Ottobre 2018

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L’INCHIESTA Tutti in Europa

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promosse da Erasmus+, rispetto al totale di tutti i partecipanti, è bassa: solo l’1,9% in quattro anni.

Numeri più esigui, invece, ma stessa filosofia inclusiva, per quanto riguarda il settore Scuola ed educazione degli adulti Indire: sono state 180, infatti, le persone con disabilità o bisogni speciali partite per l’Erasmus tra il 2014 e il 2017. Il dato si riferisce sia a studenti delle superiori sia a insegnanti, educatori o altro tipo di personale disabile. E all’università che succede? Anche se nel corso degli ultimi tre anni accademici la partecipazione di studenti, docenti o altro staff con disabilità ha registrato una crescita media del 36%, passando da 35 persone nel 2014/2015 a 45 nel 2015/2016 e a 61 nel 2016/2017, il numero totale di giovani partiti per l’Erasmus (141) è basso. Su 33 atenei coinvolti nell’ultimo anno accademico di riferimento, l’Università di Milano-Bicocca, l’Università di Modena e Reggio Emilia e quella di Padova sono stati i primi tre con il maggior numero di studenti disabili in mobilità individuale europea.

«Su questi dati, però, bisogna fare un paio di precisazioni. Per il settore Scuola non è possibile estrapolare esattamente il numero di alunni disabili partiti per l’Erasmus, perché quasi tutti i progetti europei riguardano l’intera classe; quindi il ragazzo con bisogni speciali che partecipa con in suoi compagni non viene “contato” a parte e pertanto il dato precedente è sottostimato – spiega Sara Pagliai, coordinatrice dell’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire –. Per quanto riguarda l’università, invece, il numero italiano è tra i più alti d’Europa. Inoltre gli studenti universitari disabili sono molto meno rispetto ai ragazzi con disabilità che frequentano un liceo o una scuola professionale, per cui anche i numeri di quelli che vanno in Erasmus sono più bassi. E se l’attenzione per i giovani con bisogni speciali è via via cresciuta nel tempo, nell’intenzione della Commissione europea per il 2021-2027 c’è la volontà di raddoppiare i fondi a loro destinati».

Ewelina studia architettura all’Università Roma Tre e vive nei dintorni della Capitale. Nata in Italia da genitori polacchi, 24 anni e la distrofia muscolare che le impedisce di camminare in autonomia, è al suo secondo Erasmus: dopo Danzica – proprio in Polonia per non avere troppe difficoltà con la lingua, dov’è stata da ottobre 2017 fino allo scorso luglio, spinta dall’entusiasmo di un suo compagno d’ateneo –, partirà presto alla volta di Las Palmas, nella Gran Canaria, nell’arcipelago spagnolo a nord-est dell’Africa, per una ricerca inerente la sua tesi di laurea magistrale. Lo farà nel secondo semestre, all’inizio del prossimo anno, e spera che andrà meglio dell’esperienza precedente. «Dal punto di vista accademico e delle amicizie strette non c’è stato nessun problema, anzi. Ma la parte relativa all’assistenza personale e ai trasporti non è stata facile. Quando sono arrivata a Danzica, infatti, la mia assistente non c’era – racconta –: sono rimasta senza di lei per una settimana, poi mi sono rivolta a un’altra cooperativa polacca. Nel frattempo mia madre si è fermata qualche giorno in più del previsto per aiutarmi, ma anche con la nuova persona non mi sono trovata sempre bene: per questo penso che per andare in Spagna sceglierò un’assistente qui in Italia. Inoltre non tutte le fermate della metropolitana di Danzica erano accessibili e anche con i pulmini adattati, prenotati per gli spostamenti più particolari, c’è stato qualche intoppo».

Agli studenti universitari disabili che partecipano all’Erasmus, infatti, tocca tutta la parte burocratica e organizzativa: l’ateneo copre solo le spese. Ma per Ewelina «è stata comunque un’esperienza positiva: i ragazzi dello studentato in cui dormivo mi hanno aiutata molto, e poi c’era un grande senso di comunità, ho trovato tanti amici, ho perfezionato il mio polacco e infine ho conosciuto meglio la terra da cui proviene la mia famiglia». Perché, a volte, studiare all’estero può servire anche a questo.

In alto Ewelina, studentessa di architettura all’Università Roma Tre, al suo secondo Erasmus: dopo Danzica, partirà per le Canarie. A pag. 13 Sofia e sua figlia, da ottobre a Cracovia.

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