il circolo velico HangLoose di Gizzeria, in provincia di Catanzaro, dove Alessandro era cliente fisso da tempo.

«Ci ha detto di voler tornare sul kite – riferisce Puteri –. Siamo rimasti spiazzati, ma abbiamo deciso di non tirarci indietro. E abbiamo iniziato a studiare». Sì, proprio a studiare. «Partivamo da zero: le nostre ricerche su Internet ci hanno fatto conoscere due ragazzi paraplegici che praticavano kite ad alti livelli, uno in Francia e l’altro in Olanda: Christophe Martin e Thierry Schmitter. Li abbiamo contattati per capire come potessimo muoverci, dove reperire la tavola speciale per Alessandro e come aiutarlo a salirci in sicurezza». Poi, quando il team si è sentito pronto, gli istruttori hanno accompagnato Alessandro in acqua, per assicurarsi che recuperasse dimestichezza e si sentisse a suo agio. E solo quando ha imparato a stare sulla tavola con tranquillità, anche in caso di ribaltamento, hanno iniziato a tirarlo in planata, per fargli capire la posizione da mantenere. A questo punto è tornato in spiaggia: «Anche se aveva già un ottimo controllo dell’aquilone, lo abbiamo allenato a controllarlo da seduto, per verificare che sentisse il giusto feeling. Quando si è sentito pronto, è andato in acqua con il gommone, inizialmente con tre istruttori: essendo un’esperienza completamente nuova per noi e per lui, dovevamo essere pronti a tutte le evenienze. Oggi – assicura Puteri – Alessandro va come un matto».

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Christophe e Thierry, i pionieri del kite per tutti

Abbiamo posto tre domande ai pionieri europei del kite per tutti: Christophe Martin e Thierry Schmitter. Ecco le loro risposte.

Tu, la tua disabilità, il kite: come e perché?
Christophe: «Sono paraplegico dal 2002 e ho dedicato più di 15 anni a sviluppare questa bella attività in Francia, poi in tutto il mondo. Abbiamo fatto un grosso lavoro con la mia squadra francese di kite e con tutto il gruppo di lavoro: personalmente, ho allenato e avviato molte scuole francesi per questa nuova attività. Posso dire di aver trovato il mio posto nel mondo grazie al kite».
Thierry: «La mia storia personale dimostra come per me lo sport e le avventure si siano trasformati in uno stile di vita. Prima dell’incidente in montagna, ero una guida alpina e vivevo della mia passione. Ora, come surfista, cerco di trascorrere più tempo possibile sull’acqua. Esibirsi in condizioni perfette mi ha sempre affascinato. Riuscire a farlo anche ora mi emoziona».

Perché una persona con disabilità dovrebbe provare il kite?
Christophe: «Ci sono molti sport acquatici che offrono forti sensazioni: il surf, la vela, le immersioni. Ma se potete, un giorno, provate il kitesurfing: questo soltanto dà il potere di planare sull’acqua. E poi è una comunità meravigliosa, fatta di persone sempre pronte ad aiutarti. Io ne sono testimone».
Thierry: «Il kitesurf, come e più di ogni altro sport all’aperto, ci dà quella sensazione di libertà e indipendenza che non possiamo avere nella vita di tutti i giorni».

I tre segreti per un buon parakite?
Christophe: «Primo, rispettare gli elementi, il vento, le onde. Secondo, allenarti per avere una struttura muscolare sufficiente a stabilizzare il kitechair nell’acqua durante la corsa e per mantenere il controllo quando l’aquilone cade in acqua. Terzo, non esitare a dire no se il mare è troppo grosso: meglio aspettare una bella giornata, risparmiando tanti scossoni al tuo corpo».
Thierry: «Per essere un buon parakite surfer, devi innanzitutto avere determinazione e resistenza. Il percorso per imparare è difficile e non privo di rischi per gli infortuni. Secondo, una buona condizione fisica è d’obbligo. Terzo, un buon allenamento: è necessario prepararsi molto bene fisicamente prima di poter guidare liberamente sull’acqua». [C.L.]

Info: handikite.com e sitkite.com

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