Ottobre 2018

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riscatto sociale». Per Kelmend «il tiro con l’arco è una sfida incessante, che porta a prefissarsi continui e graduali obiettivi», conclude.

È l’arco, prima di tutto, a fare la differenza in questa disciplina. Sono tanti e diversi. Uno dei più recenti, e anche dei più interessanti, è l’arco compound: lo stesso scelto da Kelmend. Inventato negli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta, è caratterizzato da un complesso sistema di cavi e rotelle che permettono di sviluppare una maggior potenza con uno sforzo minore da parte dell’arciere. «Le difficoltà di questo sport, per una persona disabile, sono molteplici – spiega Elio Imbres, delegato provinciale del Cip Pavia e istruttore di Cekaj –. Sta all’allenatore capire quali sono i modi migliori per aggirarle. Kelmend è stato in grado di allestirsi un ausilio ad hoc costituito da una specie di giacca di pelle, dove viene montato lo sgancio che permette di ancorare la corda e scoccare la freccia».

Il percorso di avvicinamento a questa disciplina, però, ha i suoi tempi. «Si inizia con degli archi a basso libraggio per acquisire una giusta tecnica – prosegue l’istruttore –. Poi, gradualmente, si sale con la potenza dell’arco fino a individuare quello che dà la possibilità di avere il massimo rendimento, secondo le proprie caratteristiche». È bastato poco a Kelmend per mostrare le sue capacità: «Nel novembre scorso siamo partiti con le gare indoor e poi a maggio 2018 c’è stato l’esordio all’aperto, sui 50 metri, dove Cekaj ha dimostrato il suo valore – sottolinea Imbres –. Abbiamo partecipato al trentunesimo Campionat0 italiano para-archery, che quest’anno si è tenuto a Cologno Monzese (Milano), dove abbiamo gareggiato con i colori della Polisportiva disabili Valcamonica. Kelmend, alla sua prima esperienza, è diventato due volte campione d’Italia»: oro nella gara a squadre e nella categoria seniores. Per Cekaj è stata una sorpresa: «Non me l’aspettavo – ammette –. Grazie al mio istruttore e all’aiuto che sto ricevendo, mi sto allenando tantissimo. Ora però ho bisogno di un campo dove fare gli allenamenti e di uno sponsor per sostenere le spese per l’attrezzatura».

A livello agonistico, infatti, il tiro con l’arco può essere anche uno sport costoso. «Un buon arco costa intorno ai 1.400 euro – precisa Kelmend –. Poi ci sono le frecce e i mirini. Per questo devo ringraziare la Sede Inail di Legnano, che mi ha aiutato anche per quanto riguarda l’acquisto di alcuni attrezzi utili». Infatti l’équipe multidisciplinare della Sede Inail, riferisce Albanese, «ha colto questa forte motivazione e ha sostenuto l’assicurato nella realizzazione degli adattamenti tecnici necessari allo svolgimento dell’attività sportiva, in relazione alla sua disabilità. Anche il Comune di Legnano ha messo a disposizione una palestra in cui Kelmend può allenarsi autonomamente». La stoffa non manca, assicura il suo istruttore: «Ha grosse potenzialità, ma soffre molto la gara, per cui c’è da lavorare sull’aspetto psicologico. Siamo in una fase embrionale, ma questi successi sono una grossa molla».

Con due medaglie d’oro al collo, intanto, Kelmend è già impegnato con la stagione al chiuso. «Siamo già orientati sui prossimi Campionati italiani, che si terranno nel 2019», anticipa Imbres. All’orizzonte, quindi, non mancano importanti obiettivi da centrare. «Anche se ho quasi 50 anni, ho tanti sogni per il futuro – conclude Cekaj –. Spero di riuscire a vincere, un giorno, un titolo mondiale».

Di origine albanese, dopo un incidente sul lavoro Kelmend Cekaj ha scoperto a quasi 50 anni la disciplina del tiro con l’arco paralimpico. Sopra, in carrozzina prima di una gara. Gli arcieri non paraplegici possono scegliere di gareggiare in piedi o seduti.

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