Ottobre 2018

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pronto soccorso. Con l’entrata effettiva del Cad nella rete Dama, a questo servizio si è affiancata una équipe multidisciplinare costituita da neurologo, infettivologo, chirurgo e, tra gli altri, dall’anestesista, che è una figura fondamentale: «Spesso un esame di routine o un banale accertamento (come una risonanza magnetica in cui viene richiesto di stare fermi, una radiografia o un’analisi del sangue) rischiano di diventare difficoltosi per pazienti con disabilità complessa, perché interviene una notevole agitazione psicomotoria. Per noi familiari poter usufruire di una sedazione – dice Paladino – diventa di fondamentale importanza».

Ma qual è il modello organizzativo del Dama che dopo Milano, dove ha visto la luce con la collaborazione di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), si è esteso anche a Mantova, Varese, Bologna, Empoli, Bolzano, Cosenza? «Un call center, un percorso dell’urgenza, un day hospital, percorsi ambulatoriali facilitati», scrive l’équipe milanese del San Paolo, aggiungendo che «il lavoro svolto dai volontari è la vera chiave di volta» e che la persona con disabilità «fruisce di cure uguali a quelle di cui beneficiano gli altri cittadini, nel quadro dello stesso sistema di prestazioni sanitarie». E anche a Terni c’è una buona sinergia tra servizio sanitario nazionale e associazionismo, oltre alla volontà, espressa dal direttore Dal Maso, di andare a regime nel giro di due anni.

Attenzione forte, inoltre, alla formazione specifica per la gestione dei malati complessi: come ricorda Morena Fiorani, presidente di Aladino onlus, i medici dell’équipe e gli infermieri hanno frequentato un corso di formazione in Toscana (regione che sta cercando di estendere gli standard Dama a tutti gli ospedali del territorio).

L’équipe del Santa Maria può contare sul supporto di colleghi nei vari reparti. «La lista dei medici a disposizione si sta ampliando», riferisce Paladino. Cruciale anche lo snodo dei medici di base e resta molto da fare pure nel campo dell’informazione: nella prossima primavera è previsto un evento con loro e uno aperto al pubblico, in cui verranno forniti i dati della sperimentazione. «Per ora emerge che la richiesta è superiore alle aspettative, anche per bambini con autismo e anziani con Alzheimer: abbiamo intercettato un bisogno vero». Se si chiede alle famiglie di elencare i vantaggi di Cad e rete Dama, la voce è unanime: «Chi ha un parente con grave disabilità deve cercare il medico che ti fa un favore o rivolgersi fuori regione – dice Morena Fiorani –. Io stessa ho portato mia figlia a Empoli: lei, con sindrome di Down e crisi psicotiche, si mette spesso sul pavimento e i medici l’hanno visitata a terra. Pensiamo a chi non ha più i genitori: raramente le case famiglia possono organizzare spostamenti. Invece ora telefoniamo e sono loro a capire come fare. Quello che ci lascia sorpresi – aggiunge – è che un ente pubblico nel giro di pochi mesi abbia aperto il Cad. Credo che questo comporti un cambio di cultura».

«Siamo felici per l’oggi ma anche per il dopo di noi – le fa eco Paladino –. L’assistenza sanitaria è uno degli aspetti che più ci inquieta: sicuramente è un bel traguardo che tutto si possa attivare più o meno in loco». Ora l’obiettivo è «dare origine a un protocollo, naturalmente condiviso con il ministero della Salute, affinché tutti gli ospedali siano a misura di tutti». Per la sua posizione di cerniera tra Nord e Sud, Terni si candida a essere, fin dai prossimi mesi, riferimento Dama per le famiglie con persone disabili di buona parte dello Stivale.

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